The Ragionamento fatto tra un cavaliere errante et un uomo solitario (Venice, 1552) by the polymath Ortensio Lando condenses some of the fundamental themes of humanist and Renaissance culture, from the critique of court life to the search for peace in solitary life to the madness of men, and concludes with an Epicurean eulogy of the secluded life. This essay aims to highlight the presence, among the numerous sources exploited in the pamphlet, of an early work by Erasmus Roterodamus, De contemptu mundi: a source previously unlisted among those used by Lando, and which he also draws upon in the Ragionamento with precise translations, confirming once again his role as a popularizer of the works of the Rotterdam humanist in Italy, as well as his predilection for texts that could be considered, if not outright heterodox, at least provocative. This is the case of De contemptu, where references to Epicurus are very frequent and Erasmus resorts to pagan hedonism to induce the dedicatee of the work to embrace monastic life.

Il Ragionamento fatto tra un cavaliere errante et un uomo solitario (Venezia, 1552) del poligrafo Ortensio Lando condensa alcuni dei temi fondamentali della cultura umanistica e rinascimentale, dalla critica della vita di corte alla ricerca di pace nella vita solitaria alla follia degli uomini, e si conclude con un elogio epicureo della vita appartata. Il saggio si propone di lumeggiare la presenza, tra le numerose fonti messe a frutto nell’opuscolo, di un’opera giovanile di Erasmo da Rotterdam, il De contemptu mundi: una fonte finora mai indicata tra quelle adoperate da Lando, e della quale egli nel Ragionamento si vale anche con traduzioni puntuali, confermando ancora una volta il suo ruolo di divulgatore delle opere dell’umanista di Rotterdam in Italia, nonché la sua predilezione per quei testi che potevano risultare, se non addirittura eterodossi, perlomeno provocatori. È il caso del De contemptu, ove la presenza di riferimenti a Epicuro è assai frequente e Erasmo ricorre all’edonismo pagano per indurre il destinatario dell’opera ad abbracciare la vita monastica.

Sulla fortuna di Erasmo in Italia: il Ragionamento fatto tra un cavaliere errante et un uomo solitario di Ortensio Lando (1552)

Elisa Tinelli
2025-01-01

Abstract

The Ragionamento fatto tra un cavaliere errante et un uomo solitario (Venice, 1552) by the polymath Ortensio Lando condenses some of the fundamental themes of humanist and Renaissance culture, from the critique of court life to the search for peace in solitary life to the madness of men, and concludes with an Epicurean eulogy of the secluded life. This essay aims to highlight the presence, among the numerous sources exploited in the pamphlet, of an early work by Erasmus Roterodamus, De contemptu mundi: a source previously unlisted among those used by Lando, and which he also draws upon in the Ragionamento with precise translations, confirming once again his role as a popularizer of the works of the Rotterdam humanist in Italy, as well as his predilection for texts that could be considered, if not outright heterodox, at least provocative. This is the case of De contemptu, where references to Epicurus are very frequent and Erasmus resorts to pagan hedonism to induce the dedicatee of the work to embrace monastic life.
2025
Il Ragionamento fatto tra un cavaliere errante et un uomo solitario (Venezia, 1552) del poligrafo Ortensio Lando condensa alcuni dei temi fondamentali della cultura umanistica e rinascimentale, dalla critica della vita di corte alla ricerca di pace nella vita solitaria alla follia degli uomini, e si conclude con un elogio epicureo della vita appartata. Il saggio si propone di lumeggiare la presenza, tra le numerose fonti messe a frutto nell’opuscolo, di un’opera giovanile di Erasmo da Rotterdam, il De contemptu mundi: una fonte finora mai indicata tra quelle adoperate da Lando, e della quale egli nel Ragionamento si vale anche con traduzioni puntuali, confermando ancora una volta il suo ruolo di divulgatore delle opere dell’umanista di Rotterdam in Italia, nonché la sua predilezione per quei testi che potevano risultare, se non addirittura eterodossi, perlomeno provocatori. È il caso del De contemptu, ove la presenza di riferimenti a Epicuro è assai frequente e Erasmo ricorre all’edonismo pagano per indurre il destinatario dell’opera ad abbracciare la vita monastica.
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