In seguito al D.P.C.M. 4 marzo 2020, contenente disposizioni disciplinanti da applicare in modo uniforme sull’intero territorio nazionale al fine di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, le Università italiane hanno digitalizzato la loro offerta formativa. La “rete”, nell’eccezionale fase dell’emergenza, è stata “rete” anche in senso metaforico educativo: salvaguardando il diritto allo studio degli studenti in un ambiente di apprendimento costruttivista. Ogni studente ha vissuto un’esperienza didattica “personale”: la mediazione è stata re-inventata e ritrascritta forzatamente attraverso il web dentro uno spazio comune (Cope, Kalantzis 2008) in cui si sono inseriti anche vissuti ed emozioni connessi alla reclusione indotta dalle prescrizioni sanitarie. Si presenteranno gli esiti di uno studio di caso sulla “flessibilità” nella mediazione a distanza in cui, attraverso il paradigma dell’analisi di pratica (Damiano 2013; Altet 1988; Perla, 2010, 2012; Perla, Agrati, Vinci 2019) sono stati indagati vantaggi e limiti connaturati a questa formazione e alle sue implicazioni didattiche. Sono stati studiati tre tipi di flessibilità (inerente il tempo, lo spazio, la trasposizione dei contenuti; comparando le percezioni degli studenti rispetto ai mediatori usati in attività in presenza e in attività a distanza. Lo studio presentato, effettuato con gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria e Scienze dell’Educazione e Formazione, ha permesso di evidenziare tre tipologie differenti di mediazione nella dad: Shallow learning, Deep learning, Profound learning (Sonna 2006) e fatto emergere alcune interessanti evidenze circa le potenzialità integrative e migliorative della didattica universitaria.

Didattica in presenza e Didattica a Distanza. Elementi per una prima comparazione ai tempi del Covid-19.

Scarinci, A.
;
Amati, I.
2022-01-01

Abstract

In seguito al D.P.C.M. 4 marzo 2020, contenente disposizioni disciplinanti da applicare in modo uniforme sull’intero territorio nazionale al fine di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, le Università italiane hanno digitalizzato la loro offerta formativa. La “rete”, nell’eccezionale fase dell’emergenza, è stata “rete” anche in senso metaforico educativo: salvaguardando il diritto allo studio degli studenti in un ambiente di apprendimento costruttivista. Ogni studente ha vissuto un’esperienza didattica “personale”: la mediazione è stata re-inventata e ritrascritta forzatamente attraverso il web dentro uno spazio comune (Cope, Kalantzis 2008) in cui si sono inseriti anche vissuti ed emozioni connessi alla reclusione indotta dalle prescrizioni sanitarie. Si presenteranno gli esiti di uno studio di caso sulla “flessibilità” nella mediazione a distanza in cui, attraverso il paradigma dell’analisi di pratica (Damiano 2013; Altet 1988; Perla, 2010, 2012; Perla, Agrati, Vinci 2019) sono stati indagati vantaggi e limiti connaturati a questa formazione e alle sue implicazioni didattiche. Sono stati studiati tre tipi di flessibilità (inerente il tempo, lo spazio, la trasposizione dei contenuti; comparando le percezioni degli studenti rispetto ai mediatori usati in attività in presenza e in attività a distanza. Lo studio presentato, effettuato con gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria e Scienze dell’Educazione e Formazione, ha permesso di evidenziare tre tipologie differenti di mediazione nella dad: Shallow learning, Deep learning, Profound learning (Sonna 2006) e fatto emergere alcune interessanti evidenze circa le potenzialità integrative e migliorative della didattica universitaria.
2022
9788835115205
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