Scopo di questo breve intervento è quello di ripercorrere la parabola creativa intrapresa da T.S. Eliot e Igor Stravinsky – rispettivamente nel campo della poesia e della critica letteraria da un lato e della musica dall’altro – al fine di sottolineare come i due artisti abbiano maturato una medesima visione dell’arte, ovviamente fondata su comuni presupposti di poetica, nonostante gli autonomi sviluppi dei loro percorsi di lavoro. È certo assai interessante constatare come tante singolari convergenze di pensiero siano potute fiorire in maniera del tutto indipendente, dal momento che i due artisti ebbero modo di incontrarsi personalmente solo nel 1956, quando ormai la carriera di entrambi era già più che abbondantemente avviata e anzi, nel caso di Eliot, volgeva inesorabilmente verso la fine. Tuttavia, che i due seguissero con una certa stima e attenzione il lavoro dell’altro, seppur a distanza, è attestato da una serie di fonti attendibili, le quali testimoniano che Eliot conosceva i lavori orchestrali del musicista russo almeno fin dagli anni Venti: è del 1921, infatti, una sua entusiastica recensione su The Dial della prima londinese del balletto Le Sacre du Printemps, recensione in cui Eliot dimostra di aver colto appieno lo spirito avanguardista della musica.

"Migrazioni di poetiche. Eliot e Stravinsky: due protagonisti del Ventesimo secolo a confronto"

PETILLO, MARIACRISTINA
2009

Abstract

Scopo di questo breve intervento è quello di ripercorrere la parabola creativa intrapresa da T.S. Eliot e Igor Stravinsky – rispettivamente nel campo della poesia e della critica letteraria da un lato e della musica dall’altro – al fine di sottolineare come i due artisti abbiano maturato una medesima visione dell’arte, ovviamente fondata su comuni presupposti di poetica, nonostante gli autonomi sviluppi dei loro percorsi di lavoro. È certo assai interessante constatare come tante singolari convergenze di pensiero siano potute fiorire in maniera del tutto indipendente, dal momento che i due artisti ebbero modo di incontrarsi personalmente solo nel 1956, quando ormai la carriera di entrambi era già più che abbondantemente avviata e anzi, nel caso di Eliot, volgeva inesorabilmente verso la fine. Tuttavia, che i due seguissero con una certa stima e attenzione il lavoro dell’altro, seppur a distanza, è attestato da una serie di fonti attendibili, le quali testimoniano che Eliot conosceva i lavori orchestrali del musicista russo almeno fin dagli anni Venti: è del 1921, infatti, una sua entusiastica recensione su The Dial della prima londinese del balletto Le Sacre du Printemps, recensione in cui Eliot dimostra di aver colto appieno lo spirito avanguardista della musica.
978-88-6194-055-0
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