Il volume "Psicologia della differenza di genere", inserendosi in un alveo discorsivo a cavallo tra i Gender Studies e i Queer Studies, affronta una discussione critica tesa ad esplicitare la rilevanza dell'impostazione di matrice socio-costruzionista nell'analisi delle questioni legate alla sessualità, all'identità di genere e alla psicologia delle differenze di genere. Entrando nel merito della presentazione dei contenuti affrontati, il primo capitolo, partendo da un'approfondita definizione dei costrutti di "sesso" e "genere", focalizza l’attenzione sui due principali approcci allo studio delle matrici della differenza sessuale e di genere: l’approccio biologico, centrato sull’ambito categoriale di "sesso" e, conseguentemente, su un’idea di differenza legata esclusivamente a dati naturali, biologici, fisiologici e genetici; l’approccio socio-culturale, improntato sull’ambito categoriale di "genere", ed orientato a recuperare gli elementi fondativi della differenza stessa nell’ambito dei processi di costruzione socio-culturale. In continuità con tale impostazione teorico-concettuale, nel secondo capitolo viene sviluppata una riflessione su quegli specifici ambiti scientifico-disciplinari che utilizzano la categoria di "sesso" all'interno di un paradigma individualista: la sociobiologia (disciplina che propone un modello interpretativo incentrato sul fondamentalismo biologico, sul riduzionismo genetico e su un orientamento evoluzionistico) e la psicologia della personalità e delle differenze individuali (con particolare riferimento alla discussione dei modelli esplicativi attraverso cui, a partire dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, la psicologia della personalità ha approcciato la questione della differenza di genere; il rimando è al "modello della congruenza", al "modello dell’androginia psicologica" e al "modello maschile"). Il terzo capitolo approfondisce le implicazioni dell’orientamento socio-costruzionista come sistema concettuale che considera la rilevanza delle processualità sociali nella determinazione della differenza sessuale e di genere, superando un orientamento teso a ridurre la complessa questione dei fondamenti della differenza stessa allo studio di caratteristiche psicologiche di tipo strettamente individuale. Ruolo centrale all'interno di tale orizzonte discorsivo viene assunto soprattutto dalle dinamiche intersoggettive e dal linguaggio, come fattori fondamentali per la co-costruzione di processi di categorizzazione sociale. Sulla base di tale modello teorico vengono analizzati gli stereotipi sessuali e di genere (intesi come schemi sociali e sistemi di credenza comuni e diffusi cui ricorrono gli individui per l’elaborazione, la decodifica e l'interpretazione della realtà sessuale), dal punto di vista del loro contenuto e della loro funzione sociale. Si focalizza nel contempo l’attenzione sui principali agenti di socializzazione, che legittimano e reiterano visioni stereotipiche legate alle differenze di genere. Su questo piano del discorso, si evidenzia, inoltre, che i contenuti stereotipici vengono co-costruiti negli spazi di connessione intersoggettiva connotata secondo il genere, con tutte le ricadute simboliche che tale interazione comporta a livello di strutturazione di ruoli, funzioni, comportamenti ed agiti, collegati rispettivamente, al maschile e al femminile. Il quarto ed ultimo capitolo parte dal presupposto che per cogliere le attuali configurazioni della realtà di genere, è necessario inscrivere tale studio all’interno dell’esame delle dinamiche che contraddistinguono l’attuale orizzonte socio-culturale, che, attraverso un'etichetta formale, è possibile definire, dal punto di vista sociale, culturale e storico-ideologico, come "post-modernità". Vengono messi in evidenza i "topoi" della post-modernità, considerata non solo come l’epoca della fine delle narrazioni della modernità (quali la razionalità assoluta, la fiducia nelle forme totalizzanti del sapere, la pretesa di unitarietà delle visioni del mondo, etc.), ma anche, in termini metodolologici, come un sistema ermeneutico di approccio alla realtà secondo i canoni della complessità, della decostruzione di visioni tradizionali, del pluralismo delle prospettive di senso, della valorizzazione delle differenze, della negazione di dualismi/dicotomie che tentano di includere/comprendere lo spettro variegato dell’esistente; post-modernità come contesto simbolico di una soggettività attiva, creativa, molteplice e animata dal desiderio di autorealizzazione ed auto-affermazione sulla base di profonde istanze interne. All’interno di tale contenitore semantico, viene sottolineata l’importanza dell'applicazione di un atteggiamento decostruttivo alle questioni relative al genere e alle differenze di genere. Tale atteggiamento implica la destrutturazione sia del sistema patriarcale (come tradizionale sistema di organizzazione della differenza sessuale), sia del paradigma eterosessuale (come diretta derivazione del modello patriarcale di regolazione della pratica sessuale, sul versante dell'orientamento sessuale). Ampliando gli esiti del processo decostruttivo, la stessa categoria di "genere" viene sottoposta e revisione critica, in quanto, muovendosi ancora all’interno di una logica binaria, si configura come un ambito concettuale non eversivo dal punto di vista epistemologico. La considerazione della deflagrazione del "genere" nei "generi", della "differenza" nelle "differenze" e della "identità" nella molteplicità di "forme identitarie" possibili, consente, infine, di assumere come codice interpretativo la valorizzazione del costrutto di "soggettività plurali", aprendo alla speculazione sulla teorizzazione queer e alle figurazioni soggettive ad essa correlate, quali l'abietto, il transgender, il soggetto nomade, il soggetto eccentrico, il cyborg. L’approfondimento dei significati e significanti dei costrutti sopraindicati permette di fermare l'attenzione sulle differenti configurazioni/strutture che possono assumere, a livello simbolico, le "soggettività queer", una volta che vengono superati i vincoli di visioni dicotomiche, coercitive e totalizzanti. Si accede in tal modo ad un ambito semantico in cui trovano spazio forme plurali di espressione delle identità di genere, le quali devono essere riconosciute, integrate nel sistema di rappresentazione sociale dell'identità sessualmente connotata, e soprattutto, tutelate dal punto di vista del riconoscimento di pari dignità e diritti su un piano non solo concettuale, ma soprattutto politico-ideologico e giuridico.

Psicologia della differenza di genere

TAURINO, Alessandro
2005

Abstract

Il volume "Psicologia della differenza di genere", inserendosi in un alveo discorsivo a cavallo tra i Gender Studies e i Queer Studies, affronta una discussione critica tesa ad esplicitare la rilevanza dell'impostazione di matrice socio-costruzionista nell'analisi delle questioni legate alla sessualità, all'identità di genere e alla psicologia delle differenze di genere. Entrando nel merito della presentazione dei contenuti affrontati, il primo capitolo, partendo da un'approfondita definizione dei costrutti di "sesso" e "genere", focalizza l’attenzione sui due principali approcci allo studio delle matrici della differenza sessuale e di genere: l’approccio biologico, centrato sull’ambito categoriale di "sesso" e, conseguentemente, su un’idea di differenza legata esclusivamente a dati naturali, biologici, fisiologici e genetici; l’approccio socio-culturale, improntato sull’ambito categoriale di "genere", ed orientato a recuperare gli elementi fondativi della differenza stessa nell’ambito dei processi di costruzione socio-culturale. In continuità con tale impostazione teorico-concettuale, nel secondo capitolo viene sviluppata una riflessione su quegli specifici ambiti scientifico-disciplinari che utilizzano la categoria di "sesso" all'interno di un paradigma individualista: la sociobiologia (disciplina che propone un modello interpretativo incentrato sul fondamentalismo biologico, sul riduzionismo genetico e su un orientamento evoluzionistico) e la psicologia della personalità e delle differenze individuali (con particolare riferimento alla discussione dei modelli esplicativi attraverso cui, a partire dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, la psicologia della personalità ha approcciato la questione della differenza di genere; il rimando è al "modello della congruenza", al "modello dell’androginia psicologica" e al "modello maschile"). Il terzo capitolo approfondisce le implicazioni dell’orientamento socio-costruzionista come sistema concettuale che considera la rilevanza delle processualità sociali nella determinazione della differenza sessuale e di genere, superando un orientamento teso a ridurre la complessa questione dei fondamenti della differenza stessa allo studio di caratteristiche psicologiche di tipo strettamente individuale. Ruolo centrale all'interno di tale orizzonte discorsivo viene assunto soprattutto dalle dinamiche intersoggettive e dal linguaggio, come fattori fondamentali per la co-costruzione di processi di categorizzazione sociale. Sulla base di tale modello teorico vengono analizzati gli stereotipi sessuali e di genere (intesi come schemi sociali e sistemi di credenza comuni e diffusi cui ricorrono gli individui per l’elaborazione, la decodifica e l'interpretazione della realtà sessuale), dal punto di vista del loro contenuto e della loro funzione sociale. Si focalizza nel contempo l’attenzione sui principali agenti di socializzazione, che legittimano e reiterano visioni stereotipiche legate alle differenze di genere. Su questo piano del discorso, si evidenzia, inoltre, che i contenuti stereotipici vengono co-costruiti negli spazi di connessione intersoggettiva connotata secondo il genere, con tutte le ricadute simboliche che tale interazione comporta a livello di strutturazione di ruoli, funzioni, comportamenti ed agiti, collegati rispettivamente, al maschile e al femminile. Il quarto ed ultimo capitolo parte dal presupposto che per cogliere le attuali configurazioni della realtà di genere, è necessario inscrivere tale studio all’interno dell’esame delle dinamiche che contraddistinguono l’attuale orizzonte socio-culturale, che, attraverso un'etichetta formale, è possibile definire, dal punto di vista sociale, culturale e storico-ideologico, come "post-modernità". Vengono messi in evidenza i "topoi" della post-modernità, considerata non solo come l’epoca della fine delle narrazioni della modernità (quali la razionalità assoluta, la fiducia nelle forme totalizzanti del sapere, la pretesa di unitarietà delle visioni del mondo, etc.), ma anche, in termini metodolologici, come un sistema ermeneutico di approccio alla realtà secondo i canoni della complessità, della decostruzione di visioni tradizionali, del pluralismo delle prospettive di senso, della valorizzazione delle differenze, della negazione di dualismi/dicotomie che tentano di includere/comprendere lo spettro variegato dell’esistente; post-modernità come contesto simbolico di una soggettività attiva, creativa, molteplice e animata dal desiderio di autorealizzazione ed auto-affermazione sulla base di profonde istanze interne. All’interno di tale contenitore semantico, viene sottolineata l’importanza dell'applicazione di un atteggiamento decostruttivo alle questioni relative al genere e alle differenze di genere. Tale atteggiamento implica la destrutturazione sia del sistema patriarcale (come tradizionale sistema di organizzazione della differenza sessuale), sia del paradigma eterosessuale (come diretta derivazione del modello patriarcale di regolazione della pratica sessuale, sul versante dell'orientamento sessuale). Ampliando gli esiti del processo decostruttivo, la stessa categoria di "genere" viene sottoposta e revisione critica, in quanto, muovendosi ancora all’interno di una logica binaria, si configura come un ambito concettuale non eversivo dal punto di vista epistemologico. La considerazione della deflagrazione del "genere" nei "generi", della "differenza" nelle "differenze" e della "identità" nella molteplicità di "forme identitarie" possibili, consente, infine, di assumere come codice interpretativo la valorizzazione del costrutto di "soggettività plurali", aprendo alla speculazione sulla teorizzazione queer e alle figurazioni soggettive ad essa correlate, quali l'abietto, il transgender, il soggetto nomade, il soggetto eccentrico, il cyborg. L’approfondimento dei significati e significanti dei costrutti sopraindicati permette di fermare l'attenzione sulle differenti configurazioni/strutture che possono assumere, a livello simbolico, le "soggettività queer", una volta che vengono superati i vincoli di visioni dicotomiche, coercitive e totalizzanti. Si accede in tal modo ad un ambito semantico in cui trovano spazio forme plurali di espressione delle identità di genere, le quali devono essere riconosciute, integrate nel sistema di rappresentazione sociale dell'identità sessualmente connotata, e soprattutto, tutelate dal punto di vista del riconoscimento di pari dignità e diritti su un piano non solo concettuale, ma soprattutto politico-ideologico e giuridico.
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