Scopo del presente contributo è riflettere sui rapporti di traduzione intersemiotica tra arti apparentemente diverse tra loro, quali poesia e musica, le quali, al contrario, possono spesso mostrare insospettati legami di somiglianza e comunione di intenti. Punto di partenza obbligato per introdurre la questione è l’ormai celebre tripartizione jakobsoniana del segno la quale, grazie a una opportuna distinzione terminologica, ha consentito di allargare l’idea stessa di traduzione in modi del tutto impensabili in precedenza. Sulla scorta di queste premesse metodologiche, tale lavoro intende riflettere sulla musicalità dei versi di Pomes Penyeach, raccolta poetica pubblicata nel 1927, le cui liriche sembrerebbero essere meglio destinate al canto che non alla lettura o alla declamazione orale, secondo quanto sostiene il poeta irlandese Padraic Colum nella sua prefazione a The Joyce Book (1933), omaggio artistico indirizzato a Joyce e contenente la messa in musica dei tredici componimenti di Pomes Penyeach. Nonostante la musica di tali versi sia «very different from the clear lilt of Chamber Music, for it is tragic, resigned, and very moving» (Colum 1933: 14), i compositori che hanno preso parte alla realizzazione di quell’antologia musicale hanno perpetuato la consuetudine di trasporre in musica la poesia di Joyce, contribuendo così alla sua diffusione attraverso un altro mezzo artistico, oltre ad aver dato vita a una delle ultime interessanti testimonianze della cosiddetta English Musical Renaissance. L’analisi verterà su Tilly, uno dei componimenti più rappresentativi di tale ben più matura raccolta poetica, e sul suo setting composto da Ernest John Moeran, musicista che già in precedenza aveva trovato nella poesia joyciana una intensa fonte di ispirazione.

"Percorsi di traduzione intersemiotica: 'Tilly' di James Joyce nella rilettura in musica di Ernest John Moeran"

PETILLO, MARIACRISTINA
2015

Abstract

Scopo del presente contributo è riflettere sui rapporti di traduzione intersemiotica tra arti apparentemente diverse tra loro, quali poesia e musica, le quali, al contrario, possono spesso mostrare insospettati legami di somiglianza e comunione di intenti. Punto di partenza obbligato per introdurre la questione è l’ormai celebre tripartizione jakobsoniana del segno la quale, grazie a una opportuna distinzione terminologica, ha consentito di allargare l’idea stessa di traduzione in modi del tutto impensabili in precedenza. Sulla scorta di queste premesse metodologiche, tale lavoro intende riflettere sulla musicalità dei versi di Pomes Penyeach, raccolta poetica pubblicata nel 1927, le cui liriche sembrerebbero essere meglio destinate al canto che non alla lettura o alla declamazione orale, secondo quanto sostiene il poeta irlandese Padraic Colum nella sua prefazione a The Joyce Book (1933), omaggio artistico indirizzato a Joyce e contenente la messa in musica dei tredici componimenti di Pomes Penyeach. Nonostante la musica di tali versi sia «very different from the clear lilt of Chamber Music, for it is tragic, resigned, and very moving» (Colum 1933: 14), i compositori che hanno preso parte alla realizzazione di quell’antologia musicale hanno perpetuato la consuetudine di trasporre in musica la poesia di Joyce, contribuendo così alla sua diffusione attraverso un altro mezzo artistico, oltre ad aver dato vita a una delle ultime interessanti testimonianze della cosiddetta English Musical Renaissance. L’analisi verterà su Tilly, uno dei componimenti più rappresentativi di tale ben più matura raccolta poetica, e sul suo setting composto da Ernest John Moeran, musicista che già in precedenza aveva trovato nella poesia joyciana una intensa fonte di ispirazione.
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