Come utilizzare le tecnologie per ridisegnare, nella fase emergenziale scaturita dalla pandemia, un setting didattico digitalmente aumentato (oltre che un insieme di pratiche e relazioni) utile per le attività di Tirocinio universitario? In che modo riprogettare e rimodulare le attività di Tirocinio Indiretto superando la dicotomia tra aula fisica e virtuale, evitando “scorciatoie cognitive” o modalità semplicistiche? Come continuare ad accompagnare a distanza i futuri docenti nella costruzione del loro bagaglio di conoscenze, competenze, atteggiamenti e sensibilità? A partire dalle seguenti domande di ricerca e muovendo dal presupposto che le tecnologie non rimodulano solo i processi formativi, ma riplasmano anche le interazioni e le relazioni fra i soggetti che vi partecipano, l’esperienza didattica qui presentata ha l’obiettivo di descrivere come sono stati riprogettati tempi, spazi e modelli per il Tirocinio Indiretto (TI) del corso di laurea (CdL) a ciclo unico in “Scienze della Formazione Primaria” (SFPCU) nel nuovo contesto digitalmente aumentato, scaturito dall’emergenza sanitaria del 2020. Per esporre la nostra proposta, si è pensato di suddividere il lavoro in tre parti: nella prima viene delineata la proposta metodologica e tecnologica della Classe di Bayes (Ferri, & Moriggi, 2014, 2018) che, articolandosi in tre differenti momenti, Tool box-Problem Solving Cooperativo-Situation Room, si fonda su un approccio socio-costruttivista. Tale modello ha la finalità di promuovere, a distanza, esperienze laboratoriali attive (Dewey, 1938) in cui si enfatizza lo scambio dinamico delle conoscenze e la co-costruzione condivisa di nuovi significati, attraverso la ricerca. Nella seconda parte, partendo da una riflessione attorno al costrutto di Tirocinio come comunità di pratica (Wenger, McDermott, & Snyder, 2002; Wenger 2010). Viene illustrato il modello Self- Study adoperato all’interno dell’Università degli Studi di Bari, che incardina la sua efficacia sulla figura del tutor quale agente innovatore e figura di mediazione. Infine, nell’ultima parte, si presenterà il caso di riprogettazione didattica delle attività di TI afferenti al CdL in SFPCU e la relativa sperimentazione che ha coinvolto 94 studenti iscritti al IV anno di corso. Il focus group, condotto al termine dell’esperienza, ha confermato come tale modello sia in grado di promuovere una cultura partecipativa fondata sull’interazione, sul peering e sul multitasking.

Didattica a distanza e Tirocinio: un caso di ri-progettazione nell’Higher Education

Michele Baldassarre;Daniela Sasanelli
2021

Abstract

Come utilizzare le tecnologie per ridisegnare, nella fase emergenziale scaturita dalla pandemia, un setting didattico digitalmente aumentato (oltre che un insieme di pratiche e relazioni) utile per le attività di Tirocinio universitario? In che modo riprogettare e rimodulare le attività di Tirocinio Indiretto superando la dicotomia tra aula fisica e virtuale, evitando “scorciatoie cognitive” o modalità semplicistiche? Come continuare ad accompagnare a distanza i futuri docenti nella costruzione del loro bagaglio di conoscenze, competenze, atteggiamenti e sensibilità? A partire dalle seguenti domande di ricerca e muovendo dal presupposto che le tecnologie non rimodulano solo i processi formativi, ma riplasmano anche le interazioni e le relazioni fra i soggetti che vi partecipano, l’esperienza didattica qui presentata ha l’obiettivo di descrivere come sono stati riprogettati tempi, spazi e modelli per il Tirocinio Indiretto (TI) del corso di laurea (CdL) a ciclo unico in “Scienze della Formazione Primaria” (SFPCU) nel nuovo contesto digitalmente aumentato, scaturito dall’emergenza sanitaria del 2020. Per esporre la nostra proposta, si è pensato di suddividere il lavoro in tre parti: nella prima viene delineata la proposta metodologica e tecnologica della Classe di Bayes (Ferri, & Moriggi, 2014, 2018) che, articolandosi in tre differenti momenti, Tool box-Problem Solving Cooperativo-Situation Room, si fonda su un approccio socio-costruttivista. Tale modello ha la finalità di promuovere, a distanza, esperienze laboratoriali attive (Dewey, 1938) in cui si enfatizza lo scambio dinamico delle conoscenze e la co-costruzione condivisa di nuovi significati, attraverso la ricerca. Nella seconda parte, partendo da una riflessione attorno al costrutto di Tirocinio come comunità di pratica (Wenger, McDermott, & Snyder, 2002; Wenger 2010). Viene illustrato il modello Self- Study adoperato all’interno dell’Università degli Studi di Bari, che incardina la sua efficacia sulla figura del tutor quale agente innovatore e figura di mediazione. Infine, nell’ultima parte, si presenterà il caso di riprogettazione didattica delle attività di TI afferenti al CdL in SFPCU e la relativa sperimentazione che ha coinvolto 94 studenti iscritti al IV anno di corso. Il focus group, condotto al termine dell’esperienza, ha confermato come tale modello sia in grado di promuovere una cultura partecipativa fondata sull’interazione, sul peering e sul multitasking.
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