Per la peculiare flora nettarifera presente sul territorio pugliese, la produzione di miele assume un ruolo di rilievo ma necessita ancora di una pertinente valutazione di filiera dell’intrinseca qualità funzionale e sanitaria. In UE le api sono considerate animali produttori di alimenti e i prodotti dell’alveare devono rispettare la legislazione cogente anche per i residui di molecole farmacologicamente attive. In Europa per la maggior parte degli antimicrobici non risultano definiti LMR nel miele, ed in Italia il parere del Consiglio Superiore di Sanità del 13/02/08 ha fissato le concentrazioni o limiti di rilevabilità solo per: Sulfamidici, Tetracicline, Streptomicina, e Tilosina. I controlli ufficiali nel miele in Italia, ai sensi del PNR, sono orientati verso la ricerca di cloramfenicolo, metaboliti dei nitrofurani, nitroimidazoli, tetracicline, sulfamidici, amminoglicosidi e macrolidi, con la finalità di svelarne l’utilizzo illecito in apicoltura. Alle api viene attribuito il ruolo di bioindicatore poichè interagendo intimamente con l’ambiente, prelevando nettare, polline, melata e propoli da fiori e piante, raccogliendo acqua da risorse idriche superficiali e dalla guttazione fogliare ed entrando in contatto con le sostanze aerodisperse, rappresentano una fonte di informazione preziosa per comprendere la qualità dell’ambiente in cui vivono. In questo contesto si sono inseriti gli obiettivi di un Progetto di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura del DIMEV dal titolo: Ape e Ambiente: Biomonitoraggio e Valorizzazione dei Prodotti dell’alveare Pugliesi, nel quale il monitoraggio ambientale, operato attraverso l’allocazione di 15 arnie poste in 5 zone geografiche della Provincia di Bari, è rivolto alla raccolta di dati analitici su fitofarmaci, farmaci e contaminanti ambientali. Obiettivo del presente lavoro è la ricerca di diverse classi di antibiotici nel miele di nido prelevato dalle 15 arnie sopra indicate e presso le 10 arnie dell’apiario sperimentale di Dipartimento, in due periodi successivi di bottinamento (primavera ed estate) del 2018, al fine di comprendere se il fenomeno noto come “inquinamento antibiotico ambientale” possa avere ripercussioni dirette in questa filiera. Le indagini di screening sono state effettuate con una innovativa tecnica analitica che si avvale del Biochip Randox “Evidence Investigator”TM mediante l’impiego dei kit analitici Anti-Microbial Array II e IV, che consente di rivelare, rispettivamente, la presenza nel miele di ceftiofur, chinoloni, streptomicina, tilosina, tiamfenicolo, tetracicline e spiramicina/iosamicina, apramicina, bacitracina, neomicina/paromomicina, tobramicina, tilosina B/tilmicosina, spectinomicina, amiKacina/Kanamicina, lincosamidi, eritromicina, streptomicina/diidrostreptomicina e virginiamicina. I risultati preliminari ottenuti, in attesa di conferma in LC-MS/MS, hanno mostrato la presenza di molecole appartenenti a classi di antibiotici che non vengono impiegati in apicoltura, anche per l’elevato costo e le difficili modalità di somministrazione: ceftiofur, chinoloni, tobramicina, apramicina e streptomicina presentano le concentrazioni più elevate (> 10 ppb). Considerate le attività zootecniche pugliesi che insistono negli stessi territori in cui sono stati allocati gli apiari è, quindi, possibile che le api siano accidentalmente venute in contatto con queste molecole riportando negli alveari, e di conseguenza nel miele, quantitativi detectabili delle molecole ricercate.

Presenza di principi attivi ad attività antimicrobica nel miele pugliese: probabile “inquinamento antibiotico ambientale”

Elisabetta Bonerba
;
Roberta Barrasso;Edmondo Ceci;Alessandra Emilia Savarino;Valentina Terio
2019

Abstract

Per la peculiare flora nettarifera presente sul territorio pugliese, la produzione di miele assume un ruolo di rilievo ma necessita ancora di una pertinente valutazione di filiera dell’intrinseca qualità funzionale e sanitaria. In UE le api sono considerate animali produttori di alimenti e i prodotti dell’alveare devono rispettare la legislazione cogente anche per i residui di molecole farmacologicamente attive. In Europa per la maggior parte degli antimicrobici non risultano definiti LMR nel miele, ed in Italia il parere del Consiglio Superiore di Sanità del 13/02/08 ha fissato le concentrazioni o limiti di rilevabilità solo per: Sulfamidici, Tetracicline, Streptomicina, e Tilosina. I controlli ufficiali nel miele in Italia, ai sensi del PNR, sono orientati verso la ricerca di cloramfenicolo, metaboliti dei nitrofurani, nitroimidazoli, tetracicline, sulfamidici, amminoglicosidi e macrolidi, con la finalità di svelarne l’utilizzo illecito in apicoltura. Alle api viene attribuito il ruolo di bioindicatore poichè interagendo intimamente con l’ambiente, prelevando nettare, polline, melata e propoli da fiori e piante, raccogliendo acqua da risorse idriche superficiali e dalla guttazione fogliare ed entrando in contatto con le sostanze aerodisperse, rappresentano una fonte di informazione preziosa per comprendere la qualità dell’ambiente in cui vivono. In questo contesto si sono inseriti gli obiettivi di un Progetto di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura del DIMEV dal titolo: Ape e Ambiente: Biomonitoraggio e Valorizzazione dei Prodotti dell’alveare Pugliesi, nel quale il monitoraggio ambientale, operato attraverso l’allocazione di 15 arnie poste in 5 zone geografiche della Provincia di Bari, è rivolto alla raccolta di dati analitici su fitofarmaci, farmaci e contaminanti ambientali. Obiettivo del presente lavoro è la ricerca di diverse classi di antibiotici nel miele di nido prelevato dalle 15 arnie sopra indicate e presso le 10 arnie dell’apiario sperimentale di Dipartimento, in due periodi successivi di bottinamento (primavera ed estate) del 2018, al fine di comprendere se il fenomeno noto come “inquinamento antibiotico ambientale” possa avere ripercussioni dirette in questa filiera. Le indagini di screening sono state effettuate con una innovativa tecnica analitica che si avvale del Biochip Randox “Evidence Investigator”TM mediante l’impiego dei kit analitici Anti-Microbial Array II e IV, che consente di rivelare, rispettivamente, la presenza nel miele di ceftiofur, chinoloni, streptomicina, tilosina, tiamfenicolo, tetracicline e spiramicina/iosamicina, apramicina, bacitracina, neomicina/paromomicina, tobramicina, tilosina B/tilmicosina, spectinomicina, amiKacina/Kanamicina, lincosamidi, eritromicina, streptomicina/diidrostreptomicina e virginiamicina. I risultati preliminari ottenuti, in attesa di conferma in LC-MS/MS, hanno mostrato la presenza di molecole appartenenti a classi di antibiotici che non vengono impiegati in apicoltura, anche per l’elevato costo e le difficili modalità di somministrazione: ceftiofur, chinoloni, tobramicina, apramicina e streptomicina presentano le concentrazioni più elevate (> 10 ppb). Considerate le attività zootecniche pugliesi che insistono negli stessi territori in cui sono stati allocati gli apiari è, quindi, possibile che le api siano accidentalmente venute in contatto con queste molecole riportando negli alveari, e di conseguenza nel miele, quantitativi detectabili delle molecole ricercate.
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