I prodotti dell’evoluzione bio-tecnologica in atto, in cui si combinano in maniera complessa dimensioni biologiche e dimensioni macchiniche, determinano sempre più i nostri modi di stare al mondo. Si tratta di veri e propri processi di ibridazione che trasformano radicalmente sia l’identità dei soggetti della formazione – la loro architettura cognitiva e gli aspetti più intimi della dimensione corporea, emotiva ed affettiva – sia i contesti, fisici e simbolici, entro i quali essi costruiscono conoscenze e competenze. La pedagogia, occupandosi della progettazione dei processi educativi della persona, non può non interrogarsi su tali mutazioni, sulla continuità e sulla reciprocità che sempre legano la nostra specie all’altro da sé, l’altro uomo, l’altro animale, l’altro macchina. Appare necessario, in tal senso, sollecitare e promuovere un pensiero previsionale, ricombinativo e creativo, in grado di pensare le trasformazioni e di pensarsi in trasformazione. Un pensiero immaginativo e ibridatore, capace di prevedere e affrontare il non-ancora che è nel nostro futuro e, forse, già nel nostro presente, intessendo nuovi ponti di connessione co-evolutiva tra umano e non umano, tra vita biologica e vita artificiale. Nella prospettiva di una cultura della condivisione interspecifica e della solidarietà planetaria.

Pedagogia e post-umano. Ibridazioni identitarie e progettualità trasformativa

GALLELLI, Rosa
2004

Abstract

I prodotti dell’evoluzione bio-tecnologica in atto, in cui si combinano in maniera complessa dimensioni biologiche e dimensioni macchiniche, determinano sempre più i nostri modi di stare al mondo. Si tratta di veri e propri processi di ibridazione che trasformano radicalmente sia l’identità dei soggetti della formazione – la loro architettura cognitiva e gli aspetti più intimi della dimensione corporea, emotiva ed affettiva – sia i contesti, fisici e simbolici, entro i quali essi costruiscono conoscenze e competenze. La pedagogia, occupandosi della progettazione dei processi educativi della persona, non può non interrogarsi su tali mutazioni, sulla continuità e sulla reciprocità che sempre legano la nostra specie all’altro da sé, l’altro uomo, l’altro animale, l’altro macchina. Appare necessario, in tal senso, sollecitare e promuovere un pensiero previsionale, ricombinativo e creativo, in grado di pensare le trasformazioni e di pensarsi in trasformazione. Un pensiero immaginativo e ibridatore, capace di prevedere e affrontare il non-ancora che è nel nostro futuro e, forse, già nel nostro presente, intessendo nuovi ponti di connessione co-evolutiva tra umano e non umano, tra vita biologica e vita artificiale. Nella prospettiva di una cultura della condivisione interspecifica e della solidarietà planetaria.
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