Il presente elaborato si propone di rispondere a una domanda apparentemente semplice ma tutt’altro che scontata: è possibile parlare di un pensiero “barocco”, e in che senso? Il percorso prende avvio da una ricognizione generale della cultura e dell’epoca barocca, ricostruendo l’origine del concetto di «barocco», nato in ambito artistico e architettonico, e valutandone le possibilità di applicazione in ambito storico e filosofico. Attraverso il contributo di studiosi come Heinrich Wölfflin, José Antonio Maravall e Costantino Esposito, si dimostra l’utilità di tale concetto per ricostruire un fenomeno riscontrabile in diversi settori della cultura dell’epoca, ovvero l’esperienza della perdita dell’evidenza della realtà o l’apparente mancanza di fondamento del mondo. Tale esperienza, lungi dal risolversi in un nichilismo passivo, costituisce il punto di partenza da cui la cultura barocca muove per conquistare un criterio sicuro per conoscere la realtà e per agire nel mondo, come mostrano, rispettivamente in ambito filosofico e letterario, René Descartes e Pedro Calderón de la Barca. Tra le varie manifestazioni di questo fenomeno, la forma di pensiero più rappresentativa e trasversale ai diversi settori culturali dell’epoca viene identificata con il corpus teologico, filosofico e letterario informato dalla proposta carismatica degli autori appartenenti alla Compagnia di Gesù. L’indagine viene quindi incentrata su due figure particolarmente significative, Francisco Suárez (1548-1617) e Baltasar Gracián (1601-1658), scelte in quanto permettono di cogliere la genesi e gli sviluppi del pensiero barocco non solo all’interno dei contesti universitari (nel caso del primo), ma anche nelle corti e nei circoli intellettuali (nel caso del secondo). Per quanto concerne Suárez, l’indagine si focalizza sulle opere di metafisica, teologia e diritto, individuandone l’intenzione di fondo nel tentativo di rispondere alle sfide epistemologiche emerse in seguito allo scisma luterano, in linea con i principi del processo di rinnovamento avviato con il Concilio di Trento. Per quanto riguarda Gracián, invece, l’indagine si focalizza in particolare sugli scritti morali e politici, individuandone l’intenzione di fondo nel tentativo di offrire all’umanità del tempo gli strumenti più adeguati per vivere in un’epoca di crisi e fronteggiare un mondo caotico. I risultati dell’indagine conducono a una caratterizzazione del pensiero barocco che, pur dichiarandosi “provvisoria”, in ragione della vastità del fenomeno e della prospettiva necessariamente parziale adottata, consente di individuarne alcuni tratti essenziali. Si osserva cioè che il pensiero barocco non è innanzitutto una dottrina o uno stile, bensì un modo peculiare di fare esperienza della realtà. Esso prolunga e radicalizza una tendenza già emersa in epoca rinascimentale, affermando che la realtà non è accessibile di per sé, ma deve essere ricercata attraverso un’esperienza puramente mentale. Inoltre, esso si sforza di ordinare la caoticità del mondo cercando di conciliare, sul piano razionale, cose che sembrerebbero lontane o contrastanti. Infine, diversamente del successivo razionalismo moderno, il pensiero barocco non prescinde dai presupposti teologici della razionalità filosofica, ma considera la ragione come lo spazio di senso in cui il significato ultimo di tutte le cose può rivelarsi.

Sulla scena del “Barocco”. Elaborazione di una piattaforma interdisciplinare incentrata sulla cultura barocca tra XVI e XVIII secolo: patrimoni immateriali e materiali (categorie filosofiche, stili architettonici, canoni letterari nel panorama del Mezzogiorno d’Italia e nel contesto dell’Europa iberica) / Sarappa, G.. - (2026 Jul 20).

Sulla scena del “Barocco”. Elaborazione di una piattaforma interdisciplinare incentrata sulla cultura barocca tra XVI e XVIII secolo: patrimoni immateriali e materiali (categorie filosofiche, stili architettonici, canoni letterari nel panorama del Mezzogiorno d’Italia e nel contesto dell’Europa iberica)

SARAPPA, GABRIELE
2026-07-20

Abstract

Il presente elaborato si propone di rispondere a una domanda apparentemente semplice ma tutt’altro che scontata: è possibile parlare di un pensiero “barocco”, e in che senso? Il percorso prende avvio da una ricognizione generale della cultura e dell’epoca barocca, ricostruendo l’origine del concetto di «barocco», nato in ambito artistico e architettonico, e valutandone le possibilità di applicazione in ambito storico e filosofico. Attraverso il contributo di studiosi come Heinrich Wölfflin, José Antonio Maravall e Costantino Esposito, si dimostra l’utilità di tale concetto per ricostruire un fenomeno riscontrabile in diversi settori della cultura dell’epoca, ovvero l’esperienza della perdita dell’evidenza della realtà o l’apparente mancanza di fondamento del mondo. Tale esperienza, lungi dal risolversi in un nichilismo passivo, costituisce il punto di partenza da cui la cultura barocca muove per conquistare un criterio sicuro per conoscere la realtà e per agire nel mondo, come mostrano, rispettivamente in ambito filosofico e letterario, René Descartes e Pedro Calderón de la Barca. Tra le varie manifestazioni di questo fenomeno, la forma di pensiero più rappresentativa e trasversale ai diversi settori culturali dell’epoca viene identificata con il corpus teologico, filosofico e letterario informato dalla proposta carismatica degli autori appartenenti alla Compagnia di Gesù. L’indagine viene quindi incentrata su due figure particolarmente significative, Francisco Suárez (1548-1617) e Baltasar Gracián (1601-1658), scelte in quanto permettono di cogliere la genesi e gli sviluppi del pensiero barocco non solo all’interno dei contesti universitari (nel caso del primo), ma anche nelle corti e nei circoli intellettuali (nel caso del secondo). Per quanto concerne Suárez, l’indagine si focalizza sulle opere di metafisica, teologia e diritto, individuandone l’intenzione di fondo nel tentativo di rispondere alle sfide epistemologiche emerse in seguito allo scisma luterano, in linea con i principi del processo di rinnovamento avviato con il Concilio di Trento. Per quanto riguarda Gracián, invece, l’indagine si focalizza in particolare sugli scritti morali e politici, individuandone l’intenzione di fondo nel tentativo di offrire all’umanità del tempo gli strumenti più adeguati per vivere in un’epoca di crisi e fronteggiare un mondo caotico. I risultati dell’indagine conducono a una caratterizzazione del pensiero barocco che, pur dichiarandosi “provvisoria”, in ragione della vastità del fenomeno e della prospettiva necessariamente parziale adottata, consente di individuarne alcuni tratti essenziali. Si osserva cioè che il pensiero barocco non è innanzitutto una dottrina o uno stile, bensì un modo peculiare di fare esperienza della realtà. Esso prolunga e radicalizza una tendenza già emersa in epoca rinascimentale, affermando che la realtà non è accessibile di per sé, ma deve essere ricercata attraverso un’esperienza puramente mentale. Inoltre, esso si sforza di ordinare la caoticità del mondo cercando di conciliare, sul piano razionale, cose che sembrerebbero lontane o contrastanti. Infine, diversamente del successivo razionalismo moderno, il pensiero barocco non prescinde dai presupposti teologici della razionalità filosofica, ma considera la ragione come lo spazio di senso in cui il significato ultimo di tutte le cose può rivelarsi.
20-lug-2026
Barocco; Suarez; Gracian
Baroque; Suarez; Gracian
Sulla scena del “Barocco”. Elaborazione di una piattaforma interdisciplinare incentrata sulla cultura barocca tra XVI e XVIII secolo: patrimoni immateriali e materiali (categorie filosofiche, stili architettonici, canoni letterari nel panorama del Mezzogiorno d’Italia e nel contesto dell’Europa iberica) / Sarappa, G.. - (2026 Jul 20).
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