BACKGROUND Il trapianto di organi è un ambito in crescente espansione, soprattutto nei contesti sanitari più evoluti. L’invecchiamento della popolazione e l’incremento atteso del diabete di tipo 2, con il conseguente aumento dell’incidenza di insufficienza renale, suggeriscono che i pazienti in attesa di trapianto aumenteranno probabilmente di un ulteriore 50%. Di conseguenza, la disponibilità di donatori idonei e di organi è il maggior limite al trapianto d’organi. Ogni anno 1000 persone, che corrispondono a tre persone al giorno, muoiono in attesa di trapianto. Ottenere il consenso dai familiari sembra essere il passo più importante nel processo di donazione. L’infermiere è coinvolto nel processo di donazione degli organi ogni volta che si trova ad assistere pazienti con gravi lesione cerebrali, al fine di preservare i potenziali donatori per il trapianto. OBIETTIVI Effettuare una revisione degli studi pubblicati sul ruolo dell’infermiere nel processo di donazione degli organi. METODI È stata condotta una revisione integrativa della letteratura, che consente di includere sia studi primari che secondari, dall’approccio qualitativo e quantitativo (Whittermore & Knalf, 2005), al fine di ottenere una visione più esaustiva del fenomeno. La ricerca degli articoli è stata effettuata nel giugno 2016, consultando la banca dati Medline, tramite PubMed. Sono stati esaminati tutti gli studi pubblicati dal 1998 al 2016 che hanno investigato la tematica oggetto di studio, al fine di delineare il ruolo chiave che svolge l’infermiere all’interno del processo di donazione degli organi e ragionare sulle principali barriere e ostacoli a questa pratica. Sono stati inclusi nella revisione tutti gli studi primari e secondari; qualitativi o quantitativi; pubblicati in lingua inglese o italiana; che riguardavano la donazione di organi da pazienti in morte cerebrale; che prendevano in considerazione il ruolo dell’infermiere nel percorso di donazione degli organi. La revisione degli studi è stata condotta attraverso un’analisi iniziale dei titoli e degli abstract (23 articoli); una volta identificati gli studi rilevanti sono stati analizzati i testi integrali (20 articoli). Di questi 11 articoli sono stati inclusi nella revisione, poiché rispondenti ai criteri di reclutamento. RISULTATI Dagli studi analizzati emergono le aree tematiche di seguito esposte. - Il ruolo dell’infermiere nel processo di donazione degli organi sembra essere fondamentale per identificare e prendersi cura dei potenziali donatori: se gli infermieri forniscono il giusto supporto alle famiglie (emotivo e di supporto al lutto), fornendo loro informazioni chiare ed adeguate, offrendo loro la possibilità di prendere una decisione informata riguardo la donazione degli organi, le possibilità di consenso alla donazione aumentano. Gli infermieri inoltre, coordinano l’intero percorso il team di intervento, il team di richiesta, i pazienti e le loro famiglie ed i riceventi degli organi, secondo principi di efficienza, efficacia ed appropriatezza organizzativa, al fine di incrementare i tassi di donazione. - Gli ostacoli alla donazione, sembrano essere principalmente legati alla mancanza di privacy durante la dichiarazione di morte cerebrale e la successiva richiesta di donazione; alla mancata instaurazione di un rapporto di fiducia tra i membri della famiglia ed i professionisti della salute, che non forniscono informazioni esaustive sulla procedura, portando di conseguenza la famiglia a rifiutare la donazione. Spesso inoltre, la famiglia non è conoscenza dei desideri, credenze, attitudini della persona deceduta in tema di donazione e di trapianto di organi. Infine, la mancanza di conoscenza sul concetto di morte cerebrale come criterio per stabilire la diagnosi di morte, è stata identificata essere la ragione principale per il rifiuto al consenso. - La formazione dello staff sembra essere dirimente nel favorire il processo di donazione. Diversi autori hanno evidenziato come spesso gli operatori sanitari sono impreparati e poco formati per fornire un’assistenza adeguata ai familiari di un potenziale donatore e che le conoscenze e credenze nei confronti della donazione e del trapianto di organi, sembrano influenzare positivamente la donazione. Infatti, gli infermieri, sentendosi più preparati a rispondere alle domande dei familiari, sono in grado di trasmettere l’importanza del gesto del dono. LIMITI L’aver considerato solo la donazione da morte cerebrale escludendo così le altre categorie di donazioni di organi e tessuti, quali la donazione da vivente e la donazione da morte cardiocircolatoria, potrebbe limitare i risultati della ricerca ad una categoria specifica di soggetti. CONCLUSIONI I risultati della revisione hanno evidenziato il ruolo chiave dell’infermiere nel processo di donazione di organi che, se opportunamente formato ed inserito in percorsi clinici validati e certi, è in grado di incrementare i tassi di donazione e aumentare la soddisfazione e la fiducia da parte dei familiari dei donatori. Sarebbe dunque auspicabile, favorire e formalizzare la presenza infermieristica, non soltanto nella fase tecnica legata al prelievo e al trapianto di organi, ma durante l’intero processo di donazione per supportare le famiglie dei potenziali donatori e fornire così un’assistenza di qualità, tenendo sempre presente, comunque, che di fronte ad un eventuale rifiuto di donazione, l'atteggiamento e le modalità relazionali non devono cambiare, ed è doveroso rispettare l'opinione contraria di quella famiglia.

Il ruolo dell’infermiere nel processo di donazione degli organi: una revisione della letteratura

Cicolini G
2017

Abstract

BACKGROUND Il trapianto di organi è un ambito in crescente espansione, soprattutto nei contesti sanitari più evoluti. L’invecchiamento della popolazione e l’incremento atteso del diabete di tipo 2, con il conseguente aumento dell’incidenza di insufficienza renale, suggeriscono che i pazienti in attesa di trapianto aumenteranno probabilmente di un ulteriore 50%. Di conseguenza, la disponibilità di donatori idonei e di organi è il maggior limite al trapianto d’organi. Ogni anno 1000 persone, che corrispondono a tre persone al giorno, muoiono in attesa di trapianto. Ottenere il consenso dai familiari sembra essere il passo più importante nel processo di donazione. L’infermiere è coinvolto nel processo di donazione degli organi ogni volta che si trova ad assistere pazienti con gravi lesione cerebrali, al fine di preservare i potenziali donatori per il trapianto. OBIETTIVI Effettuare una revisione degli studi pubblicati sul ruolo dell’infermiere nel processo di donazione degli organi. METODI È stata condotta una revisione integrativa della letteratura, che consente di includere sia studi primari che secondari, dall’approccio qualitativo e quantitativo (Whittermore & Knalf, 2005), al fine di ottenere una visione più esaustiva del fenomeno. La ricerca degli articoli è stata effettuata nel giugno 2016, consultando la banca dati Medline, tramite PubMed. Sono stati esaminati tutti gli studi pubblicati dal 1998 al 2016 che hanno investigato la tematica oggetto di studio, al fine di delineare il ruolo chiave che svolge l’infermiere all’interno del processo di donazione degli organi e ragionare sulle principali barriere e ostacoli a questa pratica. Sono stati inclusi nella revisione tutti gli studi primari e secondari; qualitativi o quantitativi; pubblicati in lingua inglese o italiana; che riguardavano la donazione di organi da pazienti in morte cerebrale; che prendevano in considerazione il ruolo dell’infermiere nel percorso di donazione degli organi. La revisione degli studi è stata condotta attraverso un’analisi iniziale dei titoli e degli abstract (23 articoli); una volta identificati gli studi rilevanti sono stati analizzati i testi integrali (20 articoli). Di questi 11 articoli sono stati inclusi nella revisione, poiché rispondenti ai criteri di reclutamento. RISULTATI Dagli studi analizzati emergono le aree tematiche di seguito esposte. - Il ruolo dell’infermiere nel processo di donazione degli organi sembra essere fondamentale per identificare e prendersi cura dei potenziali donatori: se gli infermieri forniscono il giusto supporto alle famiglie (emotivo e di supporto al lutto), fornendo loro informazioni chiare ed adeguate, offrendo loro la possibilità di prendere una decisione informata riguardo la donazione degli organi, le possibilità di consenso alla donazione aumentano. Gli infermieri inoltre, coordinano l’intero percorso il team di intervento, il team di richiesta, i pazienti e le loro famiglie ed i riceventi degli organi, secondo principi di efficienza, efficacia ed appropriatezza organizzativa, al fine di incrementare i tassi di donazione. - Gli ostacoli alla donazione, sembrano essere principalmente legati alla mancanza di privacy durante la dichiarazione di morte cerebrale e la successiva richiesta di donazione; alla mancata instaurazione di un rapporto di fiducia tra i membri della famiglia ed i professionisti della salute, che non forniscono informazioni esaustive sulla procedura, portando di conseguenza la famiglia a rifiutare la donazione. Spesso inoltre, la famiglia non è conoscenza dei desideri, credenze, attitudini della persona deceduta in tema di donazione e di trapianto di organi. Infine, la mancanza di conoscenza sul concetto di morte cerebrale come criterio per stabilire la diagnosi di morte, è stata identificata essere la ragione principale per il rifiuto al consenso. - La formazione dello staff sembra essere dirimente nel favorire il processo di donazione. Diversi autori hanno evidenziato come spesso gli operatori sanitari sono impreparati e poco formati per fornire un’assistenza adeguata ai familiari di un potenziale donatore e che le conoscenze e credenze nei confronti della donazione e del trapianto di organi, sembrano influenzare positivamente la donazione. Infatti, gli infermieri, sentendosi più preparati a rispondere alle domande dei familiari, sono in grado di trasmettere l’importanza del gesto del dono. LIMITI L’aver considerato solo la donazione da morte cerebrale escludendo così le altre categorie di donazioni di organi e tessuti, quali la donazione da vivente e la donazione da morte cardiocircolatoria, potrebbe limitare i risultati della ricerca ad una categoria specifica di soggetti. CONCLUSIONI I risultati della revisione hanno evidenziato il ruolo chiave dell’infermiere nel processo di donazione di organi che, se opportunamente formato ed inserito in percorsi clinici validati e certi, è in grado di incrementare i tassi di donazione e aumentare la soddisfazione e la fiducia da parte dei familiari dei donatori. Sarebbe dunque auspicabile, favorire e formalizzare la presenza infermieristica, non soltanto nella fase tecnica legata al prelievo e al trapianto di organi, ma durante l’intero processo di donazione per supportare le famiglie dei potenziali donatori e fornire così un’assistenza di qualità, tenendo sempre presente, comunque, che di fronte ad un eventuale rifiuto di donazione, l'atteggiamento e le modalità relazionali non devono cambiare, ed è doveroso rispettare l'opinione contraria di quella famiglia.
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