Questo contributo disegna le linee guida della ricerca sui rapporti di Nicola Cusano con l’ermetismo. Tale tradizione letteraria dell’antichità, infatti, nella considerazione della storiografia moderna, è apparsa scomponibile in due diverse aree conoscitive: una di carattere teorico-dottrinale rappresentata da testi cosiddetti filosofico-religiosi e un’altra di natura pratico-operativa testimoniata da testi scientifici afferenti ai diversi campi di magia, astrologia, alchimia e medicina applicata. Il problema del rapporto tra le due aree citate ha posto agli interpreti moderni la questione dell’unità interna dell’ermetismo. Tale problema si dimostra di fatto superato alla luce della dottrina gnoseologica di Cusano che nel processo conoscitivo intende distinguere e insieme unificare due piani fondamentali, quello della ratio e quello dell’intellectus, rispettivamente inerenti agli ambiti propri della scientia, regolata dal principio di non contraddizione, e della sapientia, caratterizzata dalla norma della coincidenza degli opposti. L’analogia tra la dottrina gnoseologica di Cusano, da una parte, e quella sottesa all’ermetismo, dall’altra, dimostra l’inconsistenza delle contraddizioni rilevate fra le due classi di scritti ermetici. In questo articolo si mostra che l’unificazione dei due campi citati, scientia e sapientia, avviene per Cusano nello spazio dedicato alla mens, luogo di incontro tra finito e infinito.

Ermete Trismegisto e Nicola Cusano

ARFE', Pasquale
2003

Abstract

Questo contributo disegna le linee guida della ricerca sui rapporti di Nicola Cusano con l’ermetismo. Tale tradizione letteraria dell’antichità, infatti, nella considerazione della storiografia moderna, è apparsa scomponibile in due diverse aree conoscitive: una di carattere teorico-dottrinale rappresentata da testi cosiddetti filosofico-religiosi e un’altra di natura pratico-operativa testimoniata da testi scientifici afferenti ai diversi campi di magia, astrologia, alchimia e medicina applicata. Il problema del rapporto tra le due aree citate ha posto agli interpreti moderni la questione dell’unità interna dell’ermetismo. Tale problema si dimostra di fatto superato alla luce della dottrina gnoseologica di Cusano che nel processo conoscitivo intende distinguere e insieme unificare due piani fondamentali, quello della ratio e quello dell’intellectus, rispettivamente inerenti agli ambiti propri della scientia, regolata dal principio di non contraddizione, e della sapientia, caratterizzata dalla norma della coincidenza degli opposti. L’analogia tra la dottrina gnoseologica di Cusano, da una parte, e quella sottesa all’ermetismo, dall’altra, dimostra l’inconsistenza delle contraddizioni rilevate fra le due classi di scritti ermetici. In questo articolo si mostra che l’unificazione dei due campi citati, scientia e sapientia, avviene per Cusano nello spazio dedicato alla mens, luogo di incontro tra finito e infinito.
978-2-503-51616-5
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