Il presente saggio attraversa le ascendenze e il significato letterario-ideologico del celebre motto dannunziano “Vivere ardendo e non bruciarsi mai”. Partendo dalla sua prima fonte più diretta, ovvero i versi della poetessa Gaspara Stampa già riutilizzati nel romanzo dannunziano Il Fuoco, si analizza il suo riuso in altre opere dell’autore e soprattutto l’intreccio con altre fonti di tradizione petrarchesca, incluso il Michelangelo citato dallo stesso d’Annunzio. Alla componente squisitamente letteraria, si aggiunge quella ideologico-politica, quanto mai attuale, proveniente dall’impresa di Fiume, con le riflessioni e le parole dell’ex-legionario Léon Kochnitzky e le possibili ricadute, negli stessi anni, nell’altrettanto celebre, e soprattutto antitetico, motivo esistenziale del ‘bruciare’ nel Montale degli Ossi.
"Vivere ardendo e non bruciarsi mai": Noterelle su un motto dannunziano tra Gaspara Stampa, Michelangelo ed Eugenio Montale
Carla Chiummo
2026-01-01
Abstract
Il presente saggio attraversa le ascendenze e il significato letterario-ideologico del celebre motto dannunziano “Vivere ardendo e non bruciarsi mai”. Partendo dalla sua prima fonte più diretta, ovvero i versi della poetessa Gaspara Stampa già riutilizzati nel romanzo dannunziano Il Fuoco, si analizza il suo riuso in altre opere dell’autore e soprattutto l’intreccio con altre fonti di tradizione petrarchesca, incluso il Michelangelo citato dallo stesso d’Annunzio. Alla componente squisitamente letteraria, si aggiunge quella ideologico-politica, quanto mai attuale, proveniente dall’impresa di Fiume, con le riflessioni e le parole dell’ex-legionario Léon Kochnitzky e le possibili ricadute, negli stessi anni, nell’altrettanto celebre, e soprattutto antitetico, motivo esistenziale del ‘bruciare’ nel Montale degli Ossi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


