La sfera della sessualità femminile ha rappresentato diffusamente un terreno scivoloso in vari ambiti, soprattutto in quello letterario. Nella letteratura francese, si osserva come i rapporti saffici – considerati trasgressivi e tuttavia meno sacrileghi rispetto all’omosessualità maschile – siano rimasti a lungo confinati nei circuiti clandestini della pornografia, costituendo episodi marginali pensati da e per l’universo maschile. I rapporti erano chiusi nel boudoir o nella stanza da letto. Non avevano possibilità di varcare quella soglia. Col XX sec., invece, si registra, sebbene si tratti di un numero esiguo di casi, una maggiore presa di parola da parte di autrici che non solo hanno dedicato uno spazio più ampio alla trattazione del lesbismo, sicuramente soffermandosi anche sull’aspetto erotico, ma soprattutto ne hanno considerato la dimensione affettiva, fino a quel momento quasi del tutto “invisibilizzata”. Tali opere suggeriscono l’esistenza, minacciata, di quello che si potrebbe definire un terzo spazio letterario e reale: la scena. Alla scena del romanzo pornografico che rappresentava in forma teatrale il rapporto tra due corpi chiusi in una stanza, nel Novecento si sostituisce la scena di un incontro non solo di corpi, ma di affetti e emozioni che si verificano in spazi diversi, compresi quelli della socialità. Vorrei analizzare e illustrare le diverse caratteristiche di questo terzo spazio, prendendo in esame due romanzi di impostazione autobiografica: Thérèse et Isabelle (1966) di Violette Leduc, e Les Inséparables (2020) di Simone de Beauvoir. Il primo è il racconto dell’approccio al mondo erotico-sentimentale di due collegiali, Thérèse – alter-ego di Leduc (Thérèse è il suo primo nome di battesimo) – e Isabelle. Anche il secondo vede al centro della narrazione un amore saffico, ma non ricambiato, evolutosi successivamente in una solida amicizia tra due giovani donne, Sylvie (trasposizione letteraria di Beauvoir) e Andrée. È interessante osservare come il 1954 rappresenti una data cardine per entrambe le opere: nello stesso anno hanno luogo da un lato la stesura de Les Inséparables, pubblicato postumo nel 2020, e dall’altro la censura della storia d’amore raccontata in Thérèse et Isabelle. Nel 1948 Violette Leduc aveva iniziato a scrivere un romanzo dal titolo Ravages, che comprendeva l’episodio dell’amore tra le due collegiali. Il romanzo verrà pubblicato nel 1955, ma dopo essere stato epurato, l’anno precedente, del suo capitolo iniziale, successivamente pubblicato come opera a sé stante col titolo di Thérèse et Isabelle. La censura fu voluta soprattutto dalla casa editrice Gallimard, che giudicò sconveniente la materia trattata e il linguaggio adoperato. Per sconfiggere le paure della censura bisognerà quindi aspettare più di dieci anni. L’intento di questo studio è provare a dimostrare come, nonostante le molteplici tipologie di censura – da quella editoriale, ai meccanismi di “autocensura condizionata” (è Simone de Beauvoir stessa a decidere di non pubblicare il suo romanzo, che infatti uscirà solo nel 2020) –, la letteratura abbia creato un terzo spazio dell’affettività, in un’ottica lesbica, grazie ad autrici che, in misura diversa, hanno rappresentato modelli di libertà. L’amore saffico conquista gli spazi della vita.
L'amore che invade la vita. Lo spazio erotico femminile in romanzi di donne
A. Frappampina
2024-01-01
Abstract
La sfera della sessualità femminile ha rappresentato diffusamente un terreno scivoloso in vari ambiti, soprattutto in quello letterario. Nella letteratura francese, si osserva come i rapporti saffici – considerati trasgressivi e tuttavia meno sacrileghi rispetto all’omosessualità maschile – siano rimasti a lungo confinati nei circuiti clandestini della pornografia, costituendo episodi marginali pensati da e per l’universo maschile. I rapporti erano chiusi nel boudoir o nella stanza da letto. Non avevano possibilità di varcare quella soglia. Col XX sec., invece, si registra, sebbene si tratti di un numero esiguo di casi, una maggiore presa di parola da parte di autrici che non solo hanno dedicato uno spazio più ampio alla trattazione del lesbismo, sicuramente soffermandosi anche sull’aspetto erotico, ma soprattutto ne hanno considerato la dimensione affettiva, fino a quel momento quasi del tutto “invisibilizzata”. Tali opere suggeriscono l’esistenza, minacciata, di quello che si potrebbe definire un terzo spazio letterario e reale: la scena. Alla scena del romanzo pornografico che rappresentava in forma teatrale il rapporto tra due corpi chiusi in una stanza, nel Novecento si sostituisce la scena di un incontro non solo di corpi, ma di affetti e emozioni che si verificano in spazi diversi, compresi quelli della socialità. Vorrei analizzare e illustrare le diverse caratteristiche di questo terzo spazio, prendendo in esame due romanzi di impostazione autobiografica: Thérèse et Isabelle (1966) di Violette Leduc, e Les Inséparables (2020) di Simone de Beauvoir. Il primo è il racconto dell’approccio al mondo erotico-sentimentale di due collegiali, Thérèse – alter-ego di Leduc (Thérèse è il suo primo nome di battesimo) – e Isabelle. Anche il secondo vede al centro della narrazione un amore saffico, ma non ricambiato, evolutosi successivamente in una solida amicizia tra due giovani donne, Sylvie (trasposizione letteraria di Beauvoir) e Andrée. È interessante osservare come il 1954 rappresenti una data cardine per entrambe le opere: nello stesso anno hanno luogo da un lato la stesura de Les Inséparables, pubblicato postumo nel 2020, e dall’altro la censura della storia d’amore raccontata in Thérèse et Isabelle. Nel 1948 Violette Leduc aveva iniziato a scrivere un romanzo dal titolo Ravages, che comprendeva l’episodio dell’amore tra le due collegiali. Il romanzo verrà pubblicato nel 1955, ma dopo essere stato epurato, l’anno precedente, del suo capitolo iniziale, successivamente pubblicato come opera a sé stante col titolo di Thérèse et Isabelle. La censura fu voluta soprattutto dalla casa editrice Gallimard, che giudicò sconveniente la materia trattata e il linguaggio adoperato. Per sconfiggere le paure della censura bisognerà quindi aspettare più di dieci anni. L’intento di questo studio è provare a dimostrare come, nonostante le molteplici tipologie di censura – da quella editoriale, ai meccanismi di “autocensura condizionata” (è Simone de Beauvoir stessa a decidere di non pubblicare il suo romanzo, che infatti uscirà solo nel 2020) –, la letteratura abbia creato un terzo spazio dell’affettività, in un’ottica lesbica, grazie ad autrici che, in misura diversa, hanno rappresentato modelli di libertà. L’amore saffico conquista gli spazi della vita.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


