La presente ricerca dottorale indaga il legame tra linguaggio, maschilità, potere e organizzazione del lavoro, proponendo un modello formativo e comunicativo capace di promuovere pari opportunità e di decostruire il paradigma fallogo-capitalista. Quest’ultimo è inteso come l’intreccio tra logocentrismo, fallocentrismo e capitalismo, che attraverso il linguaggio modella soggettività, relazioni e strutture di potere nelle organizzazioni contemporanee. L’obiettivo della ricerca è, dunque, duplice: da un lato, analizzare i dispositivi linguistici e simbolici che riproducono gerarchie di genere e modelli identitari rigidi, in particolare focalizzandosi sulla “maschilità”; dall’altro, elaborare strategie comunicative e formative orientate alla costruzione di relazioni organizzative più eque e plurali. A tale scopo, la tesi mette in dialogo la différance derridiana e la teoria butleriana della performatività, assumendo il linguaggio come pratica costitutiva della realtà sociale, politica e imprenditoriale. Nello specifico, il lavoro combina analisi teorica e sperimentazione empirica: nei primi capitoli viene delineata una genealogia del paradigma fallogo-capitalista; nel quarto, tali analisi vengono tradotte in una prassi formativa di matrice queer, integrando pratiche specifiche e modalità consulenziali filosofiche. Questa metodologia è stata inoltre applicata nel tirocinio presso Leader Confcooperative Puglia, dove i percorsi di formazione queer hanno prodotto un calo della percezione di discriminazione (dal 40,8% al 12,9%) e un incremento della consapevolezza linguistica e relazionale. La ricerca tenta quindi di dimostrare che la filosofia del linguaggio e di genere, intrecciata alla prassi organizzativa, può agire come dispositivo etico e trasformativo. In questa prospettiva, infatti, il linguaggio e il metodo queer elaborato e proposto in questo lavoro non si limita a offrire un lessico alternativo, ma diviene gesto decostruttivo e performativo, capace di scardinare le logiche del paradigma fallogo-capitalista e di generare strategie comunicative orientate alla realizzazione delle pari opportunità nei contesti aziendali.
Ripensare le prassi lavorative e sociali attraverso il linguaggio queer: una decostruzione del paradigma fallogocentrico e della conseguente maschilità sistemica / Grandi, Alberto. - (2026 Feb 10).
Ripensare le prassi lavorative e sociali attraverso il linguaggio queer: una decostruzione del paradigma fallogocentrico e della conseguente maschilità sistemica
GRANDI, ALBERTO
2026-02-10
Abstract
La presente ricerca dottorale indaga il legame tra linguaggio, maschilità, potere e organizzazione del lavoro, proponendo un modello formativo e comunicativo capace di promuovere pari opportunità e di decostruire il paradigma fallogo-capitalista. Quest’ultimo è inteso come l’intreccio tra logocentrismo, fallocentrismo e capitalismo, che attraverso il linguaggio modella soggettività, relazioni e strutture di potere nelle organizzazioni contemporanee. L’obiettivo della ricerca è, dunque, duplice: da un lato, analizzare i dispositivi linguistici e simbolici che riproducono gerarchie di genere e modelli identitari rigidi, in particolare focalizzandosi sulla “maschilità”; dall’altro, elaborare strategie comunicative e formative orientate alla costruzione di relazioni organizzative più eque e plurali. A tale scopo, la tesi mette in dialogo la différance derridiana e la teoria butleriana della performatività, assumendo il linguaggio come pratica costitutiva della realtà sociale, politica e imprenditoriale. Nello specifico, il lavoro combina analisi teorica e sperimentazione empirica: nei primi capitoli viene delineata una genealogia del paradigma fallogo-capitalista; nel quarto, tali analisi vengono tradotte in una prassi formativa di matrice queer, integrando pratiche specifiche e modalità consulenziali filosofiche. Questa metodologia è stata inoltre applicata nel tirocinio presso Leader Confcooperative Puglia, dove i percorsi di formazione queer hanno prodotto un calo della percezione di discriminazione (dal 40,8% al 12,9%) e un incremento della consapevolezza linguistica e relazionale. La ricerca tenta quindi di dimostrare che la filosofia del linguaggio e di genere, intrecciata alla prassi organizzativa, può agire come dispositivo etico e trasformativo. In questa prospettiva, infatti, il linguaggio e il metodo queer elaborato e proposto in questo lavoro non si limita a offrire un lessico alternativo, ma diviene gesto decostruttivo e performativo, capace di scardinare le logiche del paradigma fallogo-capitalista e di generare strategie comunicative orientate alla realizzazione delle pari opportunità nei contesti aziendali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


