RIASSUNTO. Lo studio italiano ‘Interazione geni-ambiente nell’eziologia dei linfomi’ è nato con l’intento di riunire i gruppi italiani che hanno finora partecipato separatamente al Consorzio Internazionale Interlymph, promosso dal National Cancer Institute degli Stati Uniti allo scopo di raccogliere tutti i maggiori studi sui linfomi condotti a livello internazionale ed esplorare nuove ipotesi patogenetiche. Lo studio è attualmente in corso. La nostra Unità Operativa ha reclutato 109 casi di linfoma e 43 controlli presso l’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari e presso la ASL Taranto. I casi e i controlli sono stati sottoposti a un prelievo ematologico per lo studio di polimorfismi genetici (SNPs) e per il dosaggio sierologico di sostanze tossiche e ad entrambi i gruppi è stato somministrato un questionario. Non essendo ancora disponibili né i dati ematochimici né quelli relativi agli SNPs, in questa fase abbiamo effettuato un’analisi statistica per classificare i diversi sottotipi di linfomi in base a un preliminare indicatore di esposizione a cancerogeni. Abbiamo nella fattispecie ottenuto un assessment dell’esposizione occupazionale a diversi fattori utilizzando il modello CAREX (CAR-cinogen EXposure). Dal nostro studio è emerso che il sottotipo di linfoma più diffuso tra gli operai è il linfoma a grandi cellule B (DLCB), seguito dal Linfoma Follicolare (FL), classificati secondo i criteri forniti dall’OMS nel 2008. L’analisi multivariata ha registrato un’aumentata incidenza di linfoma tra gli operai [OR=4,06 (1,03-15.96)]. Inoltre l’esposizione a solventi cancerogeni (benzene, tetracloruro di carbone, dicromato di etilene, dibromoetano), aggiustato per le diverse variabili un modello di regressione logistica non condizionale, è risultata associata ad un aumentato rischio di linfoma [OR=3,29 (1,36-7,94)]. Purtroppo in letteratura queste associazioni sono ancora deboli ed è per questo auspicabile un’implementazione degli studi eziologici sui linfomi

Lavoro come operaio ed esposizione a solventi come fattori di rischioper l'insorgenza non Hodgkin a grandi cellule B.

SCHIAVULLI, Nunzia Anna;MUSTI, Marina;VIMERCATI, LUIGI;
2011

Abstract

RIASSUNTO. Lo studio italiano ‘Interazione geni-ambiente nell’eziologia dei linfomi’ è nato con l’intento di riunire i gruppi italiani che hanno finora partecipato separatamente al Consorzio Internazionale Interlymph, promosso dal National Cancer Institute degli Stati Uniti allo scopo di raccogliere tutti i maggiori studi sui linfomi condotti a livello internazionale ed esplorare nuove ipotesi patogenetiche. Lo studio è attualmente in corso. La nostra Unità Operativa ha reclutato 109 casi di linfoma e 43 controlli presso l’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari e presso la ASL Taranto. I casi e i controlli sono stati sottoposti a un prelievo ematologico per lo studio di polimorfismi genetici (SNPs) e per il dosaggio sierologico di sostanze tossiche e ad entrambi i gruppi è stato somministrato un questionario. Non essendo ancora disponibili né i dati ematochimici né quelli relativi agli SNPs, in questa fase abbiamo effettuato un’analisi statistica per classificare i diversi sottotipi di linfomi in base a un preliminare indicatore di esposizione a cancerogeni. Abbiamo nella fattispecie ottenuto un assessment dell’esposizione occupazionale a diversi fattori utilizzando il modello CAREX (CAR-cinogen EXposure). Dal nostro studio è emerso che il sottotipo di linfoma più diffuso tra gli operai è il linfoma a grandi cellule B (DLCB), seguito dal Linfoma Follicolare (FL), classificati secondo i criteri forniti dall’OMS nel 2008. L’analisi multivariata ha registrato un’aumentata incidenza di linfoma tra gli operai [OR=4,06 (1,03-15.96)]. Inoltre l’esposizione a solventi cancerogeni (benzene, tetracloruro di carbone, dicromato di etilene, dibromoetano), aggiustato per le diverse variabili un modello di regressione logistica non condizionale, è risultata associata ad un aumentato rischio di linfoma [OR=3,29 (1,36-7,94)]. Purtroppo in letteratura queste associazioni sono ancora deboli ed è per questo auspicabile un’implementazione degli studi eziologici sui linfomi
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