L’intervento rifletterà sull’intenso dibattito, avviato negli anni Cinquanta del Novecento, in merito alla necessità di privilegiare un’educazione per garantire la sopravvivenza dell’umanità. In questa direzione saranno ricostruiti gli studi propri della Survival Research che hanno rivelato il carattere strategico posseduto dall’istruzione nel favorire, ovvero ostacolare, un’educazione alla sopravvivenza del genere umano (Stegeman, 1952, pp. 390-393): una questione, quest’ultima, divenuta strategica dopo l’inizio dell’Era Atomica e la possibile deflagrazione di un conflitto nucleare che avrebbe cancellato ogni civiltà. Queste ricerche ricevettero nuovi impulsi negli anni Novanta grazie a Bowers (1997) che accusò il sistema istruttivo occidentale di sostenere una “cultura della negazione” capace di sconfessare i rapporti di causa-effetto stabilitisi tra l’azione economica umana e la messa a rischio dell’ecosistema terrestre. Secondo la Survival Research, dunque, lo scarso interesse per la crisi ambientale che minaccia l’umanità sarebbe dovuto alla natura dei sistemi educativi che rispecchierebbero l’ideologia propria delle autorità, a loro volta scarsamente interessate a questi rischi (Williams, 2003, p. 305). Sulla base di queste premesse l’intervento si interrogherà sulle difficoltà di soddisfare i tre obiettivi propri dell’educazione alla sopravvivenza – considerata come uno specifico settore di studi all’interno dei Survival Research – sviluppati da Aldrich (2010, pp. 11-12). Essi contemplano la necessità di evitare catastrofi che minaccerebbero l’esistenza della nostra specie, di valorizzare, nell’ambito degli studi di Environmental History (McNeill, 2003), una conoscenza degli eventi responsabili delle minacce che incombono sull’umanità e, in ultimo, di sviluppare strategie educative capaci di rivolgere la loro attenzione nei confronti delle nuove generazioni, senza tralasciare, tuttavia, forme di educazione continua rivolte agli adulti.
La sopravvivenza dell’umanità è a rischio? Il ruolo educativo della Survival Research
Domenico Francesco Antonio Elia
2025-01-01
Abstract
L’intervento rifletterà sull’intenso dibattito, avviato negli anni Cinquanta del Novecento, in merito alla necessità di privilegiare un’educazione per garantire la sopravvivenza dell’umanità. In questa direzione saranno ricostruiti gli studi propri della Survival Research che hanno rivelato il carattere strategico posseduto dall’istruzione nel favorire, ovvero ostacolare, un’educazione alla sopravvivenza del genere umano (Stegeman, 1952, pp. 390-393): una questione, quest’ultima, divenuta strategica dopo l’inizio dell’Era Atomica e la possibile deflagrazione di un conflitto nucleare che avrebbe cancellato ogni civiltà. Queste ricerche ricevettero nuovi impulsi negli anni Novanta grazie a Bowers (1997) che accusò il sistema istruttivo occidentale di sostenere una “cultura della negazione” capace di sconfessare i rapporti di causa-effetto stabilitisi tra l’azione economica umana e la messa a rischio dell’ecosistema terrestre. Secondo la Survival Research, dunque, lo scarso interesse per la crisi ambientale che minaccia l’umanità sarebbe dovuto alla natura dei sistemi educativi che rispecchierebbero l’ideologia propria delle autorità, a loro volta scarsamente interessate a questi rischi (Williams, 2003, p. 305). Sulla base di queste premesse l’intervento si interrogherà sulle difficoltà di soddisfare i tre obiettivi propri dell’educazione alla sopravvivenza – considerata come uno specifico settore di studi all’interno dei Survival Research – sviluppati da Aldrich (2010, pp. 11-12). Essi contemplano la necessità di evitare catastrofi che minaccerebbero l’esistenza della nostra specie, di valorizzare, nell’ambito degli studi di Environmental History (McNeill, 2003), una conoscenza degli eventi responsabili delle minacce che incombono sull’umanità e, in ultimo, di sviluppare strategie educative capaci di rivolgere la loro attenzione nei confronti delle nuove generazioni, senza tralasciare, tuttavia, forme di educazione continua rivolte agli adulti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


