Il volume si fonda su un presupposto metodologico: se lo sport costituisce uno dei principali dispositivi simbolici della contemporaneità, la sua analisi non può limitarsi alla dimensione tecnica o alla superficie della prestazione. L’estetica dello sport viene qui intesa non come riflessione sul “piacevole”, ma come indagine sulle condizioni che rendono l’azione corporea una figura significativa, un’esperienza condivisibile e un fenomeno culturale. La questione è eminentemente epistemica: la forma non è un ornamento dell’azione, ma il suo stesso modo di esistere. Essa emerge nell’intreccio tra regola e libertà, tra esercizio e invenzione, tra ripetizione e irripetibilità dell’istante. Il gesto atletico è analizzato nella sua struttura temporale (attese, accelerazioni, sospensioni) e spaziale (traiettorie, confini, coordinate produttive di senso), riconoscendo nel corpo non un semplice strumento, ma un luogo di conoscenza incarnata. L’apparente immediatezza del giudizio di “bellezza” viene problematizzata attraverso l’esame dei criteri che lo sostengono — pulizia tecnica, efficacia, economia, rischio, sorpresa — evidenziandone la variabilità a seconda delle discipline e dei contesti culturali e mediali. L’estetica dello sport si configura così come un dispositivo analitico volto a chiarire, distinguere e sottrarre l’esperienza sportiva a letture semplificanti.
Saggi di Estica dello sport
Maristella Trombetta
;Vittoria Bosna
2026-01-01
Abstract
Il volume si fonda su un presupposto metodologico: se lo sport costituisce uno dei principali dispositivi simbolici della contemporaneità, la sua analisi non può limitarsi alla dimensione tecnica o alla superficie della prestazione. L’estetica dello sport viene qui intesa non come riflessione sul “piacevole”, ma come indagine sulle condizioni che rendono l’azione corporea una figura significativa, un’esperienza condivisibile e un fenomeno culturale. La questione è eminentemente epistemica: la forma non è un ornamento dell’azione, ma il suo stesso modo di esistere. Essa emerge nell’intreccio tra regola e libertà, tra esercizio e invenzione, tra ripetizione e irripetibilità dell’istante. Il gesto atletico è analizzato nella sua struttura temporale (attese, accelerazioni, sospensioni) e spaziale (traiettorie, confini, coordinate produttive di senso), riconoscendo nel corpo non un semplice strumento, ma un luogo di conoscenza incarnata. L’apparente immediatezza del giudizio di “bellezza” viene problematizzata attraverso l’esame dei criteri che lo sostengono — pulizia tecnica, efficacia, economia, rischio, sorpresa — evidenziandone la variabilità a seconda delle discipline e dei contesti culturali e mediali. L’estetica dello sport si configura così come un dispositivo analitico volto a chiarire, distinguere e sottrarre l’esperienza sportiva a letture semplificanti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


