Il contributo analizza le trasformazioni delle forme dell’abitare come parte di un più ampio processo di mutamento sociale, segnato da profonde interconnessioni tra cambiamenti ambientali, demografici, tecnologici, economici e culturali. Il testo interpreta la crescente individualizzazione, la fluidità dei legami sociali e la precarizzazione del lavoro come elementi strutturali che alimentano la crisi abitativa contemporanea e la progressiva erosione del diritto alla casa. In questo quadro, l’abitare informale viene analizzato come risposta reattiva e adattiva all’inaccessibilità abitativa, ma anche come campo di sperimentazione sociale capace di generare nuove forme di convivenza, solidarietà e uso creativo dello spazio urbano. Tali pratiche, spesso nate ai margini della legalità, rappresentano non solo strategie di sopravvivenza, ma anche luoghi di innovazione sociale che mettono in discussione i confini tradizionali tra pubblico e privato, legittimo e illegittimo. Le autrici evidenziano infine la necessità di un ripensamento integrato delle politiche sociali e abitative, in grado di riconoscere la casa come diritto complesso, intrecciato a lavoro, salute e partecipazione sociale. L’informalità, lungi dall’essere letta esclusivamente come segno di marginalità, emerge come espressione di resilienza e come risorsa conoscitiva utile a riprogettare sistemi abitativi più inclusivi, partecipati e sensibili alla pluralità dei modi di vivere contemporanei.
CHANGES IN WAYS OF LIVING. INFORMALITY AS A RELATIVE AND REACTIVE CONCEPT TO THE UNIVERSAL INACCESSIBILITY OF THE RIGHT TO HOUSING
Elena Carletti
Writing – Original Draft Preparation
;Maddalena Floriana Grassi
Writing – Original Draft Preparation
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza le trasformazioni delle forme dell’abitare come parte di un più ampio processo di mutamento sociale, segnato da profonde interconnessioni tra cambiamenti ambientali, demografici, tecnologici, economici e culturali. Il testo interpreta la crescente individualizzazione, la fluidità dei legami sociali e la precarizzazione del lavoro come elementi strutturali che alimentano la crisi abitativa contemporanea e la progressiva erosione del diritto alla casa. In questo quadro, l’abitare informale viene analizzato come risposta reattiva e adattiva all’inaccessibilità abitativa, ma anche come campo di sperimentazione sociale capace di generare nuove forme di convivenza, solidarietà e uso creativo dello spazio urbano. Tali pratiche, spesso nate ai margini della legalità, rappresentano non solo strategie di sopravvivenza, ma anche luoghi di innovazione sociale che mettono in discussione i confini tradizionali tra pubblico e privato, legittimo e illegittimo. Le autrici evidenziano infine la necessità di un ripensamento integrato delle politiche sociali e abitative, in grado di riconoscere la casa come diritto complesso, intrecciato a lavoro, salute e partecipazione sociale. L’informalità, lungi dall’essere letta esclusivamente come segno di marginalità, emerge come espressione di resilienza e come risorsa conoscitiva utile a riprogettare sistemi abitativi più inclusivi, partecipati e sensibili alla pluralità dei modi di vivere contemporanei.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


