Il contributo proposto intende riflettere sul modo in cui i rapporti tra corpo e potere, parentela e politica, diritto e trasgressione costituiscono un campo fondativo di soggettività: tale prospettiva sarà indagata mettendo in dialogo i testi La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte di Judith Butler e Il suicidio. Studio di sociologia di Émile Durkheim. In particolar modo, ci si pone il fine di indagare il nesso che lega la morte e la società e il suo conseguente riverbero nella dimensione politico-giuridica ma nella particolare configurazione che tale legame acquisisce nel fenomeno del suicidio partendo proprio da una tragedia greca: quella di Antigone. In una forma di vita come quella greca nella quale – come ricorda Ismene, sorella di Antigone – le donne non potevano lottare contro gli uomini, l’atto di sfida della protagonista contro l’editto proclamato dal re Creonte che impediva di seppellire il corpo del fratello Polinice si configura come una condizione di possibilità trasformativa proprio come la figura iconica di Bella Baxter in Povere Creature di Yorgos Lanthimos. Infatti, come quest’ultima – la quale in un avventuroso gioco di astrazione reimmagina il concetto di libertà – anche Antigone è una figura che cerca di disgregare le strutture convenzionali che spesso funzionano come gabbie e gli epistemi di intellegibilità che stabiliscono quali sono, ad esempio, le vite non degne di essere vissute che la filosofa definisce spettrali Tale interazione dialogica sarà anticipata, pertanto, dalle seguenti domande di ricerca: la classificazione dei tipi di suicidio tematizzata da Durkheim può essere utile a chiarire il rapporto tra la sfera della parentela e la sfera della politica che nella tragedia sofoclea sembra risolversi nell’atto suicidario di Antigone? In che modo gli schemi di intellegibilità normativa incidono nella rappresentazione del suicidio e nella sua percezione all’interno della sfera pubblica?

Soggettività spettrali tra potere e politica

Vanessa Riela
In corso di stampa

Abstract

Il contributo proposto intende riflettere sul modo in cui i rapporti tra corpo e potere, parentela e politica, diritto e trasgressione costituiscono un campo fondativo di soggettività: tale prospettiva sarà indagata mettendo in dialogo i testi La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte di Judith Butler e Il suicidio. Studio di sociologia di Émile Durkheim. In particolar modo, ci si pone il fine di indagare il nesso che lega la morte e la società e il suo conseguente riverbero nella dimensione politico-giuridica ma nella particolare configurazione che tale legame acquisisce nel fenomeno del suicidio partendo proprio da una tragedia greca: quella di Antigone. In una forma di vita come quella greca nella quale – come ricorda Ismene, sorella di Antigone – le donne non potevano lottare contro gli uomini, l’atto di sfida della protagonista contro l’editto proclamato dal re Creonte che impediva di seppellire il corpo del fratello Polinice si configura come una condizione di possibilità trasformativa proprio come la figura iconica di Bella Baxter in Povere Creature di Yorgos Lanthimos. Infatti, come quest’ultima – la quale in un avventuroso gioco di astrazione reimmagina il concetto di libertà – anche Antigone è una figura che cerca di disgregare le strutture convenzionali che spesso funzionano come gabbie e gli epistemi di intellegibilità che stabiliscono quali sono, ad esempio, le vite non degne di essere vissute che la filosofa definisce spettrali Tale interazione dialogica sarà anticipata, pertanto, dalle seguenti domande di ricerca: la classificazione dei tipi di suicidio tematizzata da Durkheim può essere utile a chiarire il rapporto tra la sfera della parentela e la sfera della politica che nella tragedia sofoclea sembra risolversi nell’atto suicidario di Antigone? In che modo gli schemi di intellegibilità normativa incidono nella rappresentazione del suicidio e nella sua percezione all’interno della sfera pubblica?
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