La pelle arida della Puglia nasconde un tesoro invisibile di solchi d’acqua, quasi vasi sanguigni, nei quali il liquido fluisce secondo equilibri che ne indicano il quadro clinico. Occupandosi analiticamente del loro funzionamento, Michele Maggiore, geologo dell’Università di Bari, sulla base degli studi di Vincenzo Cotecchia, capì che le attività antropiche ne influenzano la qualità, originando un disequilibrio tra i molti prelievi e le poche iniezioni. Ad indicarglielo, i dati delle strumentazioni che, come manifestazioni di algie prima mute, imprimono nello studioso un effetto sconcertante per la constatazione dell’esistenza del danno, prima solo ipotizzato. Ipotizzato da Giorgio Nebbia, ad esempio, maestro dell’ecologia merceologica che ha trovato in Puglia un terreno fertile per il suo sviluppo, e che ai rischi idrogeologici del Mezzogiorno e dell’Italia intera ha dedicato importanti riflessioni. Tra queste, l’idea che la gestione delle risorse idriche non è solo un problema tecnico della geologia, ma una questione profondamente sociale, territoriale e legata ai cicli produttivi delle merci. Cogliendo le indicazioni di questi pionieri, e intuendo l’importanza dell’attenzione accademica locale verso l’ecologia, l’ARPA Puglia ha lanciato nel 2015 il “Progetto Maggiore”, un piano di monitoraggio delle acque sotterranee che unisce osservazione scientifica, riflessioni teoriche e visioni sistemiche del territorio. Una summadello stato degli acquiferi è stata pubblicata su iniziativa della Regione Puglia nel 2014 al fine di costruire una base scientifica unitaria per la programmazione degli interventi. In questo dialogo a distanza tra Nebbia e Maggiore si delinea così un’attenzione, scientifica e insieme quasi sacra, alla preservazione degli equilibri.
Scienza accademica e gestione del territorio tra Giorgio Nebbia e Michele Maggiore. Appunti sul caso degli acquiferi pugliesi agli esordi del XXI secolo
Alessandro D'OronzoWriting – Original Draft Preparation
2026-01-01
Abstract
La pelle arida della Puglia nasconde un tesoro invisibile di solchi d’acqua, quasi vasi sanguigni, nei quali il liquido fluisce secondo equilibri che ne indicano il quadro clinico. Occupandosi analiticamente del loro funzionamento, Michele Maggiore, geologo dell’Università di Bari, sulla base degli studi di Vincenzo Cotecchia, capì che le attività antropiche ne influenzano la qualità, originando un disequilibrio tra i molti prelievi e le poche iniezioni. Ad indicarglielo, i dati delle strumentazioni che, come manifestazioni di algie prima mute, imprimono nello studioso un effetto sconcertante per la constatazione dell’esistenza del danno, prima solo ipotizzato. Ipotizzato da Giorgio Nebbia, ad esempio, maestro dell’ecologia merceologica che ha trovato in Puglia un terreno fertile per il suo sviluppo, e che ai rischi idrogeologici del Mezzogiorno e dell’Italia intera ha dedicato importanti riflessioni. Tra queste, l’idea che la gestione delle risorse idriche non è solo un problema tecnico della geologia, ma una questione profondamente sociale, territoriale e legata ai cicli produttivi delle merci. Cogliendo le indicazioni di questi pionieri, e intuendo l’importanza dell’attenzione accademica locale verso l’ecologia, l’ARPA Puglia ha lanciato nel 2015 il “Progetto Maggiore”, un piano di monitoraggio delle acque sotterranee che unisce osservazione scientifica, riflessioni teoriche e visioni sistemiche del territorio. Una summadello stato degli acquiferi è stata pubblicata su iniziativa della Regione Puglia nel 2014 al fine di costruire una base scientifica unitaria per la programmazione degli interventi. In questo dialogo a distanza tra Nebbia e Maggiore si delinea così un’attenzione, scientifica e insieme quasi sacra, alla preservazione degli equilibri.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


