La tesi indaga il concetto di paesaggio a partire da una tensione originaria che lo attraversa: da un lato la sua dimensione estetico-esperienziale, legata allo sguardo e alla soggettività; dall’altro la sua consistenza oggettiva, materiale e territoriale. Il primo capitolo mostra come questa ambiguità non sia un equivoco eliminabile, ma un problema teorico costitutivo: la genesi moderna del paesaggio si intreccia con un modello di soggetto che si pone “di fronte” alla natura (pittura, prospettiva, rappresentazione), mentre, in parallelo, la geografia novecentesca tende a definirlo come configurazione scientificamente descrivibile del territorio. In questo quadro, contributi come quelli di Simmel e Assunto risultano decisivi perché tentano di pensare l’unità del paesaggio senza ridurla né a pura proiezione psichica né a mera somma di elementi fisici, tematizzandone le condizioni di possibilità. Su tale sfondo, il secondo capitolo propone di ripensare il paesaggio come realtà relazionale, in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio, e verifica la fecondità del concetto di mindscape come nozione-soglia capace di nominare l’intreccio tra interno ed esterno. Dopo una ricognizione critica degli usi del termine, la tesi assume come riferimento la proposta di Vittorio Lingiardi: il mindscape non designa un “paesaggio mentale” aggiunto al landscape, ma il punto in cui psiche e paesaggio si implicano reciprocamente (“psiche nel paesaggio” e “paesaggio nella psiche”). Ne segue un passaggio metodologico ulteriore: la domanda “che cos’è il paesaggio?” viene ricondotta alle condizioni del suo darsi, cioè alla struttura dell’esperienza che rende possibile l’emergere del paesaggio come fenomeno. Il terzo capitolo fonda questo spostamento attraverso la fenomenologia (Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty), chiarendo la critica al rappresentazionalismo e la centralità del mondo-della-vita, dell’essere-nel-mondo e della percezione incarnata: il senso non è prodotto da un interno che elabora stimoli, ma si istituisce nell’intreccio pre-riflessivo tra corpo e mondo. Il quarto capitolo mette alla prova tali premesse in dialogo con le scienze cognitive contemporanee: da una ricognizione delle teorie percettive del paesaggio spesso ancorate a schemi input-output, si passa alle 4E (embodied, embedded, extended, enactive) per mostrare come la percezione possa essere compresa come processo situato e dinamico di co-determinazione organismo-ambiente. In questa prospettiva, il mindscape acquisisce una legittimazione epistemologica e ontologica: non come livello aggiuntivo di realtà, ma come articolazione del “tra” originario in cui paesaggio e soggettività co-emergono nell’esperienza.
LANDSCAPE E MINDSCAPE. PERCEZIONE E FENOMENOLOGIA DEL PAESAGGIO: UN’ANALISI FILOSOFICA / Digirolamo, R.. - (2026 May 12).
LANDSCAPE E MINDSCAPE. PERCEZIONE E FENOMENOLOGIA DEL PAESAGGIO: UN’ANALISI FILOSOFICA
DIGIROLAMO, RAFFAELE
2026-05-12
Abstract
La tesi indaga il concetto di paesaggio a partire da una tensione originaria che lo attraversa: da un lato la sua dimensione estetico-esperienziale, legata allo sguardo e alla soggettività; dall’altro la sua consistenza oggettiva, materiale e territoriale. Il primo capitolo mostra come questa ambiguità non sia un equivoco eliminabile, ma un problema teorico costitutivo: la genesi moderna del paesaggio si intreccia con un modello di soggetto che si pone “di fronte” alla natura (pittura, prospettiva, rappresentazione), mentre, in parallelo, la geografia novecentesca tende a definirlo come configurazione scientificamente descrivibile del territorio. In questo quadro, contributi come quelli di Simmel e Assunto risultano decisivi perché tentano di pensare l’unità del paesaggio senza ridurla né a pura proiezione psichica né a mera somma di elementi fisici, tematizzandone le condizioni di possibilità. Su tale sfondo, il secondo capitolo propone di ripensare il paesaggio come realtà relazionale, in linea con la Convenzione Europea del Paesaggio, e verifica la fecondità del concetto di mindscape come nozione-soglia capace di nominare l’intreccio tra interno ed esterno. Dopo una ricognizione critica degli usi del termine, la tesi assume come riferimento la proposta di Vittorio Lingiardi: il mindscape non designa un “paesaggio mentale” aggiunto al landscape, ma il punto in cui psiche e paesaggio si implicano reciprocamente (“psiche nel paesaggio” e “paesaggio nella psiche”). Ne segue un passaggio metodologico ulteriore: la domanda “che cos’è il paesaggio?” viene ricondotta alle condizioni del suo darsi, cioè alla struttura dell’esperienza che rende possibile l’emergere del paesaggio come fenomeno. Il terzo capitolo fonda questo spostamento attraverso la fenomenologia (Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty), chiarendo la critica al rappresentazionalismo e la centralità del mondo-della-vita, dell’essere-nel-mondo e della percezione incarnata: il senso non è prodotto da un interno che elabora stimoli, ma si istituisce nell’intreccio pre-riflessivo tra corpo e mondo. Il quarto capitolo mette alla prova tali premesse in dialogo con le scienze cognitive contemporanee: da una ricognizione delle teorie percettive del paesaggio spesso ancorate a schemi input-output, si passa alle 4E (embodied, embedded, extended, enactive) per mostrare come la percezione possa essere compresa come processo situato e dinamico di co-determinazione organismo-ambiente. In questa prospettiva, il mindscape acquisisce una legittimazione epistemologica e ontologica: non come livello aggiuntivo di realtà, ma come articolazione del “tra” originario in cui paesaggio e soggettività co-emergono nell’esperienza.| File | Dimensione | Formato | |
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