La poesia del musicista Alfredo Cornacchia è come la pittura per Carlo Levi. Non conosceresti in fondo il musicista senza i suoi versi. È lo stesso per lo scrittore torinese. Come comprendere lo scrittore, se si trascura la sua pittura? Ecco, però, l’intrigo. La pittura di Levi, infatti, non è nei famosi racconti del confino durante il fascismo. Né si fa cenno in Cristo si è fermato ad Eboli. Qual è, allora, il legame? Non è tra pittura e letteratura, semmai tra pittura e Levi. Con la poesia di Cornacchia l’idea si ripete. Il nesso da cercare è tra compositore e poesia, piuttosto che tra musica e poesia. E non è poco. È, anzi, l’intuizione portante di queste pagine.
Prefazione
Antonio Incampo
2022-01-01
Abstract
La poesia del musicista Alfredo Cornacchia è come la pittura per Carlo Levi. Non conosceresti in fondo il musicista senza i suoi versi. È lo stesso per lo scrittore torinese. Come comprendere lo scrittore, se si trascura la sua pittura? Ecco, però, l’intrigo. La pittura di Levi, infatti, non è nei famosi racconti del confino durante il fascismo. Né si fa cenno in Cristo si è fermato ad Eboli. Qual è, allora, il legame? Non è tra pittura e letteratura, semmai tra pittura e Levi. Con la poesia di Cornacchia l’idea si ripete. Il nesso da cercare è tra compositore e poesia, piuttosto che tra musica e poesia. E non è poco. È, anzi, l’intuizione portante di queste pagine.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.