Nel romanzo ottocentesco, l’educazione femminile si scontra con un inevitabile fallimento: le giovani donne sono educate in spazi chiusi come il convento e hanno come unico orizzonte possibile la stabilità del matrimonio e di una vita domestica. Il Novecento propone una questione diversa: la realizzazione femminile non è più nell’amore ma nella professione che, come suggerisce Virginia Woolf nel saggio A Room of One’s Own (1929), necessita di una stanza simbolicamente investita, nella quale la donna possa indentificarsi. A partire dal celebre saggio, l’articolo si propone di indagare un altro paradigma di formazione femminile, attraverso la lettura de La Vagabonde di Colette e de L’Amant di Marguerite Duras. L’emancipazione femminile prescinde dal possesso di uno spazio privato: è l’esterno a diventare il luogo della formazione.
Fuori dalla stanza. Un'altra formazione femminile
Fulvia Palmentura
2025-01-01
Abstract
Nel romanzo ottocentesco, l’educazione femminile si scontra con un inevitabile fallimento: le giovani donne sono educate in spazi chiusi come il convento e hanno come unico orizzonte possibile la stabilità del matrimonio e di una vita domestica. Il Novecento propone una questione diversa: la realizzazione femminile non è più nell’amore ma nella professione che, come suggerisce Virginia Woolf nel saggio A Room of One’s Own (1929), necessita di una stanza simbolicamente investita, nella quale la donna possa indentificarsi. A partire dal celebre saggio, l’articolo si propone di indagare un altro paradigma di formazione femminile, attraverso la lettura de La Vagabonde di Colette e de L’Amant di Marguerite Duras. L’emancipazione femminile prescinde dal possesso di uno spazio privato: è l’esterno a diventare il luogo della formazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


