The word coeo in all its declensions, combined to the word societas, gives life to evocative expressions (extremely recurring in the Latin literature and in the jurisprudence) that efficaciously represent the strict and intense relationship between two or more persons that have common intents and interests, sharing their intellectual and physical assets to obtain it. This framework – that emerges from the literature – is very various and it isn’t only connected to the societas for the bargaining of the contract and for the splitting of profit and loss. So coire societatem denotes an huge semantic reach. Indeed, these inflected expressions recur in a lot of passages of the prudentes, assuming a more restricted and vocational acceptation, intended to state the existence of a societas, hinting at its structure. The word coire combined with societas is found in the lexicon of the imperial constitutions. It is enrolled in a measure of Leone, of the 472 a.D., in which, for proposing an actio in personam, it is recognized the validity of the private deeds by which the societas (societas coeundi gratia) and other deals [C. 8.17(18). 11 pr.] are settled. The images of the contrahere societatem and of the societas as contractus are less infrequent, instead. By means of the analysed sources, it is possible to gather a fundamental fact that is useful to distinguish the various phenomenon of the societas: it is the act or the fact that gives rise to the rapport. When it lies in an original and legal bargain between more persons in the fields of private interests, it is derived a contractual societas. And for its validity, the agreement is just enough: consesus sufficit, Gaius says in 3.136. The jurist portrays the societas by the consensual element that stands out in the locution consensus sufficit (Gai 3.135-136, 3.148.) It is the societas that takes out by the mere agreement (quae consensu contrahiutur nudo.) As Gaius infers in 3.154, it is a genus in itself, and it is iuris gentium. But, it isn’t the only category of societas. In fact, there is also an aliud genus societatis, that is a proprium civium Romanorum, instead. The first is a wide category, accessible for everyone (inter omnes homines naturali ratione consisti,) while the latter is circumscribed only to the Roman citizen, as the jurist manifests in 3.154, which conceives a categorisation in two genera. Comparing the two genera, the merely consensual societas and the aliud genus composed by the consortium and by the societas, similar to the first, between the not-fratres sui, Gaius shows the affinity and dissimilarity between them, and at the same time he shows also the difference between the two categories that constitute the “other category of societas.” The consortium between the sui is constituted regardless of their will, while the imitative societas derives from the will of the alii, as it is deduced from the verb volebant. However, it is not possible to gather a connection with the nudus consensus that typifies the societas iuris gentium because, if that were the case, the imitative societas would coincide with the consortium, being part of the first genus (iuris gentium) only composed of merely consensual societas. It seems that the verb volebant pertains to the generic agreement instead, that is that “to a greater or minor extent determines all the negotiation phenomenon.”

Il verbo coeo in tutte le sue declinazioni, abbinato a societas, dà corpo ad espressioni suggestive (assai ricorrenti nella letteratura latina e nelle fonti giurisprudenziali) atte ad alludere, in modo particolarmente efficace, al rapporto stretto, intenso, che si instaura tra due o più soggetti, uniti da una comunanza di intenti e di interessi, e che mettono insieme le proprie risorse intellettive e materiali per conseguirli. Il quadro che emerge dalle testimonianze letterarie è assai vario e non abbraccia solo società per porre in essere negozi e dividersi guadagni e perdite, e il coire societatem denota una vasta portata semantica. Le espressioni con le quali si declina ricorrono in non pochi passi dei prudentes, assumendo un’accezione, com’era facile attenersi, più ristretta e tecnica, atta ad indicare l’esistenza di una società, e alludendo al suo assetto. Coire unito a societas s’incontra nel lessico delle costituzioni imperiali. Lo si registra in un provvedimento di Leone, del 472 d.C., nel quale si riconosce validità, ai fini della proposizione di un’actio in personam, a quelle scritture private tramite le quali si pongono in essere società (societas coeundi gratia) e altri negozi [C. 8.17(18). 11 pr.]. Meno rare sono invece le immagini del contrahere societatem e della societas come contractus. Dall’insieme delle fonti analizzate è possibile cogliere un dato fondamentale che vale a distinguere i vari fenomeni societari: è ciò che li origina, l’atto o il fatto che dà luogo al rapporto. Quando esso risiede in un accordo genetico e lecito tra più soggetti nell’ambito di affari ed interessi privati, ne deriva una società contrattuale. E affinché essa si perfezioni, venga cioè ad esistere in maniera giuridicamente valida, può anche bastare il solo consenso: consesus sufficit, afferma Gaio in 3.136. La societas è ritratta dal giurista nell’elemento consensualistico, che ben risalta nella locuzione consensus sufficit (Gai 3.135-136, 3.148). È la società che si contrae con il “nudo consenso” (quae consensu contrahiutur nudo). Essa, come si desume da Gai 3.154, costituisce un genus a sé, ed è iuris gentium. Ma non è il solo genere societario. Vi si contrappone infatti un aliud genus societatis, che è invece proprium civium Romanorum. Il primo è un genere di società assai ampio, accessibile a tutti gli uomini (inter omnes homines naturali ratione consisti), mentre l’altro è circoscritto ai soli cittadini romani, come dichiara il giurista in 3.154, ideando così una classificazione dei sodalizi societari suddivisa in due genera. Nel porre i due genera a confronto, quello della societas meramente consensuale e quello, l’aliud genus, composto dal consortium e dalla società, a questo simile, fra i non fratres sui, Gaio lascia trasparire affinità e divergenze tra di essi, e nel contempo anche quelle diversità che investono le due fattispecie che costituiscono l’“altro genere societario”. Il consortium tra i sui si costituisce a prescindere dalla loro volontà, mentre la società imitativa può derivare da un accordo tra gli alii, come si arguisce dalla forma verbale volebant che s’incontra nel testo. Non vi si può cogliere, però, com’è ovvio, un riferimento al nudus consensus che caratterizza la societas iuris gentium, e ciò perché, se così fosse, quella imitativa del consortium finirebbe col coincidere con essa, ricadendo quindi nel primo genus (iuris gentium) composto esclusivamente dalla società meramente consensuale. Sembra piuttosto trapelare, attraverso il verbo volebant, un riferimento implicito all’accordo generico, quello cioè che “in misura maggiore o minore determina tutta la negozialità”.

Coire societatem

Arnese, Aurelio
2021

Abstract

Il verbo coeo in tutte le sue declinazioni, abbinato a societas, dà corpo ad espressioni suggestive (assai ricorrenti nella letteratura latina e nelle fonti giurisprudenziali) atte ad alludere, in modo particolarmente efficace, al rapporto stretto, intenso, che si instaura tra due o più soggetti, uniti da una comunanza di intenti e di interessi, e che mettono insieme le proprie risorse intellettive e materiali per conseguirli. Il quadro che emerge dalle testimonianze letterarie è assai vario e non abbraccia solo società per porre in essere negozi e dividersi guadagni e perdite, e il coire societatem denota una vasta portata semantica. Le espressioni con le quali si declina ricorrono in non pochi passi dei prudentes, assumendo un’accezione, com’era facile attenersi, più ristretta e tecnica, atta ad indicare l’esistenza di una società, e alludendo al suo assetto. Coire unito a societas s’incontra nel lessico delle costituzioni imperiali. Lo si registra in un provvedimento di Leone, del 472 d.C., nel quale si riconosce validità, ai fini della proposizione di un’actio in personam, a quelle scritture private tramite le quali si pongono in essere società (societas coeundi gratia) e altri negozi [C. 8.17(18). 11 pr.]. Meno rare sono invece le immagini del contrahere societatem e della societas come contractus. Dall’insieme delle fonti analizzate è possibile cogliere un dato fondamentale che vale a distinguere i vari fenomeni societari: è ciò che li origina, l’atto o il fatto che dà luogo al rapporto. Quando esso risiede in un accordo genetico e lecito tra più soggetti nell’ambito di affari ed interessi privati, ne deriva una società contrattuale. E affinché essa si perfezioni, venga cioè ad esistere in maniera giuridicamente valida, può anche bastare il solo consenso: consesus sufficit, afferma Gaio in 3.136. La societas è ritratta dal giurista nell’elemento consensualistico, che ben risalta nella locuzione consensus sufficit (Gai 3.135-136, 3.148). È la società che si contrae con il “nudo consenso” (quae consensu contrahiutur nudo). Essa, come si desume da Gai 3.154, costituisce un genus a sé, ed è iuris gentium. Ma non è il solo genere societario. Vi si contrappone infatti un aliud genus societatis, che è invece proprium civium Romanorum. Il primo è un genere di società assai ampio, accessibile a tutti gli uomini (inter omnes homines naturali ratione consisti), mentre l’altro è circoscritto ai soli cittadini romani, come dichiara il giurista in 3.154, ideando così una classificazione dei sodalizi societari suddivisa in due genera. Nel porre i due genera a confronto, quello della societas meramente consensuale e quello, l’aliud genus, composto dal consortium e dalla società, a questo simile, fra i non fratres sui, Gaio lascia trasparire affinità e divergenze tra di essi, e nel contempo anche quelle diversità che investono le due fattispecie che costituiscono l’“altro genere societario”. Il consortium tra i sui si costituisce a prescindere dalla loro volontà, mentre la società imitativa può derivare da un accordo tra gli alii, come si arguisce dalla forma verbale volebant che s’incontra nel testo. Non vi si può cogliere, però, com’è ovvio, un riferimento al nudus consensus che caratterizza la societas iuris gentium, e ciò perché, se così fosse, quella imitativa del consortium finirebbe col coincidere con essa, ricadendo quindi nel primo genus (iuris gentium) composto esclusivamente dalla società meramente consensuale. Sembra piuttosto trapelare, attraverso il verbo volebant, un riferimento implicito all’accordo generico, quello cioè che “in misura maggiore o minore determina tutta la negozialità”.
The word coeo in all its declensions, combined to the word societas, gives life to evocative expressions (extremely recurring in the Latin literature and in the jurisprudence) that efficaciously represent the strict and intense relationship between two or more persons that have common intents and interests, sharing their intellectual and physical assets to obtain it. This framework – that emerges from the literature – is very various and it isn’t only connected to the societas for the bargaining of the contract and for the splitting of profit and loss. So coire societatem denotes an huge semantic reach. Indeed, these inflected expressions recur in a lot of passages of the prudentes, assuming a more restricted and vocational acceptation, intended to state the existence of a societas, hinting at its structure. The word coire combined with societas is found in the lexicon of the imperial constitutions. It is enrolled in a measure of Leone, of the 472 a.D., in which, for proposing an actio in personam, it is recognized the validity of the private deeds by which the societas (societas coeundi gratia) and other deals [C. 8.17(18). 11 pr.] are settled. The images of the contrahere societatem and of the societas as contractus are less infrequent, instead. By means of the analysed sources, it is possible to gather a fundamental fact that is useful to distinguish the various phenomenon of the societas: it is the act or the fact that gives rise to the rapport. When it lies in an original and legal bargain between more persons in the fields of private interests, it is derived a contractual societas. And for its validity, the agreement is just enough: consesus sufficit, Gaius says in 3.136. The jurist portrays the societas by the consensual element that stands out in the locution consensus sufficit (Gai 3.135-136, 3.148.) It is the societas that takes out by the mere agreement (quae consensu contrahiutur nudo.) As Gaius infers in 3.154, it is a genus in itself, and it is iuris gentium. But, it isn’t the only category of societas. In fact, there is also an aliud genus societatis, that is a proprium civium Romanorum, instead. The first is a wide category, accessible for everyone (inter omnes homines naturali ratione consisti,) while the latter is circumscribed only to the Roman citizen, as the jurist manifests in 3.154, which conceives a categorisation in two genera. Comparing the two genera, the merely consensual societas and the aliud genus composed by the consortium and by the societas, similar to the first, between the not-fratres sui, Gaius shows the affinity and dissimilarity between them, and at the same time he shows also the difference between the two categories that constitute the “other category of societas.” The consortium between the sui is constituted regardless of their will, while the imitative societas derives from the will of the alii, as it is deduced from the verb volebant. However, it is not possible to gather a connection with the nudus consensus that typifies the societas iuris gentium because, if that were the case, the imitative societas would coincide with the consortium, being part of the first genus (iuris gentium) only composed of merely consensual societas. It seems that the verb volebant pertains to the generic agreement instead, that is that “to a greater or minor extent determines all the negotiation phenomenon.”
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Coire societatem.pdf .pdf

non disponibili

Tipologia: Documento in Versione Editoriale
Licenza: NON PUBBLICO - Accesso privato/ristretto
Dimensione 976.22 kB
Formato Adobe PDF
976.22 kB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11586/409069
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact