Una importante rivista internazionale –“Frontiers in psychology”-- affida la descrizione della sua mission al seguente slogan: “When scientists empower society. Creating solutions for healthy lives on a healthy planet”. Invero la psicologia scientifica lo ha fatto fin dalle sue origini più remote nel tardo ‘800, perché ha subito esibito una forte tendenza a orientare le sue pratiche di indagine non soltanto verso una comprensione più approfondita della natura umana, ma anche verso l’impegno ad avvalersi della conoscenza prodotta in modo da affrontare la problematicità posta alle persone dai contesti della loro vita quotidiana. Almeno a partire dalle seminale attività clinica di Sigmund Freud, la storia della psicologia è una testimonianza chiara del nesso imprescindibile che la destina a vivere nell’espressione “ricerca-azione”: ogni costrutto concettuale accenna a un possibile intervento. Per quanto riguarda le radici della psicologia applicata, basterà qui menzionare due indizi laterali, diversissimi sia nel significato che nella rilevanza, ma entrambi di evidenza immediata nel rilevare l’attrazione del sapere psicologico per l’orizzonte pratico della vita quotidiana. A partire dal 1912, la “Rivista di Psicologia” rappresentò il quadro di riferimento dei primi studi di Psicologia in Italia, raccogliendo però il testimone di una precedente “Rivista di Psicologia Applicata alla Pedagogia e alla Psicopatologia”, fondata a Bologna da Giulio Cesare Ferrari nel 1905 (Luccio 1980). Uscendo dai confini nazionali, val la pena menzionare la risonanza del fatto che l’ispiratore del “Behaviourism”, John Broadus Watson, a un certo punto della sua vita abbia smesso gli abiti dell’accademico per indossare quelli (forse più redditizi) di Vicepresidente di un’agenzia pubblicitaria. La “psicologia applicata” si è sviluppata in molteplici prospettive, delineate in base al livello di indagine (persona, gruppo, organizzazione, cultura) e all’ambito di operatività (consulenza, formazione, lavoro, salute, istituzioni). Invero alcuni interrogativi di “ricerca-azione” in psicologia appaiono più salienti di altri, come risulta dal fatto che in molte Università o Enti di ricerca e di formazione accademica sparsi nel mondo vengono organizzati, ad esempio, corsi di studi in “Psicologia applicata ai contesti della Salute, del Lavoro e Giuridico-Forensi”. Evocando il significato originario della parola greca ‘ψυχή” (cioè “respiro”), la psicologia – sia di base che applicata-- si vuole come “discorso ragionevole” (λόγος) su un altro “respiro” che, intrecciandosi con quello biologico, tiene in vita gli esseri umani, giustificandone la dignità: il dialogo, il confronto tra le esperienze, l’impegno al reciproco riconoscimento delle interpretazioni del mondo, di sé e degli altri. Soltanto riconoscendo nel “διάλογος” il respiro psichico, i suoi studiosi possono mirare a sostenere le aspirazioni delle persone e delle comunità a far sì che la loro vita quotidiana possa svolgersi in quelle condizioni di benessere soggettivo (e, sperabilmente, collettivo) che possono essere funzionali alla loro autorealizzazione. In questa direzione sono orientati tutti i capitoli di questo libro che sono proposti da ricercatrici e ricercatori che dialogano tra loro perché afferenti al “Centro Interdipartimentale di Psicologia Applicata in Ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale” (CIPSAIMEGA). Si tratta di un’articolazione delle strutture di ricerca dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, costituitasi nel 2019 per delibera congiunta del Dipartimento di Scienze della formazione, Psicologia, Comunicazione, del Dipartimento di Scienze politiche e del Dipartimento di Economia e finanza, ma nel tempo vi hanno aderito studiose e studiosi provenienti anche da altri Dipartimenti. Chi opera nel CIPSAIMEGA riconosce nella ricerca congiunta di senso il “respiro” costitutivo dell’esperienza psichica e valorizza la capacità autorganizzativa dei prodotti della mente, cioè di qualsiasi “artefatto” in cui si svolga la vita delle persone. L’esperienza umana della vita si configura nei ritmi del “respiro socio-culturale” che accomuna e insieme differenzia le persone e i sistemi di relazioni che le organizzano in “comunità di pratiche” (Wenger 1998). Radicata com’è nella funzionalità cerebrale e nella sensorialità corporea in generale, la dinamica culturale della mente può operare da quadro di riferimento per identificare come si posizionano le persone rispetto a un determinato sistema di conoscenze e di aspettative, di atteggiamenti e di valori che guidano le loro condotte all’interno della comunità di pratiche in cui di volta in volta si riconoscono. Pertanto, il CIPSAIMEGA promuove ricerche e studi volti a mettere in rilievo la “mente in azione”, mirando a individuare il potenziale di creatività emergente dalle relazioni tra le persone all’interno delle principali “comunità di pratiche” che organizzano il senso della condizione umana nel nostro tempo (Formazione, Lavoro, Sanità, Giustizia, Religione, Media, Arti) e mostrando che la “mente in azione” è capace di trarre slancio dalle risorse sia del pensiero convergente che del pensiero divergente. Poiché il CIPSAIMEGA è intrinsecamente plurale per l’orizzonte interdisciplinare che lo costituisce, chi vi opera è già una “mente in azione” tesa a riconoscere sia i bisogni di coerenza identitaria delle persone e delle comunità che le aspirazioni all’apertura verso l’alterità produttrici di innovazioni, così come emergono dall’intrecciarsi, nell’esperienza quotidiana, delle relazioni tra le persone e i loro contesti di vita. Anzitutto l’interesse per le “menti in azione” non può non essere inquadrata dalla ricerca di senso quale si realizza nell’inaggirabile interazione tra i (quasi) determinismi dell’organizzazione cerebrale e i vari dinamismi dei contesti storico-culturali. L’esperienza di sé che ogni persona elabora nella sua storia si configura come una serie di “forme di vita” possibili nei molteplici “ambienti” che segnano l’adesione del suo “cervello-mente” a una determinata organizzazione storico-sociale. Le “menti in azione” sanno riconoscere i vincoli e le opportunità di varie “comunità di pratiche” che corrispondono anche a precise “istituzioni”: dalla famiglia alla scuola, dai media alle tecniche sanitarie, dalle organizzazioni economiche alle procedure giuridiche, dalle credenze religiose ai canoni estetici. Le “prospettive di Psicologia Applicata” delineate dal Centro Interdipartimentale dell’università di Bari “Aldo Moro” hanno un profilo “MEGA”, certo non per la vanagloriosa prosopopea di chi vi opera, ma per la consapevolezza dei propri limiti, essendo rintracciate su alcune problematiche riscontrabili in ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale. Le prospettive di ricerca sulle “menti in azione” configurabili in ”ambito MEDICO” sono qui aperte dal resoconto di Maria Fara De Caro, Paolo Taurisano, Chiara Abbatantuono e Ilaria Pepe sulla dimensione psicologica rilevabile nella diagnosi di molte patologie organiche. L’interesse dell’Unità Operativa Sanitaria di Psicologia e Neuropsicologia clinica, attiva presso l’Università di Bari, si inserisce nel solco di una solidissima tradizione di psicologia medica, proiettandosi negli scenari disegnati dalle teorie e dalle metodiche oggi prevalenti delle neuroscienze, come risulta in chiara evidenza, seppure con diversa enfasi, anche dagli altri tre apporti a tale ambito della Psicologia Applicata. In ampia consonanza con l’esperienza generale della musica, che molti ritengono una “lingua universale”, Benedetta Matarelli, Mariangela Lippolis ed Elvira Brattico offrono un’ampia documentazione di ordine neurologico sul nesso tra la sfera dei significati musicali e l’esperienza del benessere personale e sociale. Nel terzo capitolo Roberta Passiatore e Giulio Pergola mostrano la crescente convergenza di moltissime evidenze neurobiologiche verso la concezione che le differenze cognitive tra le persone siano riconducibili all’interazione tra la regolazione genetica delle dinamiche cerebrali e l’influenza di specifici determinanti ambientali. Alessandra Raio e Linda A. Antonucci mettono in evidenza che le traiettorie evolutive tracciate dalla neuropatofisiologia del rischio psicotico possono essere monitorate con le tecnologie avanzate identificabili nell’Intelligenza Artificiale. Le menti sono in azione anche nell’”ambito ECONOMICO”, come mostra il capitolo a cura di Maria Luisa Giancaspro, Emma Troccoli, Cataldo Giuliano Gemmano ed Amelia Manuti su una strategia di gestione delle risorse umane ispirata alla necessità di valorizzare la differenza di genere. Il potenziale di senso innescato dalla variabilità dei modi di essere “maschile” e “femminile” trova ampi spazi di esplicitazione nell’organizzazione sociale del lavoro. In questo contesto le persone possono sperimentare sia il peso di antichi pregiudizi discriminatori, tesi a perpetuare ingiustificabili asimmetrie di potere, sia lo slancio di innovazione derivante dal riconoscimento delle diverse sensibilità riconducibili alle identità di genere. L’”ambito economico” è l’orizzonte di riferimento privilegiato (e, quindi, non esclusivo) dell’analisi proposta da Alessia Monaco, Raffaella Maria Ribatti e Tiziana Lanciano sul nuovissimo tema dell’influenza esercitata dai software dell’Apprendimento Automatico sulla “mente in azione” par excellence: i processi decisionali. Invero le procedure implementabili nell’Emotional Artificial Intelligence stanno radicalmente mutando lo scenario interpretativo del “libero arbitrio”, esibendo un equilibrio instabile tra costi e benefici. Il capitolo proposto da Pasquale Musso, Gabrielle Coppola, Fabiola Silletti, Cristina Semeraro, Alessandro Costantini e Rosalinda Cassibba occupa un ruolo centrale in questo testo non solo sotto il profilo della composizione dei contributi, ma perché offre un’altra interpretazione alla “E” dell’acronimo che etichetta il CIPSAIMEGA. Infatti, il tema indagato è di ordine “Evolutivo-Educativo” e individua un “respiro psichico” funzionale a tutti i “punti di svolta” che le persone devono fronteggiare nel loro ciclo di vita. Il costrutto indagato, la “resilienza”, è estremamente rilevante non tanto per l’aderenza che rivela al contesto storico-sociale attuale (come risulta dalla cifra PNRR, che ricorre così frequentemente nel discorso pubblico a indicare l’impegno politico a concretizzare un “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” per l’intera comunità), quanto per la focalità che occupa proprio nelle “Prospettive di Psicologia Applicata”. In effetti, tutti gli studiosi interessati ad “applicare” le conoscenze psicologiche condividono l’obiettivo di elaborare un più generale PNRR, cifra da intendere come Piano Naturale (e/o Normale) di Ripresa e Resilienza e da contestualizzare nelle varie “forme di vita” in cui le persone operano e nelle diverse tappe del loro ciclo di vita. Invero l’”ambito GIURIDICO” rappresenta una pista tradizionale per l’indagine sulle “menti in azione”. Fabiana Battista, Ivan Mangiulli e Antonietta Curci chiariscono alcune implicazioni derivanti dall’intreccio tra la falsa testimonianza e l’amnesia (reale e simulata) nel contesto forense. Di particolare interesse è la strategia dei “falsi dinieghi” per l’effetto di radicale alterazione che comporta nell’organizzazione della memoria autobiografica delle persone. Ignazio Grattagliano, Valeria Affatati, Miriana Biancofiore, Lucia Prudente, Maria Grazia Violante e Guido Ancona perlustrano l’ampia gamma di connessioni tra la psicologia e la criminologia clinica, a partire dalla fase investigativa, dove è saliente l’attività peritale nella valutazione dell’imputabilità dei reati, fino agli interventi di supporto alla personalità del detenuto nel contesto penitenziario. Molto opportuna è l’enfasi posta sul fatto che, con le competenze acquisite nella loro formazione e nella loro pratica professionale, gli psicologi possano avvalorare le attese riposte in importanti ruoli istituzionali cui l’ordinamento dello Stato affida l’amministrazione della Giustizia, quali il Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni, il Consigliere Onorario della Corte di Appello e l’Esperto del Tribunale di Sorveglianza. La “A” di MEGA evoca l’interazione “PERSONA-AMBIENTE”, che è invero l’inaggirabile cornice di base di qualsiasi indagine psicologica. A partire dalla seminale “teoria del campo” proposta un secolo fa dai “gestaltisti” (Kohler 1920; Lewin 1963), tutte le correnti di ricerca in psicologia condividono la consapevolezza che l’attività psichica è rilevabile nella trama di connessioni tra le persone e i loro contesti di vita. Nel loro capitolo, Andrea Bosco, Alessandro Caffò, Antonella Lopez e Giuseppina Spano mettono in evidenza la densità delle relazioni tra la capacità di orientamento e di mobilità nello spazio e le attese di benessere soggettivo delle persone. Di particolare interesse è il loro aver focalizzato l’attenzione sul costrutto di “esposoma”, cioè quella specie di bolla di esposizione ai fattori ambientali che avvolge ogni essere umano dal momento del concepimento fino alla morte. Tale costrutto consente di rilevare l’effetto protettivo prodotto dagli “spazi verdi e blu” non soltanto sul potenziale cognitivo, ma soprattutto sulla salute mentale delle persone. Invero, soprattutto nella modernità, l’ambiente cui gli esseri umani sono esposti nell’intero ciclo della loro vita è marcato dalle tecnologie della comunicazione, che organizzano in profondità la loro esperienza del mondo attraverso procedure sempre più complesse e ambivalenti di attribuzione di senso. In questa direzione si colloca l’apporto di Francesca D’Errico e Rosa Scardigno che mettono in evidenza alcune modalità di influenza mediatica in due sfere estremamente rilevanti in cui opera la “mente in azione” dell’Homo Sapiens: la politica e la religione. Prendendo in esame la valenza dell’azione simbolica svolta da Facebook, uno dei più potenti e diffusi tra i recenti “social media”, Enza Altomare Zagaria e Valentina Luccarelli vi rintracciano una risorsa utile a fronteggiare la difficile condizione delle persone che, soffrendo di “malattie rare”, sono esposte a gravi rischi di isolamento e di smarrimento del senso di sé. Pur nello status di legame debole, la relazione di “amicizia” sperimentabile nelle comunità virtuali induce ad aprirsi alla virtù sociale della speranza. Il volume si conclude con l’analisi svolta da una studiosa di dottrine politiche interessata anche alla loro valenza psicologica. Infatti Giulia Gallotta esplora il complesso iter costitutivo dell’Unione Europea (a livello sia teorico che storico) quale testimonianza unica dell’aspirazione a orientare l’azione della mente collettiva verso l’integrazione dei bisogni nel rispetto delle diversità. Conviene, infine, rimarcare l’orizzonte di riflessività da cui questo testo trae la sua complessiva proposta di senso. Queste “prospettive di psicologia applicata” si inseriscono tra le tecniche di rassicurazione (dalla scienza in generale ai sistemi giuridici e politici, dalle arti alle religioni) che mirano a contrastare l’inquietudine dell’’”insecuritas” (Semerari 2005) che caratterizza la condizione umana. Invero essa si va sempre più accentuando in questa “epoca di passioni tristi” (Benasayag e Schmit 2003) per le numerose emergenze che incombono minacciose, quali le alterazioni climatiche, i rischi pandemici, l’assurdità di una “guerra mondiale a pezzi”, l’ampliarsi delle diseguaglianze, i gorghi infodemici e i dilemmi etici. Le relazioni tra le persone e tra le comunità, tra le istituzioni e tra le culture appaiono sempre più esposte a dinamiche di “social warming” (Mininni 2022). Nella condizione umana attuale la psicologia applicata richiede “menti in azione” capaci di esplorare i molteplici percorsi di attivazione del potenziale di “resilienza” di cui le persone e le comunità possono disporre nei vari ambiti della loro esperienza di vita quotidiana. Le autrici e gli autori dei contributi che tracciano le “Prospettive di Psicologia Applicata” (così come vengono prefigurate nel CIPSAIMEGA dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”) sono “menti in azione”, perché nei loro studi e nelle loro ricerche testimoniano l’impegno a far sì che i sistemi di conoscenze da esse/i prodotti mirino a indicare delle possibili risposte alle domande di senso insite nei bisogni delle persone e nelle attese delle comunità, oggi. L’orizzonte di riflessività si completa nell’auspicare che anche la lettrice e il lettore modello di questo libro siano “menti in azione”, attribuendo loro una spiccata sensibilità per tutte quelle pratiche di studio e di ricerca (di base o applicate) che si propongano di migliorare le abilità mentali di ogni essere umano non solo sul piano cognitivo (Borella e Carretti 2020), ma anche su quello “esistenziale” così da promuoverne il benessere e l’autonomia, la dignità e la cittadinanza planetaria. Bibliografia Benasayag M.; Schmit, G. (2003), L’epoca delle passioni tristi, Milano: Feltrinelli. Borella, E.; Carretti, B. (2020), Migliorare le nostre abilità mentali, Bologna: Il Mulino Köhler, W. (1920), Die physischen Gestalten in Ruhe und im stationären Zustand. Erlangen: Verlag der Philosophischen Akademie. Lewin, K. (1963), Feldtheorie in den Sozialwissenschaften. Bern: Huber. Luccio, R. (1980), Psicologia e pragmatismo in Italia. La nascita della "Rivista di psicologia". In Cimino, G. & Dazzi, N. (a cura di). Gli studi di psicologia in Italia: aspetti teorici, scientifici e ideologici (pp. 55-67). Pisa: Quaderni di storia e critica della scienza. Mininni, G. (2022), “The Discursive Format of ‘Social Warming’”, in A. Contarello (ed.), Embracing Change. Knowledge, Continuity, and Social Representations (pp. 202 – 218), New York: Oxford University Press. Semerari, G. (2005), Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Milano: Spirali.

Menti In Azione. Prospettive di Psicologia Applicata

Ignazio Grattagliano
;
Giuseppe Mininni
2023-01-01

Abstract

Una importante rivista internazionale –“Frontiers in psychology”-- affida la descrizione della sua mission al seguente slogan: “When scientists empower society. Creating solutions for healthy lives on a healthy planet”. Invero la psicologia scientifica lo ha fatto fin dalle sue origini più remote nel tardo ‘800, perché ha subito esibito una forte tendenza a orientare le sue pratiche di indagine non soltanto verso una comprensione più approfondita della natura umana, ma anche verso l’impegno ad avvalersi della conoscenza prodotta in modo da affrontare la problematicità posta alle persone dai contesti della loro vita quotidiana. Almeno a partire dalle seminale attività clinica di Sigmund Freud, la storia della psicologia è una testimonianza chiara del nesso imprescindibile che la destina a vivere nell’espressione “ricerca-azione”: ogni costrutto concettuale accenna a un possibile intervento. Per quanto riguarda le radici della psicologia applicata, basterà qui menzionare due indizi laterali, diversissimi sia nel significato che nella rilevanza, ma entrambi di evidenza immediata nel rilevare l’attrazione del sapere psicologico per l’orizzonte pratico della vita quotidiana. A partire dal 1912, la “Rivista di Psicologia” rappresentò il quadro di riferimento dei primi studi di Psicologia in Italia, raccogliendo però il testimone di una precedente “Rivista di Psicologia Applicata alla Pedagogia e alla Psicopatologia”, fondata a Bologna da Giulio Cesare Ferrari nel 1905 (Luccio 1980). Uscendo dai confini nazionali, val la pena menzionare la risonanza del fatto che l’ispiratore del “Behaviourism”, John Broadus Watson, a un certo punto della sua vita abbia smesso gli abiti dell’accademico per indossare quelli (forse più redditizi) di Vicepresidente di un’agenzia pubblicitaria. La “psicologia applicata” si è sviluppata in molteplici prospettive, delineate in base al livello di indagine (persona, gruppo, organizzazione, cultura) e all’ambito di operatività (consulenza, formazione, lavoro, salute, istituzioni). Invero alcuni interrogativi di “ricerca-azione” in psicologia appaiono più salienti di altri, come risulta dal fatto che in molte Università o Enti di ricerca e di formazione accademica sparsi nel mondo vengono organizzati, ad esempio, corsi di studi in “Psicologia applicata ai contesti della Salute, del Lavoro e Giuridico-Forensi”. Evocando il significato originario della parola greca ‘ψυχή” (cioè “respiro”), la psicologia – sia di base che applicata-- si vuole come “discorso ragionevole” (λόγος) su un altro “respiro” che, intrecciandosi con quello biologico, tiene in vita gli esseri umani, giustificandone la dignità: il dialogo, il confronto tra le esperienze, l’impegno al reciproco riconoscimento delle interpretazioni del mondo, di sé e degli altri. Soltanto riconoscendo nel “διάλογος” il respiro psichico, i suoi studiosi possono mirare a sostenere le aspirazioni delle persone e delle comunità a far sì che la loro vita quotidiana possa svolgersi in quelle condizioni di benessere soggettivo (e, sperabilmente, collettivo) che possono essere funzionali alla loro autorealizzazione. In questa direzione sono orientati tutti i capitoli di questo libro che sono proposti da ricercatrici e ricercatori che dialogano tra loro perché afferenti al “Centro Interdipartimentale di Psicologia Applicata in Ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale” (CIPSAIMEGA). Si tratta di un’articolazione delle strutture di ricerca dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, costituitasi nel 2019 per delibera congiunta del Dipartimento di Scienze della formazione, Psicologia, Comunicazione, del Dipartimento di Scienze politiche e del Dipartimento di Economia e finanza, ma nel tempo vi hanno aderito studiose e studiosi provenienti anche da altri Dipartimenti. Chi opera nel CIPSAIMEGA riconosce nella ricerca congiunta di senso il “respiro” costitutivo dell’esperienza psichica e valorizza la capacità autorganizzativa dei prodotti della mente, cioè di qualsiasi “artefatto” in cui si svolga la vita delle persone. L’esperienza umana della vita si configura nei ritmi del “respiro socio-culturale” che accomuna e insieme differenzia le persone e i sistemi di relazioni che le organizzano in “comunità di pratiche” (Wenger 1998). Radicata com’è nella funzionalità cerebrale e nella sensorialità corporea in generale, la dinamica culturale della mente può operare da quadro di riferimento per identificare come si posizionano le persone rispetto a un determinato sistema di conoscenze e di aspettative, di atteggiamenti e di valori che guidano le loro condotte all’interno della comunità di pratiche in cui di volta in volta si riconoscono. Pertanto, il CIPSAIMEGA promuove ricerche e studi volti a mettere in rilievo la “mente in azione”, mirando a individuare il potenziale di creatività emergente dalle relazioni tra le persone all’interno delle principali “comunità di pratiche” che organizzano il senso della condizione umana nel nostro tempo (Formazione, Lavoro, Sanità, Giustizia, Religione, Media, Arti) e mostrando che la “mente in azione” è capace di trarre slancio dalle risorse sia del pensiero convergente che del pensiero divergente. Poiché il CIPSAIMEGA è intrinsecamente plurale per l’orizzonte interdisciplinare che lo costituisce, chi vi opera è già una “mente in azione” tesa a riconoscere sia i bisogni di coerenza identitaria delle persone e delle comunità che le aspirazioni all’apertura verso l’alterità produttrici di innovazioni, così come emergono dall’intrecciarsi, nell’esperienza quotidiana, delle relazioni tra le persone e i loro contesti di vita. Anzitutto l’interesse per le “menti in azione” non può non essere inquadrata dalla ricerca di senso quale si realizza nell’inaggirabile interazione tra i (quasi) determinismi dell’organizzazione cerebrale e i vari dinamismi dei contesti storico-culturali. L’esperienza di sé che ogni persona elabora nella sua storia si configura come una serie di “forme di vita” possibili nei molteplici “ambienti” che segnano l’adesione del suo “cervello-mente” a una determinata organizzazione storico-sociale. Le “menti in azione” sanno riconoscere i vincoli e le opportunità di varie “comunità di pratiche” che corrispondono anche a precise “istituzioni”: dalla famiglia alla scuola, dai media alle tecniche sanitarie, dalle organizzazioni economiche alle procedure giuridiche, dalle credenze religiose ai canoni estetici. Le “prospettive di Psicologia Applicata” delineate dal Centro Interdipartimentale dell’università di Bari “Aldo Moro” hanno un profilo “MEGA”, certo non per la vanagloriosa prosopopea di chi vi opera, ma per la consapevolezza dei propri limiti, essendo rintracciate su alcune problematiche riscontrabili in ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale. Le prospettive di ricerca sulle “menti in azione” configurabili in ”ambito MEDICO” sono qui aperte dal resoconto di Maria Fara De Caro, Paolo Taurisano, Chiara Abbatantuono e Ilaria Pepe sulla dimensione psicologica rilevabile nella diagnosi di molte patologie organiche. L’interesse dell’Unità Operativa Sanitaria di Psicologia e Neuropsicologia clinica, attiva presso l’Università di Bari, si inserisce nel solco di una solidissima tradizione di psicologia medica, proiettandosi negli scenari disegnati dalle teorie e dalle metodiche oggi prevalenti delle neuroscienze, come risulta in chiara evidenza, seppure con diversa enfasi, anche dagli altri tre apporti a tale ambito della Psicologia Applicata. In ampia consonanza con l’esperienza generale della musica, che molti ritengono una “lingua universale”, Benedetta Matarelli, Mariangela Lippolis ed Elvira Brattico offrono un’ampia documentazione di ordine neurologico sul nesso tra la sfera dei significati musicali e l’esperienza del benessere personale e sociale. Nel terzo capitolo Roberta Passiatore e Giulio Pergola mostrano la crescente convergenza di moltissime evidenze neurobiologiche verso la concezione che le differenze cognitive tra le persone siano riconducibili all’interazione tra la regolazione genetica delle dinamiche cerebrali e l’influenza di specifici determinanti ambientali. Alessandra Raio e Linda A. Antonucci mettono in evidenza che le traiettorie evolutive tracciate dalla neuropatofisiologia del rischio psicotico possono essere monitorate con le tecnologie avanzate identificabili nell’Intelligenza Artificiale. Le menti sono in azione anche nell’”ambito ECONOMICO”, come mostra il capitolo a cura di Maria Luisa Giancaspro, Emma Troccoli, Cataldo Giuliano Gemmano ed Amelia Manuti su una strategia di gestione delle risorse umane ispirata alla necessità di valorizzare la differenza di genere. Il potenziale di senso innescato dalla variabilità dei modi di essere “maschile” e “femminile” trova ampi spazi di esplicitazione nell’organizzazione sociale del lavoro. In questo contesto le persone possono sperimentare sia il peso di antichi pregiudizi discriminatori, tesi a perpetuare ingiustificabili asimmetrie di potere, sia lo slancio di innovazione derivante dal riconoscimento delle diverse sensibilità riconducibili alle identità di genere. L’”ambito economico” è l’orizzonte di riferimento privilegiato (e, quindi, non esclusivo) dell’analisi proposta da Alessia Monaco, Raffaella Maria Ribatti e Tiziana Lanciano sul nuovissimo tema dell’influenza esercitata dai software dell’Apprendimento Automatico sulla “mente in azione” par excellence: i processi decisionali. Invero le procedure implementabili nell’Emotional Artificial Intelligence stanno radicalmente mutando lo scenario interpretativo del “libero arbitrio”, esibendo un equilibrio instabile tra costi e benefici. Il capitolo proposto da Pasquale Musso, Gabrielle Coppola, Fabiola Silletti, Cristina Semeraro, Alessandro Costantini e Rosalinda Cassibba occupa un ruolo centrale in questo testo non solo sotto il profilo della composizione dei contributi, ma perché offre un’altra interpretazione alla “E” dell’acronimo che etichetta il CIPSAIMEGA. Infatti, il tema indagato è di ordine “Evolutivo-Educativo” e individua un “respiro psichico” funzionale a tutti i “punti di svolta” che le persone devono fronteggiare nel loro ciclo di vita. Il costrutto indagato, la “resilienza”, è estremamente rilevante non tanto per l’aderenza che rivela al contesto storico-sociale attuale (come risulta dalla cifra PNRR, che ricorre così frequentemente nel discorso pubblico a indicare l’impegno politico a concretizzare un “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” per l’intera comunità), quanto per la focalità che occupa proprio nelle “Prospettive di Psicologia Applicata”. In effetti, tutti gli studiosi interessati ad “applicare” le conoscenze psicologiche condividono l’obiettivo di elaborare un più generale PNRR, cifra da intendere come Piano Naturale (e/o Normale) di Ripresa e Resilienza e da contestualizzare nelle varie “forme di vita” in cui le persone operano e nelle diverse tappe del loro ciclo di vita. Invero l’”ambito GIURIDICO” rappresenta una pista tradizionale per l’indagine sulle “menti in azione”. Fabiana Battista, Ivan Mangiulli e Antonietta Curci chiariscono alcune implicazioni derivanti dall’intreccio tra la falsa testimonianza e l’amnesia (reale e simulata) nel contesto forense. Di particolare interesse è la strategia dei “falsi dinieghi” per l’effetto di radicale alterazione che comporta nell’organizzazione della memoria autobiografica delle persone. Ignazio Grattagliano, Valeria Affatati, Miriana Biancofiore, Lucia Prudente, Maria Grazia Violante e Guido Ancona perlustrano l’ampia gamma di connessioni tra la psicologia e la criminologia clinica, a partire dalla fase investigativa, dove è saliente l’attività peritale nella valutazione dell’imputabilità dei reati, fino agli interventi di supporto alla personalità del detenuto nel contesto penitenziario. Molto opportuna è l’enfasi posta sul fatto che, con le competenze acquisite nella loro formazione e nella loro pratica professionale, gli psicologi possano avvalorare le attese riposte in importanti ruoli istituzionali cui l’ordinamento dello Stato affida l’amministrazione della Giustizia, quali il Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni, il Consigliere Onorario della Corte di Appello e l’Esperto del Tribunale di Sorveglianza. La “A” di MEGA evoca l’interazione “PERSONA-AMBIENTE”, che è invero l’inaggirabile cornice di base di qualsiasi indagine psicologica. A partire dalla seminale “teoria del campo” proposta un secolo fa dai “gestaltisti” (Kohler 1920; Lewin 1963), tutte le correnti di ricerca in psicologia condividono la consapevolezza che l’attività psichica è rilevabile nella trama di connessioni tra le persone e i loro contesti di vita. Nel loro capitolo, Andrea Bosco, Alessandro Caffò, Antonella Lopez e Giuseppina Spano mettono in evidenza la densità delle relazioni tra la capacità di orientamento e di mobilità nello spazio e le attese di benessere soggettivo delle persone. Di particolare interesse è il loro aver focalizzato l’attenzione sul costrutto di “esposoma”, cioè quella specie di bolla di esposizione ai fattori ambientali che avvolge ogni essere umano dal momento del concepimento fino alla morte. Tale costrutto consente di rilevare l’effetto protettivo prodotto dagli “spazi verdi e blu” non soltanto sul potenziale cognitivo, ma soprattutto sulla salute mentale delle persone. Invero, soprattutto nella modernità, l’ambiente cui gli esseri umani sono esposti nell’intero ciclo della loro vita è marcato dalle tecnologie della comunicazione, che organizzano in profondità la loro esperienza del mondo attraverso procedure sempre più complesse e ambivalenti di attribuzione di senso. In questa direzione si colloca l’apporto di Francesca D’Errico e Rosa Scardigno che mettono in evidenza alcune modalità di influenza mediatica in due sfere estremamente rilevanti in cui opera la “mente in azione” dell’Homo Sapiens: la politica e la religione. Prendendo in esame la valenza dell’azione simbolica svolta da Facebook, uno dei più potenti e diffusi tra i recenti “social media”, Enza Altomare Zagaria e Valentina Luccarelli vi rintracciano una risorsa utile a fronteggiare la difficile condizione delle persone che, soffrendo di “malattie rare”, sono esposte a gravi rischi di isolamento e di smarrimento del senso di sé. Pur nello status di legame debole, la relazione di “amicizia” sperimentabile nelle comunità virtuali induce ad aprirsi alla virtù sociale della speranza. Il volume si conclude con l’analisi svolta da una studiosa di dottrine politiche interessata anche alla loro valenza psicologica. Infatti Giulia Gallotta esplora il complesso iter costitutivo dell’Unione Europea (a livello sia teorico che storico) quale testimonianza unica dell’aspirazione a orientare l’azione della mente collettiva verso l’integrazione dei bisogni nel rispetto delle diversità. Conviene, infine, rimarcare l’orizzonte di riflessività da cui questo testo trae la sua complessiva proposta di senso. Queste “prospettive di psicologia applicata” si inseriscono tra le tecniche di rassicurazione (dalla scienza in generale ai sistemi giuridici e politici, dalle arti alle religioni) che mirano a contrastare l’inquietudine dell’’”insecuritas” (Semerari 2005) che caratterizza la condizione umana. Invero essa si va sempre più accentuando in questa “epoca di passioni tristi” (Benasayag e Schmit 2003) per le numerose emergenze che incombono minacciose, quali le alterazioni climatiche, i rischi pandemici, l’assurdità di una “guerra mondiale a pezzi”, l’ampliarsi delle diseguaglianze, i gorghi infodemici e i dilemmi etici. Le relazioni tra le persone e tra le comunità, tra le istituzioni e tra le culture appaiono sempre più esposte a dinamiche di “social warming” (Mininni 2022). Nella condizione umana attuale la psicologia applicata richiede “menti in azione” capaci di esplorare i molteplici percorsi di attivazione del potenziale di “resilienza” di cui le persone e le comunità possono disporre nei vari ambiti della loro esperienza di vita quotidiana. Le autrici e gli autori dei contributi che tracciano le “Prospettive di Psicologia Applicata” (così come vengono prefigurate nel CIPSAIMEGA dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”) sono “menti in azione”, perché nei loro studi e nelle loro ricerche testimoniano l’impegno a far sì che i sistemi di conoscenze da esse/i prodotti mirino a indicare delle possibili risposte alle domande di senso insite nei bisogni delle persone e nelle attese delle comunità, oggi. L’orizzonte di riflessività si completa nell’auspicare che anche la lettrice e il lettore modello di questo libro siano “menti in azione”, attribuendo loro una spiccata sensibilità per tutte quelle pratiche di studio e di ricerca (di base o applicate) che si propongano di migliorare le abilità mentali di ogni essere umano non solo sul piano cognitivo (Borella e Carretti 2020), ma anche su quello “esistenziale” così da promuoverne il benessere e l’autonomia, la dignità e la cittadinanza planetaria. Bibliografia Benasayag M.; Schmit, G. (2003), L’epoca delle passioni tristi, Milano: Feltrinelli. Borella, E.; Carretti, B. (2020), Migliorare le nostre abilità mentali, Bologna: Il Mulino Köhler, W. (1920), Die physischen Gestalten in Ruhe und im stationären Zustand. Erlangen: Verlag der Philosophischen Akademie. Lewin, K. (1963), Feldtheorie in den Sozialwissenschaften. Bern: Huber. Luccio, R. (1980), Psicologia e pragmatismo in Italia. La nascita della "Rivista di psicologia". In Cimino, G. & Dazzi, N. (a cura di). Gli studi di psicologia in Italia: aspetti teorici, scientifici e ideologici (pp. 55-67). Pisa: Quaderni di storia e critica della scienza. Mininni, G. (2022), “The Discursive Format of ‘Social Warming’”, in A. Contarello (ed.), Embracing Change. Knowledge, Continuity, and Social Representations (pp. 202 – 218), New York: Oxford University Press. Semerari, G. (2005), Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Milano: Spirali.
2023
978-88-7470-938-0
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