L’amore ha una potente forza generatrice. Produce anche diritto. La forza generativa e divina dell’amore la si percepisce nell’unione feconda tra maschio e femmina. È quanto emerge dal Sympósion di Platone, in particolare dal discorso di Diotima. Ma non affiora solo una dimensione intersoggettiva, perché nella collettività si trasfondono i singoli e, sulla spinta dell’amore, ciascuno è costretto a contemplare il Bello che è nelle istituzioni e nelle norme (nómoi). La spinta generativa dell’amore si coglie nella stessa creazione delle istituzioni e nell’attività di legiferare e di rispettare le norme, per amore della concordia. L’esempio forse di più immediata efficacia è dato dal matrimonio. Platone, nelle Leggi, descrive le ragioni per le quali nella polis viene regolamentato un rapporto (synousia) volto alla procreazione. Un impulso naturale determina l’unione tra il maschio e la femmina. Ulpiano, in D. 1.1.1.3, descrive il matrimonio come maris atque femine coniunctio, e dalla natura deriva anche la procreazione e l’educazione dei figli (liberorum procreatio, educatio). Dei soli cinque testi contenuti nel Digesto di Giustiniano, e dove ricorre la parola amor, tre, quindi la maggioranza, hanno ad oggetto la materia matrimoniale, sebbene sotto un particolare aspetto, quello del divieto di donazioni fra coniugi. Quanto ai due restanti, uno, dove ricorre l’espressione amor vitae, ha ad oggetto il caso della donazione mortis causa; l’altro, riguarda il notissimo episodio di Virginia, costretta con l’inganno a cedere alla violenza sessuale perpetrata nei suoi confronti da Appio Claudio, che capeggiava il collegio dei Decemviri, e che fu “catturato” dall’amore per Virginia (amore captus). Quest’ultimo è il volto peggiore dell’amor, quello malvagio, che non fa distinguere più tra onestà e nefandezza. Induce a compiere un crimine e non è dunque amore, diremmo oggi. Produce, però, anche sotto tale forma, effetti giuridici
Frammenti d'amore in alcune fonti filosofiche e giuridiche antiche greche e romane
Aurelio Arnese
2026-01-01
Abstract
L’amore ha una potente forza generatrice. Produce anche diritto. La forza generativa e divina dell’amore la si percepisce nell’unione feconda tra maschio e femmina. È quanto emerge dal Sympósion di Platone, in particolare dal discorso di Diotima. Ma non affiora solo una dimensione intersoggettiva, perché nella collettività si trasfondono i singoli e, sulla spinta dell’amore, ciascuno è costretto a contemplare il Bello che è nelle istituzioni e nelle norme (nómoi). La spinta generativa dell’amore si coglie nella stessa creazione delle istituzioni e nell’attività di legiferare e di rispettare le norme, per amore della concordia. L’esempio forse di più immediata efficacia è dato dal matrimonio. Platone, nelle Leggi, descrive le ragioni per le quali nella polis viene regolamentato un rapporto (synousia) volto alla procreazione. Un impulso naturale determina l’unione tra il maschio e la femmina. Ulpiano, in D. 1.1.1.3, descrive il matrimonio come maris atque femine coniunctio, e dalla natura deriva anche la procreazione e l’educazione dei figli (liberorum procreatio, educatio). Dei soli cinque testi contenuti nel Digesto di Giustiniano, e dove ricorre la parola amor, tre, quindi la maggioranza, hanno ad oggetto la materia matrimoniale, sebbene sotto un particolare aspetto, quello del divieto di donazioni fra coniugi. Quanto ai due restanti, uno, dove ricorre l’espressione amor vitae, ha ad oggetto il caso della donazione mortis causa; l’altro, riguarda il notissimo episodio di Virginia, costretta con l’inganno a cedere alla violenza sessuale perpetrata nei suoi confronti da Appio Claudio, che capeggiava il collegio dei Decemviri, e che fu “catturato” dall’amore per Virginia (amore captus). Quest’ultimo è il volto peggiore dell’amor, quello malvagio, che non fa distinguere più tra onestà e nefandezza. Induce a compiere un crimine e non è dunque amore, diremmo oggi. Produce, però, anche sotto tale forma, effetti giuridiciI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


