La velocità e l’inesorabilità dei mutamenti sociali sono difficilmente controllabili e, talvolta, sono osservabili solo quando i tempi di osservazione sono molto distanti tra loro. In questo quadro complesso si colloca un altro elemento importante: la legge. L’acquisizione dei diritti, ma anche il loro smantellamento, risultano più lampanti, poiché posti nero su bianco con le norme che vincolano i comportamenti di un Paese, sebbene passino dai cambiamenti sociali di cui sopra e quindi il processo di definizione risulti meno visibile. Il presente contributo muove dalla sentenza della Corte Suprema di Cassazione - Sezioni Unite Civili - n. 38162 del 30 dicembre 20221, che ha dato avvio all’impugnazione da parte della Procura di Padova dei certificati di nascita di alcuni bambini nati all’estero mediante fecondazione eterologa o gestazione surrogata da coppie omosessuali. L’episodio, avvenuto nell’estate 2023, potrebbe aver avviato un percorso di decostruzione dei “quasi-diritti” concessi alle famiglie omosessuali negli ultimi anni. Pertanto, l’obiettivo di questo lavoro è stimolare una riflessione professionale sull’importanza del ruolo di advocacy della categoria professionale degli assistenti sociali per il perseguimento della giustizia e dell’equità sociale in favore delle persone omosessuali, delle coppie omogenitoriali e dei loro figli. Per farlo, nella prima parte del paper si inquadrano brevemente i queer studies, al fine di fornire alcuni fondamenti utili a comprendere l’evoluzione teorica a supporto dei diritti delle persone LGBTQIA+; nella seconda parte, invece, si analizza la succitata sentenza della Cassazione e i suoi i riverberi attraverso una prospettiva di servizio sociale; ciò si rende necessario perché i ranghi più corposi di assistenti sociali sono collocati nel Servizio Sociale degli Enti Locali che, come si evidenzierà nei par. 3 e 5, sono istituzioni di dominio etero-cisnormativo; pertanto, nelle conclusioni, si rimarca la necessità di adottare, anche in Italia, un approccio di anti-oppressivo finalizzato al riconoscimento delle istanze delle persone LGBTQIA+.

Quando un diritto non è un diritto: il caso delle coppie omogenitorial

Roberta Zonno
2024-01-01

Abstract

La velocità e l’inesorabilità dei mutamenti sociali sono difficilmente controllabili e, talvolta, sono osservabili solo quando i tempi di osservazione sono molto distanti tra loro. In questo quadro complesso si colloca un altro elemento importante: la legge. L’acquisizione dei diritti, ma anche il loro smantellamento, risultano più lampanti, poiché posti nero su bianco con le norme che vincolano i comportamenti di un Paese, sebbene passino dai cambiamenti sociali di cui sopra e quindi il processo di definizione risulti meno visibile. Il presente contributo muove dalla sentenza della Corte Suprema di Cassazione - Sezioni Unite Civili - n. 38162 del 30 dicembre 20221, che ha dato avvio all’impugnazione da parte della Procura di Padova dei certificati di nascita di alcuni bambini nati all’estero mediante fecondazione eterologa o gestazione surrogata da coppie omosessuali. L’episodio, avvenuto nell’estate 2023, potrebbe aver avviato un percorso di decostruzione dei “quasi-diritti” concessi alle famiglie omosessuali negli ultimi anni. Pertanto, l’obiettivo di questo lavoro è stimolare una riflessione professionale sull’importanza del ruolo di advocacy della categoria professionale degli assistenti sociali per il perseguimento della giustizia e dell’equità sociale in favore delle persone omosessuali, delle coppie omogenitoriali e dei loro figli. Per farlo, nella prima parte del paper si inquadrano brevemente i queer studies, al fine di fornire alcuni fondamenti utili a comprendere l’evoluzione teorica a supporto dei diritti delle persone LGBTQIA+; nella seconda parte, invece, si analizza la succitata sentenza della Cassazione e i suoi i riverberi attraverso una prospettiva di servizio sociale; ciò si rende necessario perché i ranghi più corposi di assistenti sociali sono collocati nel Servizio Sociale degli Enti Locali che, come si evidenzierà nei par. 3 e 5, sono istituzioni di dominio etero-cisnormativo; pertanto, nelle conclusioni, si rimarca la necessità di adottare, anche in Italia, un approccio di anti-oppressivo finalizzato al riconoscimento delle istanze delle persone LGBTQIA+.
2024
9781326897949
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11586/582061
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