Propongo una lettura della Persuasione e la rettorica di Carlo Michelstaedter che ripercorra la critica – individuandone le matrici ebraiche e greche – alla “rettorica” in quanto logos sufficiente alla comunicazione sociale, intrecciandola al progetto di costruzione di sé (Freud) centrale nella figura del persuaso. Dunque, da un lato mi interessa indicare la Bildersprache di Michelstaedter, le immagini richiamate per parlare contro la rettorica (ad esempio il peso, il pallone aerostatico, l’iperbole della giustizia, lo stesso elenco iniziale di persuasi che include il Cristo delle parabole e il Petrarca iconico dei Trionfi come racconto delle origini e quasi autobiografia culturale) e la funzione del racconto (midrashico) col suo sapere pre-greco e pre-retorico; dall’altro mi preme insistere sull’analisi della persona che è l’obiettivo della critica del logos di matrice socratica e implica il modello ambito attraverso il persuaso. La via che vi conduce viene esposta – il ripetuto “lo” nell’elenco dei persuasi della storia, la luce improvvisa, il bambino spaventato dal buio, gli uomini che, angosciati dai brutti sogni, accendono la luce per rassicurarsi, le persone come specchio reciproco – in modo da affermare la differenza tra la conoscenza e il giudizio (Benjamin, Sulla lingua in generale e sulla lingua degli uomini), tra “questo è” e “questo è per me” (Michelstaedter) e suggerire, quasi in un presentimento di Freud, il lavoro sull’inconscio da portare alla luce.

Potere della retorica e crisi del linguaggio. L'iconicità espressiva di Carlo Michelstaedter

RUTIGLIANO, STEFANIA
2014

Abstract

Propongo una lettura della Persuasione e la rettorica di Carlo Michelstaedter che ripercorra la critica – individuandone le matrici ebraiche e greche – alla “rettorica” in quanto logos sufficiente alla comunicazione sociale, intrecciandola al progetto di costruzione di sé (Freud) centrale nella figura del persuaso. Dunque, da un lato mi interessa indicare la Bildersprache di Michelstaedter, le immagini richiamate per parlare contro la rettorica (ad esempio il peso, il pallone aerostatico, l’iperbole della giustizia, lo stesso elenco iniziale di persuasi che include il Cristo delle parabole e il Petrarca iconico dei Trionfi come racconto delle origini e quasi autobiografia culturale) e la funzione del racconto (midrashico) col suo sapere pre-greco e pre-retorico; dall’altro mi preme insistere sull’analisi della persona che è l’obiettivo della critica del logos di matrice socratica e implica il modello ambito attraverso il persuaso. La via che vi conduce viene esposta – il ripetuto “lo” nell’elenco dei persuasi della storia, la luce improvvisa, il bambino spaventato dal buio, gli uomini che, angosciati dai brutti sogni, accendono la luce per rassicurarsi, le persone come specchio reciproco – in modo da affermare la differenza tra la conoscenza e il giudizio (Benjamin, Sulla lingua in generale e sulla lingua degli uomini), tra “questo è” e “questo è per me” (Michelstaedter) e suggerire, quasi in un presentimento di Freud, il lavoro sull’inconscio da portare alla luce.
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