Nel solco del dialogo fra teatro e scienza, la traccia narrativa proposta offre un primo piano su una tessera della drammaturgia di Luigi Pirandello e le neuroscienze cognitive della percezione, attorno ad un fuoco tridimensionale: memoria, percezione, identità. L’opera che il Maestro forgia per Marta Abba nel 1929 sembra geneticamente predisposta ad incrociare un affascinante dedalo di circuiti visivi, gnoseologici, memoriali e identitari. 'Come tu mi vuoi' veicola a suo modo le inferenze epistemologiche derivanti dai coevi traguardi della quantistica e nel contempo si direbbe che il tessuto connettivo di quella pièce tragga linfa da altri strumenti di mediazione della percezione, alcuni endogeni altri esogeni: la psicanalisi, la fotografia e la pittura, la regia cinematografica e l’interpretazione filmica e teatrale. La decodifica dell’architettura visuale della pièce vorrebbe verificare la possibilità di porre a confronto quella tramatura ermeneutica con alcuni snodi d’indagine della letteratura neuroscientifica e della neuropsicologia della coscienza.

«I veri occhi di Cia»: Luigi Pirandello, l’architettura drammatica e le neuroscienze della percezione

Stella Maria Castellaneta
2021

Abstract

Nel solco del dialogo fra teatro e scienza, la traccia narrativa proposta offre un primo piano su una tessera della drammaturgia di Luigi Pirandello e le neuroscienze cognitive della percezione, attorno ad un fuoco tridimensionale: memoria, percezione, identità. L’opera che il Maestro forgia per Marta Abba nel 1929 sembra geneticamente predisposta ad incrociare un affascinante dedalo di circuiti visivi, gnoseologici, memoriali e identitari. 'Come tu mi vuoi' veicola a suo modo le inferenze epistemologiche derivanti dai coevi traguardi della quantistica e nel contempo si direbbe che il tessuto connettivo di quella pièce tragga linfa da altri strumenti di mediazione della percezione, alcuni endogeni altri esogeni: la psicanalisi, la fotografia e la pittura, la regia cinematografica e l’interpretazione filmica e teatrale. La decodifica dell’architettura visuale della pièce vorrebbe verificare la possibilità di porre a confronto quella tramatura ermeneutica con alcuni snodi d’indagine della letteratura neuroscientifica e della neuropsicologia della coscienza.
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