Il contributo esamina il d.l. 20 settembre 2015, n. 146, convertito con modificazioni dalla l. 12 novembre 2015, n. 182, che ha ricondotto l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura nell’ambito dei servizi pubblici essenziali ai fini della disciplina dello sciopero. L’analisi ricostruisce il contesto che ha determinato l’intervento d’urgenza del legislatore, evidenziando come la riforma sia stata sollecitata dall’esigenza di assicurare continuità alla fruizione del patrimonio culturale anche in presenza di conflitti sindacali. Particolare attenzione è dedicata alle innovazioni introdotte in sede di conversione, e segnatamente alla qualificazione della tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale quali livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., in attuazione dell’art. 9 Cost. Il saggio mette in luce i profili problematici della scelta legislativa, sia con riguardo alla riconduzione dei servizi culturali nella categoria dei servizi pubblici essenziali, sia con riferimento al delicato bilanciamento tra diritto di sciopero e godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Ne emerge una riflessione critica su una disciplina che, pur ispirata alla tutela della fruizione del patrimonio culturale, solleva interrogativi sul piano della coerenza sistematica e della tenuta costituzionale del rapporto tra libertà sindacale, livelli essenziali delle prestazioni e funzioni pubbliche in materia di cultura.

Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali el turismo (D.L. 20 settembre 2015, n. 146)

lagrotta
2020-01-01

Abstract

Il contributo esamina il d.l. 20 settembre 2015, n. 146, convertito con modificazioni dalla l. 12 novembre 2015, n. 182, che ha ricondotto l’apertura al pubblico di musei e luoghi della cultura nell’ambito dei servizi pubblici essenziali ai fini della disciplina dello sciopero. L’analisi ricostruisce il contesto che ha determinato l’intervento d’urgenza del legislatore, evidenziando come la riforma sia stata sollecitata dall’esigenza di assicurare continuità alla fruizione del patrimonio culturale anche in presenza di conflitti sindacali. Particolare attenzione è dedicata alle innovazioni introdotte in sede di conversione, e segnatamente alla qualificazione della tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale quali livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., in attuazione dell’art. 9 Cost. Il saggio mette in luce i profili problematici della scelta legislativa, sia con riguardo alla riconduzione dei servizi culturali nella categoria dei servizi pubblici essenziali, sia con riferimento al delicato bilanciamento tra diritto di sciopero e godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Ne emerge una riflessione critica su una disciplina che, pur ispirata alla tutela della fruizione del patrimonio culturale, solleva interrogativi sul piano della coerenza sistematica e della tenuta costituzionale del rapporto tra libertà sindacale, livelli essenziali delle prestazioni e funzioni pubbliche in materia di cultura.
2020
978-88-3270-755-7
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