L’allontanamento dei cittadini dalla cosa pubblica e le conseguenze sociali dell’esperienza pandemica da COVID-19 rappresentano due problematiche centrali per la riflessione pedagogico-politica contemporanea. La caduta del consenso rispetto ai modelli di sviluppo universali ha disgregato le strutture e i rapporti etico-sociali, plasmando una società liquida e a-centrica, priva di un quadro di riferimento coerente nel quale collocare l’esistenza personale e collettiva. Nel contesto scolastico, con la Legge n.92 del 20 agosto 2019, il Parlamento italiano ha approvato l’introduzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica, a dimostrazione del fatto che si avvertisse la necessità di favorire nei giovani studenti una cultura della cittadinanza. In ragione di questa complessità, la formazione dei docenti in ottica civica diviene, oggi, sfida cardine per le scienze pedagogiche, soprattutto in questo periodo, drammatica tempesta sociale, psicologica e politica (Corsi, 2020, p. 64). Se è vero, infatti, che da oltre cinquanta anni la formazione dei docenti risulta un tema centrale per le politiche educative, nel nostro Paese, nonostante i numerosi tentativi, la professione docente - soprattutto a livello secondario - sembra confermare la visione idealista dell’azione del docente espressa da Gentile e Lombardo Radice. Il presente contributo analizza i percorsi di teacher education proposti a partire dalla Legge 92/2019, sottolineando la necessità di ripensare questa dimensione come spazio e tempo utile per l’acquisizione di conoscenze, ma anche esperienza di riflessione, sperimentazione, ricerca e innovazione educativa. Da un lato, si suggerisce un nuovo modello di formazione tra teoria e prassi (Premoli, 2017) realizzabile attraverso il coinvolgimento attivo del mondo dell’Università e della ricerca pedagogica; dall’altro, si evidenzia l’importanza di legittimare e strutturare una formazione stabile che si interessi delle competenze trasversali e delle skills socio-psico-pedagogiche in grado di rendere l’insegnamento non soltanto trasmissione di contenuti, ma vera preparazione alla vita, a partire dalla gestione delle dinamiche del gruppo classe e dalla relazione autentica tra insegnante e alunno. La formazione ha il compito di motivare i docenti a ragionare sulle loro pratiche e sulla loro riflessività, raccordando astrazione ed esperienza, muovendosi ciclicamente dal piano del fare a quello del pensare e riflettere (Mortari, 2009, p. 170). È opportuno, quindi, non disperdere l’opportunità dell’insegnamento dell’Educazione Civica, definendo un progetto di formazione per i docenti attiva e interdisciplinare, in grado di dare corpo e anima ad un’idea di educazione legata, oltre che alle singole discipline, agli aspetti di convivenza scolastica e costruzione di un clima positivo, prerequisiti fondamentali per un apprendimento al contempo disciplinare, civico e politico.

La formazione degli insegnanti alla luce della Legge 92/2019. L’Educazione Civica quale occasione di riflessione, ricerca e innovazione

Francesco Pizzolorusso
2022-01-01

Abstract

L’allontanamento dei cittadini dalla cosa pubblica e le conseguenze sociali dell’esperienza pandemica da COVID-19 rappresentano due problematiche centrali per la riflessione pedagogico-politica contemporanea. La caduta del consenso rispetto ai modelli di sviluppo universali ha disgregato le strutture e i rapporti etico-sociali, plasmando una società liquida e a-centrica, priva di un quadro di riferimento coerente nel quale collocare l’esistenza personale e collettiva. Nel contesto scolastico, con la Legge n.92 del 20 agosto 2019, il Parlamento italiano ha approvato l’introduzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica, a dimostrazione del fatto che si avvertisse la necessità di favorire nei giovani studenti una cultura della cittadinanza. In ragione di questa complessità, la formazione dei docenti in ottica civica diviene, oggi, sfida cardine per le scienze pedagogiche, soprattutto in questo periodo, drammatica tempesta sociale, psicologica e politica (Corsi, 2020, p. 64). Se è vero, infatti, che da oltre cinquanta anni la formazione dei docenti risulta un tema centrale per le politiche educative, nel nostro Paese, nonostante i numerosi tentativi, la professione docente - soprattutto a livello secondario - sembra confermare la visione idealista dell’azione del docente espressa da Gentile e Lombardo Radice. Il presente contributo analizza i percorsi di teacher education proposti a partire dalla Legge 92/2019, sottolineando la necessità di ripensare questa dimensione come spazio e tempo utile per l’acquisizione di conoscenze, ma anche esperienza di riflessione, sperimentazione, ricerca e innovazione educativa. Da un lato, si suggerisce un nuovo modello di formazione tra teoria e prassi (Premoli, 2017) realizzabile attraverso il coinvolgimento attivo del mondo dell’Università e della ricerca pedagogica; dall’altro, si evidenzia l’importanza di legittimare e strutturare una formazione stabile che si interessi delle competenze trasversali e delle skills socio-psico-pedagogiche in grado di rendere l’insegnamento non soltanto trasmissione di contenuti, ma vera preparazione alla vita, a partire dalla gestione delle dinamiche del gruppo classe e dalla relazione autentica tra insegnante e alunno. La formazione ha il compito di motivare i docenti a ragionare sulle loro pratiche e sulla loro riflessività, raccordando astrazione ed esperienza, muovendosi ciclicamente dal piano del fare a quello del pensare e riflettere (Mortari, 2009, p. 170). È opportuno, quindi, non disperdere l’opportunità dell’insegnamento dell’Educazione Civica, definendo un progetto di formazione per i docenti attiva e interdisciplinare, in grado di dare corpo e anima ad un’idea di educazione legata, oltre che alle singole discipline, agli aspetti di convivenza scolastica e costruzione di un clima positivo, prerequisiti fondamentali per un apprendimento al contempo disciplinare, civico e politico.
2022
9788867609451
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11586/419905
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