La povertà educativa è un fenomeno da tempo entrato nel sentire comune, un fenomeno che può avere diverse letture, interpretazioni e linguaggi attraverso i quali essere espresso ma rimanda sostanzialmente all’’idea di ingiustizia sociale e di iniquità, non solo economica ma relazionale, educativa e sociale, nonché all’idea di mancanza di opportunità e capacitazioni, in particolare, per i bambini, le bambine e gli e le adolescenti. La povertà educativa è definita come la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni (Save the Children, 2022). Tale fenomeno si lega profondamente a quello delle povertà in senso più ampio, le quali vedono troppo spesso nelle generazioni più piccole le vittime anche nel nostro Paese. Nelle statistiche dell’ISTAT relative all’anno 2022, la povertà assoluta in Italia interessa quasi 1 milione e 269 mila minori (13,4%, rispetto al 9,7% degli individui a livello nazionale); l’incidenza varia dall’11,5% del Centro al 15,9% del Mezzogiorno. Rispetto al 2021 la condizione dei minori è stabile a livello nazionale, ma si colgono segnali di peggioramento per i bambini da 4 a 6 anni del Centro Italia (l’incidenza arriva al 14,2% dal 9,3%) e per quelli dai 7 ai 13 anni del Mezzogiorno, per i quali si arriva al 16,8% dal 13,8% dell’anno precedente. La povertà educativa, dunque, è strettamente connessa alla povertà economica, ma non si identifica esclusivamente con la stessa, ne diventa una conseguenza. L’alibi e la motivazione economica, della famiglia, della Comunità, del sistema dell’offerta dei servizi non possono giustificare e negare i diritti fondamentali di tanti minori e per questo progettare processi educativi e di orientamento umano e relazionale, oltre che professionale, appare più che mai strategico. Un’esperienza interessante nel contrastare le povertà relazionali, educative e sociali si riscontra nel progetto "Lost in Education", avviato nel 2018 e terminato nel 2022, selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, e realizzato dall'UNICEF con Arciragazzi nazionale. Sono stati coinvolti nel progetto 4300 ragazze e ragazzi di età compresa tra 11 e 17 anni; 1300 docenti; 20 amministrazioni comunali; 170 associazioni e più di 400 genitori, che hanno partecipato attivamente alle azioni come attori di comunità, in 7 regioni. Il progetto, le cui principali risultanze saranno illustrate nel Convegno SIPed, ha voluto sperimentare una strategia di contrasto della povertà educativa valorizzando e investendo sulle risorse di un luogo con la finalità di co-progettare comunità educanti intenzionali basate su tre pilastri: partecipazione delle ragazze e dei ragazzi; empowerment della comunità; scuola quale attore sociale che governa il processo educativo di comunità.
Oltre le povertà educative: nuove prospettive e opportunità socio-relazionali
Corriero Michele
;Gabriella Calvano
2025-01-01
Abstract
La povertà educativa è un fenomeno da tempo entrato nel sentire comune, un fenomeno che può avere diverse letture, interpretazioni e linguaggi attraverso i quali essere espresso ma rimanda sostanzialmente all’’idea di ingiustizia sociale e di iniquità, non solo economica ma relazionale, educativa e sociale, nonché all’idea di mancanza di opportunità e capacitazioni, in particolare, per i bambini, le bambine e gli e le adolescenti. La povertà educativa è definita come la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni (Save the Children, 2022). Tale fenomeno si lega profondamente a quello delle povertà in senso più ampio, le quali vedono troppo spesso nelle generazioni più piccole le vittime anche nel nostro Paese. Nelle statistiche dell’ISTAT relative all’anno 2022, la povertà assoluta in Italia interessa quasi 1 milione e 269 mila minori (13,4%, rispetto al 9,7% degli individui a livello nazionale); l’incidenza varia dall’11,5% del Centro al 15,9% del Mezzogiorno. Rispetto al 2021 la condizione dei minori è stabile a livello nazionale, ma si colgono segnali di peggioramento per i bambini da 4 a 6 anni del Centro Italia (l’incidenza arriva al 14,2% dal 9,3%) e per quelli dai 7 ai 13 anni del Mezzogiorno, per i quali si arriva al 16,8% dal 13,8% dell’anno precedente. La povertà educativa, dunque, è strettamente connessa alla povertà economica, ma non si identifica esclusivamente con la stessa, ne diventa una conseguenza. L’alibi e la motivazione economica, della famiglia, della Comunità, del sistema dell’offerta dei servizi non possono giustificare e negare i diritti fondamentali di tanti minori e per questo progettare processi educativi e di orientamento umano e relazionale, oltre che professionale, appare più che mai strategico. Un’esperienza interessante nel contrastare le povertà relazionali, educative e sociali si riscontra nel progetto "Lost in Education", avviato nel 2018 e terminato nel 2022, selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, e realizzato dall'UNICEF con Arciragazzi nazionale. Sono stati coinvolti nel progetto 4300 ragazze e ragazzi di età compresa tra 11 e 17 anni; 1300 docenti; 20 amministrazioni comunali; 170 associazioni e più di 400 genitori, che hanno partecipato attivamente alle azioni come attori di comunità, in 7 regioni. Il progetto, le cui principali risultanze saranno illustrate nel Convegno SIPed, ha voluto sperimentare una strategia di contrasto della povertà educativa valorizzando e investendo sulle risorse di un luogo con la finalità di co-progettare comunità educanti intenzionali basate su tre pilastri: partecipazione delle ragazze e dei ragazzi; empowerment della comunità; scuola quale attore sociale che governa il processo educativo di comunità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


