A partire dalla seconda metà del XVI secolo, in seguito alle prescrizioni iconografiche stabilite dal Concilio di Trento (1545-1563), l’immagine della Vergine Maria acquisisce un ruolo di assoluta centralità all’interno della produzione artistica cristiana. L’affermazione dell’iconografia mariana, lungi dall’essere un mero strumento decorativo, si configura come dispositivo privilegiato della propaganda religiosa e al tempo stesso come fondamento di una nuova estetica del sacro, pienamente in linea con le finalità pedagogiche e devozionali promosse dalla Controriforma. In questo quadro, la religiosità popolare svolge un ruolo cruciale nella rielaborazione delle immagini mariane. L’interazione con la rappresentazione sacra si declina infatti in una pratica quotidiana, spesso informale, che talvolta si manifesta attraverso un linguaggio prossimo al turpiloquio o al gergo vernacolare. Tali fenomeni non devono essere interpretati come dissacrazione, ma piuttosto come espressione di una prossimità emotiva e antropologica all’immagine sacra, che assume così una funzione mediatrice tra l’individuo, la comunità e il divino.

Icone ferite.Episodi di blasfemia nel Regno di Napoli in età moderna

isabella Di Liddo
2026-01-01

Abstract

A partire dalla seconda metà del XVI secolo, in seguito alle prescrizioni iconografiche stabilite dal Concilio di Trento (1545-1563), l’immagine della Vergine Maria acquisisce un ruolo di assoluta centralità all’interno della produzione artistica cristiana. L’affermazione dell’iconografia mariana, lungi dall’essere un mero strumento decorativo, si configura come dispositivo privilegiato della propaganda religiosa e al tempo stesso come fondamento di una nuova estetica del sacro, pienamente in linea con le finalità pedagogiche e devozionali promosse dalla Controriforma. In questo quadro, la religiosità popolare svolge un ruolo cruciale nella rielaborazione delle immagini mariane. L’interazione con la rappresentazione sacra si declina infatti in una pratica quotidiana, spesso informale, che talvolta si manifesta attraverso un linguaggio prossimo al turpiloquio o al gergo vernacolare. Tali fenomeni non devono essere interpretati come dissacrazione, ma piuttosto come espressione di una prossimità emotiva e antropologica all’immagine sacra, che assume così una funzione mediatrice tra l’individuo, la comunità e il divino.
2026
978-88-7088-753-2
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