Spenti gli eccessi del teatro romantico, il Secondo Impero segnò il trionfo del dramma borghese oltre a quello del vaudeville di movimento e dell’operetta. Il « milieu bourgeois » contemporaneo della scena compiaceva gli spettatori attribuendo allo spettacolo la funzione pedagogica di fustigare ogni trasgressione della morale e del buon senso borghese. Genere intermedio tra commedia e tragedia, così Diderot si esprimeva sul tema: « L’homme n’est pas toujours dans la douleur ou dans la joie. [...] Faites des comédie dans les genre sérieux, faites des tragédies domestiques et soyez surs qu’il y a des applaudissements et une immortalité qui vous sont réservés »1. Ed infatti l’abbondante produzione del dramma borghese di metà Ottocento riservò grandi successi ai suoi autori, assieme a fama, prestigio e distinzione sociale. François Ponsard, Émile Augier, Alexandre Dumas fils – i più eminenti– furono eletti all’Académie Française, le loro pièce accolte come grandi classici del teatro francese. In pochi all’epoca avrebbero mai immaginato che buona parte del loro repertorio sarebbe caduta nell’oblio. Il motivo principale di questa cancellazione, come vedremo, è costituito da una impronta ideologica pesante che condiziona la loro struttura drammaturgica. Questa impronta si sente soprattutto nei finali, il momento in cui si arriva alla risoluzione dei conflitti. È sulle soluzioni di compromesso trovate che mi interrogo in questo articolo. Nel dramma borghese, infatti, non manca affatto una conflittualità, che può essere di differente natura. Può consistere in conflitti morali – ovvero nel dilemma della scelta di un singolo personaggio tra azioni entrambe desiderabili – o in conflitti sociali tra l’aristocrazia ormai decaduta e la borghesia ormai detentrice dei valori dominanti, o in conflitti di genere quando le relazioni sono compromesse pregiudizialmente a causa di identità di genere.
LA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI NEL TEATRO DEL SECONDO IMPERO: AUGIER, DUMAS FILS, PONSARD
Michele Sollecito
2026-01-01
Abstract
Spenti gli eccessi del teatro romantico, il Secondo Impero segnò il trionfo del dramma borghese oltre a quello del vaudeville di movimento e dell’operetta. Il « milieu bourgeois » contemporaneo della scena compiaceva gli spettatori attribuendo allo spettacolo la funzione pedagogica di fustigare ogni trasgressione della morale e del buon senso borghese. Genere intermedio tra commedia e tragedia, così Diderot si esprimeva sul tema: « L’homme n’est pas toujours dans la douleur ou dans la joie. [...] Faites des comédie dans les genre sérieux, faites des tragédies domestiques et soyez surs qu’il y a des applaudissements et une immortalité qui vous sont réservés »1. Ed infatti l’abbondante produzione del dramma borghese di metà Ottocento riservò grandi successi ai suoi autori, assieme a fama, prestigio e distinzione sociale. François Ponsard, Émile Augier, Alexandre Dumas fils – i più eminenti– furono eletti all’Académie Française, le loro pièce accolte come grandi classici del teatro francese. In pochi all’epoca avrebbero mai immaginato che buona parte del loro repertorio sarebbe caduta nell’oblio. Il motivo principale di questa cancellazione, come vedremo, è costituito da una impronta ideologica pesante che condiziona la loro struttura drammaturgica. Questa impronta si sente soprattutto nei finali, il momento in cui si arriva alla risoluzione dei conflitti. È sulle soluzioni di compromesso trovate che mi interrogo in questo articolo. Nel dramma borghese, infatti, non manca affatto una conflittualità, che può essere di differente natura. Può consistere in conflitti morali – ovvero nel dilemma della scelta di un singolo personaggio tra azioni entrambe desiderabili – o in conflitti sociali tra l’aristocrazia ormai decaduta e la borghesia ormai detentrice dei valori dominanti, o in conflitti di genere quando le relazioni sono compromesse pregiudizialmente a causa di identità di genere.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


