Il saggio ricostruisce la disiciplina del potere inibitorio postumo sugli interventi soggetti a s.c.i.a. (c.d. “annullamento della s.c.i.a.”), sia alla luce del dato normativo, sia nelle decisioni della giurisprudenza. Si sofferma, in particolare, sui problemi di diritto intertemporale derivanti dalla successione di diverse formulazioni delle norme di riferimento e da significative oscillazioni giurisprudenziali tra “termine ragionevole” e “termine di diciotto mesi” nonchè nella individuazione del "dies a quo" per l'esercizio del potere. Si affronta altresì il delicato tema del rapporto tra esercizio del potere inibitorio postumo e "non veritiera" rappresentazione dei fatti, falsità ed onere della prova.
Quando tempus non regit actum. Ancora sulla c.d. “autotutela” in materia di s.c.i.a.: dichiarazioni non veritiere, interesse pubblico in re ipsa e termine ragionevole per l’esercizio del potere inibitorio postumo
otranto piergiuseppe
2024-01-01
Abstract
Il saggio ricostruisce la disiciplina del potere inibitorio postumo sugli interventi soggetti a s.c.i.a. (c.d. “annullamento della s.c.i.a.”), sia alla luce del dato normativo, sia nelle decisioni della giurisprudenza. Si sofferma, in particolare, sui problemi di diritto intertemporale derivanti dalla successione di diverse formulazioni delle norme di riferimento e da significative oscillazioni giurisprudenziali tra “termine ragionevole” e “termine di diciotto mesi” nonchè nella individuazione del "dies a quo" per l'esercizio del potere. Si affronta altresì il delicato tema del rapporto tra esercizio del potere inibitorio postumo e "non veritiera" rappresentazione dei fatti, falsità ed onere della prova.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


