Il contributo esplora l’esperienza di Carole Roussopoulos (1945-2009), regista, fondatrice del primo collettivo video francese, Vidéo Out, che a partire dagli anni settanta ha realizzato significativi documenti delle lotte femministe, operaie, antimperialiste, omosessuali. Roussopoulos in quegli anni, come forma di militanza, insegna l’uso del video ai movimenti di liberazione (Pantere Nere, vietnamiti, angolani, palestinesi) e proietta i propri video nei mercati, tra la gente. Più tardi, nel 1982, per produrre e conservare la videografia sulle donne co-fonda il Centre Audiovisuel Simone de Beauvoir. La regista inscrive la sua pratica del vidéo légère nella ‘grande utopia’ sessantottina della controinformazione: un video militante, che intende scavalcare il monopolio del discorso televisivo per occupare lo spazio pubblico dando voce agli irrapresentati in rivolta.
La “camera in pugno”: la pratica videografica di Carole Roussopoulos
Simone Cangelosi
2026-01-01
Abstract
Il contributo esplora l’esperienza di Carole Roussopoulos (1945-2009), regista, fondatrice del primo collettivo video francese, Vidéo Out, che a partire dagli anni settanta ha realizzato significativi documenti delle lotte femministe, operaie, antimperialiste, omosessuali. Roussopoulos in quegli anni, come forma di militanza, insegna l’uso del video ai movimenti di liberazione (Pantere Nere, vietnamiti, angolani, palestinesi) e proietta i propri video nei mercati, tra la gente. Più tardi, nel 1982, per produrre e conservare la videografia sulle donne co-fonda il Centre Audiovisuel Simone de Beauvoir. La regista inscrive la sua pratica del vidéo légère nella ‘grande utopia’ sessantottina della controinformazione: un video militante, che intende scavalcare il monopolio del discorso televisivo per occupare lo spazio pubblico dando voce agli irrapresentati in rivolta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


