Il contributo analizza la rappresentazione del brigantaggio postunitario nei manuali di storia per le scuole superiori, concentrandosi non solo sui testi, ma anche sugli apparati iconografici, cartografici e sulle sezioni di antologia storiografica. Attraverso l’esame di un ampio campione di manuali recenti, gli autori mettono in luce la persistenza di un’“inerzia storiografica”, che tende a riproporre interpretazioni dicotomiche e semplificate del fenomeno, spesso scollegate dagli sviluppi più aggiornati della ricerca. Le immagini – frequentemente non problematizzate – veicolano rappresentazioni stereotipate dei briganti e delle brigantesse, mentre le carte geografiche, quando presenti, appiattiscono le differenze cronologiche e territoriali, contribuendo a consolidare l’idea di un brigantaggio indistintamente “meridionale”. Particolarmente significativa è la crescente permeabilità della manualistica a narrazioni di matrice neoborbonica e a letture provenienti dal discorso pubblico, che trovano spazio anche in box e sezioni storiografiche, talvolta accanto a studi scientificamente fondati. Il saggio evidenzia così il ruolo cruciale del manuale come luogo di mediazione tra ricerca storica, memoria pubblica e formazione del senso comune, sottolineando i rischi di semplificazione e legittimazione di ricostruzioni discutibili.

Briganti da manuale. L'insegnamento del brigantaggio nelle scuole superiori

Annastella Carrino
2025-01-01

Abstract

Il contributo analizza la rappresentazione del brigantaggio postunitario nei manuali di storia per le scuole superiori, concentrandosi non solo sui testi, ma anche sugli apparati iconografici, cartografici e sulle sezioni di antologia storiografica. Attraverso l’esame di un ampio campione di manuali recenti, gli autori mettono in luce la persistenza di un’“inerzia storiografica”, che tende a riproporre interpretazioni dicotomiche e semplificate del fenomeno, spesso scollegate dagli sviluppi più aggiornati della ricerca. Le immagini – frequentemente non problematizzate – veicolano rappresentazioni stereotipate dei briganti e delle brigantesse, mentre le carte geografiche, quando presenti, appiattiscono le differenze cronologiche e territoriali, contribuendo a consolidare l’idea di un brigantaggio indistintamente “meridionale”. Particolarmente significativa è la crescente permeabilità della manualistica a narrazioni di matrice neoborbonica e a letture provenienti dal discorso pubblico, che trovano spazio anche in box e sezioni storiografiche, talvolta accanto a studi scientificamente fondati. Il saggio evidenzia così il ruolo cruciale del manuale come luogo di mediazione tra ricerca storica, memoria pubblica e formazione del senso comune, sottolineando i rischi di semplificazione e legittimazione di ricostruzioni discutibili.
2025
9788840022987
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11586/566680
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