La presente ricerca ha mosso le fila da un interesse in fieri – da parte di un filone d’indagine sull’età moderna sviluppatosi abbastanza recentemente – maturato nei confronti degli archivi, da intendersi nell’accezione di complessi documentari presi in considerazione non più soltanto quali ‘contenitori’ di notizie utili a costruire la Storia, ma nella prospettiva di ‘oggetti di studio’ di per sé, ovvero espressioni di corpi di potere che hanno prodotto, conservato e selezionato le scritture per gestire (e dunque tramandare) la memoria del ‘gruppo’. Nello specifico, come esposto nella Premessa, la ricerca si inserisce idealmente in un nuovo orientamento inaugurato negli ultimi anni, che affianca alla più tradizionale storia degli archivi alcune discipline più mirate a comprendere le strategie e le prassi archivistiche, colte nell’ottica di una storia dell’amministrazione, vagliando il divenire di quegli organi burocratici che sono le cancellerie dei corpi di potere (e/o le segreterie), in vista dell’auspicata elaborazione di una ‘storia documentaria delle istituzioni’, come affermato da recentissimi studi. Inquadrato il problema in questi termini, è necessario esplicitare il contesto sotteso alla ricerca (preso in esame nella trattazione del cap. I), ovvero il tema storiografico degli ordini religiosi e gli archivi in Ancien Régime, altro caposaldo di peculiari attenzioni in particolar modo negli ultimi anni. Il fenomeno chiama in causa una molteplicità di elementi, tutti volti a tentare di chiarire il ruolo che gli archivi hanno giocato nella costruzione dell’immagine e nella rilettura dell’identità delle varie familiae religiose, principalmente all’indomani del Concilio di Trento, come è noto uno spartiacque di non poco conto per far approdare in età moderna soprattutto quella nutrita schiera di ordini religiosi – ovvero le realtà monastiche di antichissima fondazione, ma anche i Mendicanti – che necessitava di nuovi slanci e riforme, nonché di più efficaci ricontestualizzazioni. D’altronde sarà proprio il Concilio a dare l’impulso a rinnovate forme di vita religiosa, quali in primis i chierici regolari: per i Francescani, protagonisti del lavoro di tesi, la cosiddetta Controriforma funge da base (ma vi erano state avvisaglie già nei decenni precedenti) per riconsiderare ancora una volta le origini, proponendo dal ceppo medievale dei Conventuali nuovi virgulti che cercheranno di imporsi nella società, facendo nascere (e/o confermando) i Cappuccini, i Riformati, gli Scalzi (poi detti Alcantarini) e i Barbanti, senza lasciare completamente alle spalle l’importante esperienza degli Osservanti, che solo nel 1517 si erano vista riconosciuta la piena autonomia giuridica dai Conventuali, costituendo a tutti gli effetti – per la prima volta dalla fondazione della famiglia francescana – un ‘nuovo’ primo Ordine. L’eco di queste istanze viene riflesso anche nelle Province serafiche pugliesi, dando voce a ripensamenti e riorganizzazioni: nello specifico il caso di Bari testimonia un tessuto territoriale condiviso da quattro presenze francescane; la circostanza ha richiesto un’attenta indagine (nel cap. II) sulla nascita di questi insediamenti, passando dalle due più antiche attestazioni entro le mura (i Conventuali a S. Francesco della Scarpa e gli Osservanti a S. Pietro delle Fosse) alla costruzione, negli anni compresi tra il 1556 e il 1617, di due conventi fuori dal perimetro della Città Vecchia – ormai satura di case religiose, chiese e residenze a uso civile –, ovvero i loca dei Cappuccini e dei Riformati (rispettivamente S. Croce e S. Bernardino). Tornando a puntare la lente sulle vicende degli archivi, la ricerca ha concentrato lo sguardo sulle fonti che trasmettono notizia dell’arrivo di queste famiglie a Bari, aprendo virtualmente le porte di quegli archivi che conservavano materiali vari utili ai cronisti francescani pugliesi di età moderna. Il riferimento va alle opere storiche del francescano osservante Bonaventura da Fasano (Memorabilia minoritica, Bari 1656) e del riformato Bonaventura da Lama (Cronica de’ minori osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, Lecce 1723-1724), ai quali si aggiunge la settecentesca Cronaca del cappuccino Emanuele da Francavilla, pubblicata tuttavia solo nella prima metà del XX secolo (Cronaca dei frati minori Cappuccini di Puglia, a cura di ANTONIO DA STIGLIANO, Bari 1941). Alle fonti a stampa (o almeno concepite per la stampa), frutto inevitabilmente di una costruzione e selezione della memoria e dei documenti, si affianca il rinvenimento di fonti archivistiche rimaste manoscritte (secc. XVII-XIX), inedite o già segnalate (e studiate) da alcuni francescanisti del Novecento oppure solo menzionate en passant e dunque non approfondite: l’analisi complessiva ha condotto a leggere meglio i rapporti anche con la memorialistica della città di Bari, rappresentata dall’opera di Antonio Beatillo (Historia di Bari, Napoli 1637) e, a distanza di più di due secoli, dall’impegno letterario di Michele Garruba (Serie critica de’ sacri pastori baresi, Bari 1844) e di Giulio Petroni (Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856 libri tre, Napoli 1857-1858). Continuando a illustrare l’itinerario della ricerca, è ancora il cap. II a dedicare ampio spazio ai conventi, soffermandosi sulla ricostruzione storico-documentaria delle vicende relative ai quattro loca francescani baresi, ripercorrendo i contesti e le circostanze storiche, discutendo in modo comparato le fonti disponibili. Per l’arrivo dei Conventuali nell’odierno capoluogo regionale pugliese la riflessione non poteva non avviarsi senza richiamare due auctoritates d’eccezione, ovvero Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio, i quali hanno lasciato testimonianza di una visita di Francesco d’Assisi nelle vicinanze di Bari: la notizia viene utilizzata dal Beatillo e dal Garruba per trasferire sic et simpliciter la presenza dell’Assisiate direttamente in città e renderlo artefice della posa della prima pietra del locum dei Conventuali di S. Francesco della Scarpa (in una fase storica dell’Ordine nel quale non venivano ancora edificati conventi in muratura!), con il conseguente stanziarsi dei suoi fratres tra le comunità del clero regolare barese. Alla munificenza di un gruppo sociale emergente in città, ovvero quello dei mercanti, si deve la costruzione del convento osservante di S. Pietro delle Fosse, nella persona di Baldovino Carrattone, il quale nel 1463 fece completare la casa religiosa per questa famiglia, approvata circa un secolo prima e che costituiva una rinnovata e potente leva nell’assetto religioso e politico dell’Ordine francescano. Il Garruba spiega il titolo di S. Pietro delle Fosse ricorrendo a un altro mito di fondazione, che può criticamente essere letto in queste coordinate: se per i Conventuali si era chiamato in causa il nome di Francesco d’Assisi, celebrato come alter Christus, per gli Osservanti si prefigurava la loro venuta con il passaggio a Bari del princeps apostolorum, il quale – celebrando la messa in uno speco (le ‘Fosse’) accanto al luogo antesignano della costruzione della chiesa osservante – avrebbe idealmente predisposto e nobilitato l’insediamento della nuova famiglia religiosa. Le tensioni interne alle familiae serafiche fanno da contesto non dichiarato per l’interpretazione storiografica della nascita del convento cappuccino di S. Croce; le fonti dei Cappuccini attribuiscono un ruolo di primo piano a Giacomo da Molfetta, frate più insigne (e più santo) dopo l’abbandono dell’Osservanza e l’incardinazione nelle fila cappuccine: edificati spiritualmente per il ciclo di prediche tenuto in città dal religioso, gli esponenti dell’Universitas avrebbero predisposto la venuta in loco dei confratelli nel 1556, facendo sorgere un convento e dimostrando la (presunta) superiorità in crescendo della recentissima famiglia francescana, riconosciuta ufficialmente nel 1528. Di contro, gli storici baresi d’età moderna riconducono all’intervento vescovile di Antonio Puteo l’insediamento dei Cappuccini, dando maggiore risalto alla data del 1573, anno della ricostruzione della chiesa. L’arrivo dei Riformati in città nel 1617 complica gli equilibri con il clero secolare, gli altri ordini religiosi e con gli stessi francescani delle altre famiglie: il tema delle sepolture appare uno snodo nevralgico taciuto dalla memorialistica cittadina, ma fatto emergere dalle fonti dei Riformati, che individuano nel potere esercitato dalla Diocesi in merito alla questione un difetto poco tollerabile, seppur ineludibile per le ragioni della convivenza. Con il cap. III lo sguardo principale è tornato nuovamente a focalizzarsi sugli archivi francescani a Bari in Ancien Régime, intraprendendo un percorso finalizzato a ricostruire l’iter del flusso documentario, dalla produzione degli atti nelle segreterie (ovvero le Curie) dei quattro ministri provinciali che abitavano i conventi serafici dell’attuale capoluogo regionale pugliese sino alle modalità di gestione, conservazione e selezione dei documenti. Sottolineare la residenzialità dei ministri in città consente di chiarire che la scelta di studiare il caso barese è stata dettata anche da una constatazione previa: la presenza durante l’età moderna in loco di quattro nuclei archivistici che appaiono per natura omogenei, cioè gli Archivi Provinciali. Per i Francescani (e non solo), infatti, la gerarchia documentaria produce complessi scanditi su tre livelli ‘a piramide’, il cui vertice è da identificare nell’Archivio Generale e la base negli archivi dei singoli conventi; ne consegue che in forma medietatis si distinguono gli Archivi Provinciali, cioè le relazioni – in termini di atti prodotti e ricevuti – che le ‘circoscrizioni territoriali’ serafiche (appunto le Province) hanno intessuto in un dialogo istituzionale principalmente tra i conventi e la Curia Generale, non dimenticando, come è ovvio, i rapporti ad extra. Queste considerazioni permettono di operare una distinzione tra i quattro Archivi Provinciali attestati a Bari in Ancien Régime – ovvero il thesaurus memoriae centralizzato di Provincia dei Conventuali, Osservanti, Cappuccini e Riformati, nonché ‘oggetti di studio’ privilegiati della presente ricerca – e altre quattro realtà riscontrate, ovvero gli archivi propri delle fraternità che avevano dimora nei conventi di S. Francesco della Scarpa, S. Pietro delle Fosse, S. Croce e S. Bernardino. L’indagine, dunque, ha posto particolare attenzione sulle segreterie dei ministri provinciali, studiando, per quello che le fonti consentono, le figure professionali che vi lavoravano, ovvero il segretario e il pro-segretario, frati che dal riscontro sui documenti danno prova di una non ordinaria formazione culturale, in grado di svolgere mansioni sostanzialmente non molto diverse da quelle delle segreterie vescovili, seguendo tutte le procedure documentarie e redigendo ex officio testimonianze quali ad esempio il regestum Provinciae, tipico liber delle Curie francescane. Proprio al regestum Provinciae (o ‘libro magno’) è stato dedicato un approfondimento, in quanto la ricerca ha potuto rintracciarne (e descriverne) tre, attestazioni un tempo custodite dagli Archivi Provinciali degli Osservanti e dei Riformati di Bari, oggi presso l’Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise (S. Marco in Lamis, Foggia). Il tema della conservazione documentaria ha riguardato un altro aspetto della ricerca, poiché alle segreterie dei ministri spettava anche il compito – scandito tra i dettami delle Costituzioni francescane e le ragioni concrete della prassi – di seguire la sedimentazione dei documenti e provvedere a riporli in ambienti diversi rispetto a quelli della cella della segreteria, tutelando in primis le finalità pratico-amministrative, che solo in un secondo momento diverranno motivazioni di ordine storico legate alla custodia della memoria, anche in osservanza del notissimo documento di Benedetto XIII emanato il 14 giugno 1727, ovvero la Maxima vigilantia (e l’annessa Instructio Italica). Uno sguardo sulle strategie di conservazione documentaria nei singoli conventi serafici (e non negli Archivi Provinciali) della città di Bari ha permesso alla ricerca – ponendosi nell’alveo di indagini condotte dagli storici in merito però alle biblioteche francescane – di proporre i concetti di ‘archivio formale’ e ‘archivio non formale’, ovvero la presenza in età moderna nelle case religiose non solo di una cella adibita a luogo ‘ufficiale’ per la memoria, ma anche di almeno altri due spazi, la sacrestia e il refettorio, che prevedevano la tutela e la conservazione, rispettivamente, delle tabelle necrologiche – al fine di garantire la celebrazione dei suffragi per i confratelli defunti (in una sottile linea di confine tra memoria e memoriale liturgico) – e dei necrologi e delle circolari dei provinciali, da far leggere a un frate a turno durante la consumazione dei pasti per, nell’ordine, recitare il De profundis coralmente pro anima fratrum defunctorum e ascoltare in silenzio quanto disposto dai ministri per il governo della Provincia religiosa. Ritornando sugli Archivi Provinciali e alle pratiche della conservazione documentaria, l’indagine ha studiato un aspetto che appare meno conosciuto nel modus operandi delle famiglie francescane in Ancien Régime: connessa alla custodia delle scritture vi è la selezione delle carte, con l’invio agli Archivi Generali romani di atti che non dovevano rimanere negli Archivi Provinciali, al fine di preservare in loco il buon nome di confratelli che erano incorsi in situazioni particolari, soprattutto processi canonici, e così esercitare da parte delle Curie Generali una politica del ‘controllo della memoria’ sulle singole circoscrizioni territoriali. Questi documenti ‘in esilio’ a Roma sono stati rintracciati e danno ampiamente conto della scelta (e delle motivazioni) di non ricordare, circostanza che si è potuta ricostruire individuando quattro carteggi – uno per ogni famiglia serafica barese – compresi negli anni 1763-1814: la lettura dei contenuti ha consentito di cogliere in un’altra chiave interpretativa la produzione e conservazione documentaria, nonché di restituire alcuni elementi riguardanti il tessuto sociale ed economico della città di Bari tra XVIII e XIX secolo, avviando spunti di riflessione su problemi di natura storiografica. La ‘memoria taciuta’ dà prova di unità archivistiche dalla consistenza diversa, accomunate dal tentativo di allontanare da Bari il ricordo di vicende dalle tematiche forti, che lasciano comprendere come il saeculum non si sia arrestato in età moderna dietro la soglia dei conventi francescani: dalle sevizie subite da un frate nella sua cella tra i Conventuali al raggiro di un religioso dell’Osservanza compiuto per «frodare la Chiesa ed i sacri canonici stabilimenti», le evidenze documentarie si snodano fino a chiamare in causa dinamiche quali il contrabbando di acquavite e la vendita illecita di preparazioni galeniche – ma anche il prestito di denaro – tra i Cappuccini, oppure le relazioni pericolose di un frate della Riforma, «sempre mescolato negl’affari secolareschi», con due donne nubili. L’ultimo tratto del percorso di ricerca (cap. IV) ha riguardato un puntuale approfondimento sulle attestazioni superstiti degli archivi dei francescani a Bari in Ancien Régime; dopo aver infatti lavorato con testimonianze in originale e in copia e aver fatto ricorso anche a documenti non più esistenti (ma pervenuti come ‘memoria della fonte’), l’indagine ha richiesto di inquadrare gli Istituti di conservazione – soprattutto archivi, ma anche biblioteche – che attualmente custodiscono le effettive evidenze sopravvissute alle due Soppressioni del XIX secolo e/o ad altri eventi. Si tratta, come le coordinate generali lasciano intendere, di una ricognizione che resta inevitabilmente in fieri, suscettibile di ulteriori apporti utili ad ampliare lo sguardo d’insieme, con auspicabili rinvenimenti documentari – non ultimi fortuiti – in Istituti non noti alla ricerca. In merito invece agli archivi (e alle biblioteche) adeguatamente investigati e di cui si conoscono bene i ‘vincoli naturali’ con la produzione francescana barese, lo studio è stato articolato suddividendo gli Istituti per luoghi geografici, dando la priorità alla città di Bari e alla Puglia, per poi proseguire l’iter d’indagine fuori Regione; a sua volta i sette Istituti baresi sono stati separati in due gruppi, a seconda dell’appartenenza a Uffici periferici dello Stato o a realtà afferenti alla sfera ecclesiastica. In questi termini la ricerca ha potuto mettere in evidenza i rapporti tra gli archivi serafici baresi in età moderna e il patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Bari, rintracciando notizie su fondi quali Corporazioni religiose soppresse o l’Intendenza di Terra di Bari (nelle due serie Culto e dipendenze e Ramo finanze) che danno prova, tra gli altri aspetti, di cospicui carteggi di interesse francescano, senza tuttavia restituire un numero considerevole di attestazioni documentarie provenienti per via diretta dai conventi o informazioni più dettagliate sugli archivi (diversamente ad esempio dalle biblioteche). Sorti analoghe hanno riservato la Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” e la Biblioteca Metropolitana “S. Teresa dei Maschi - De Gemmis”, con – rispettivamente – il fondo D’Addosio e il fondo De Gemmis, testimonianze delle ricerche e del gusto per il collezionismo di due studiosi locali vissuti fra la fine del XVIII e il XX secolo: tra i loro appunti, copie semplici, estratti da protocolli notarili e acquisti in antiquariato, tuttavia, qualche evidenza più significativa ha meritato indagini particolareggiate. Come facilmente intuibile i due maggiori archivi baresi del clero secolare (ovvero l’Archivio del Capitolo Metropolitano e l’Archivio Storico della Diocesi) rivestono un ruolo privilegiato nel custodire documentazione degli archivi dei conventi francescani baresi, principalmente per il ‘dialogo’ instaurato (e dunque la produzione dei relativi carteggi) tra i sacerdoti secolari e le Curie serafiche, testimonianza inoltre di un’azione di controllo sufficientemente attenta nei confronti dei religiosi, piuttosto capillare nei primi decenni successivi al Concilio di Trento e poi via via meno serrata. Le ricerche di documentazione francescana proveniente dai quattro conventi baresi si chiudono in loco con l’Archivio Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Puglia e l’Archivio Storico della Provincia dei Cappuccini di Puglia, ovvero i due complessi documentari ancora oggi esistenti nel capoluogo regionale pugliese. Se per i Conventuali si è dimostrato che le scritture attualmente disponibili non costituiscono il thesaurus memoriae dell’antica Provincia Apuliae dedicata a san Nicola, per i Cappuccini si rileva la più nutrita consistenza documentaria a Bari in età moderna tra gli Archivi Provinciali serafici, nonostante le notevoli perdite attribuibili in particolar modo (ma non solo) alle due Soppressioni. Prima di lasciare i confini della Puglia l’indagine ha riservato uno spazio al già citato Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise, in modo da tornare sui tre ‘libri magni’ e chiarire i motivi della loro conservazione in quella sede, dettati dall’essere l’Istituto erede del patrimonio documentario delle due antiche Province in Terra di Bari degli Osservanti e dei Riformati, familiae nel 1897 riunite da Leone XIII con la bolla Felicitate quadam nel ‘nuovo’ Ordo Fratrum Minorum. Fuori dalla Puglia le ricerche si sono concentrate soprattutto a Roma, per la presenza degli Archivi Generali dei tre odierni Ordini francescani (Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori, Archivio Generale dei Cappuccini), giovandosi tuttavia anche delle ricognizioni sui fondi dell’importante Archivio del Collegio di Sant’Isidoro, mentre le città di Milano, Firenze e Napoli hanno contribuito marginalmente a offrire allo studio un apporto documentario più incisivo. Nella parte finale del cap. IV la ricerca, avviandosi alla conclusione, ha preso in esame le tipologie e le consistenze dei documenti degli archivi francescani baresi, ricostruendo con le testimonianze superstiti (ma anche con quelle non più materialmente attestate – di cui si è rintracciata la sola memoria –, discusse nei capitoli precedenti) l’ideale albero logico dei quattro archivi. Si è trattato, in definitiva, di vagliare più campi d’indagine, a partire dai non numerosi ‘riferimenti archivistici’ espliciti rinvenuti nella legislazione francescana di età moderna (ma anche medievale), sottolineando differenze e analogie tra le quattro famiglie serafiche. La proposta di ricostruzione ha tenuto ben presente la vita amministrativa (e non solo) delle segreterie dei ministri provinciali e le funzioni svolte dalle singole comunità, riconsiderando i rapporti ad intra e ad extra e dunque la relativa produzione documentaria, individuando di conseguenza le possibili serie (e sottoserie) in cui apparivano strutturati gli archivi, sia quelli centralizzati delle quattro Province sia quelli delle fraternità. Questo tipo di lavoro si è avvalso, come è ovvio, anche delle evidenze archivistiche ancora disponibili (e su cui ci si è soffermati nel paragrafo precedente), tentando di dedurre dalla tipologia dei documenti l’organizzazione fisica delle carte ab antiquo, includendo l’analisi delle pochissime segnature superstiti e/o delle annotazioni di segreteria. L’iter assunto dall’indagine non ha ritenuto inopportuno far introdurre lo studio da una storia dei quattro archivi francescani baresi, profilo che è stato delineato anche grazie a una puntuale spigolatura delle fonti, richiamando tutte le testimonianze e le occorrenze – almeno quelle a oggi reperite dalla presente ricerca – che danno notizia del divenire dei complessi documentari dei Conventuali, Osservanti, Cappuccini e Riformati a Bari in età moderna. Chiude la tesi il consueto corpus finale di sigle e abbreviazioni, fonti, bibliografia e sitografia, preceduto da un’appendice iconografica: la raccolta di un gruppo di tavole, con riproduzioni a colori, vuole restituire visivamente alcuni dei documenti più significativi esaminati nel corso dello studio, dando anche prova delle particolari attenzioni che gli enti produttori hanno talvolta riservato, ad esempio, alla scrittura e all’apparato decorativo di specifici atti.

The thesis summarized here evolved from an interest in fieri – related to a relatively recent line of research on the modern age – about historic archives, understood here in the sense of documentary complexes considered no longer only as ‘containers’ of information useful for constructing histories, but viewed as objects of study in themselves, that is, as expressions of the powerful organizations that have produced, conserved and selected their written materials in order to manage (and thus pass down) the memory of the ‘group’. Specifically, as laid out in the Foreword, the present study takes its cue from an orientation in research inaugurated quite recently, one which complements the more traditional approach to the history of archives with methods adopted from disciplines aimed more directly at the study of archival strategies and practices captured from the perspective of a history of administration, scrutinizing the evolution of those bureaucratic entities known as the chanceries (and/or secretariats) of the power-wielding organizations, with the goal of contributing to the desired development of a ‘documentary history of institutions’ as affirmed in the recent literature. Having framed the problem in these terms, it is necessary to explain the context underlying the research (examined in Chapter I), namely the historiographic theme of the religious orders and their archives in the Ancien Régime. Also a focus of special attention in recent years, this phenomenon involves a multiplicity of elements, all aimed at clarifying the role played by archives in the construction of the image and in the reinterpretation of the identities of the various religious families, especially in the aftermath of the Council of Trent. The latter was of course a watershed of no little importance for the survival into the modern epoch of that large array of religious orders – that is, the earliest monastic foundations as well as the Mendicants – which needed new impetus and reforms, as well as a new and more effective contextualization. Moreover it was precisely the Council that gave the impetus to renewed forms of religious life, such as in primis the Clerics regular. For the Franciscans, the protagonists of this thesis, the so-called Counter-Reform served as a basis (although there had been premonitory signs in previous decades) upon which to once again reconsider their origins. Thus new branches emerged from the medieval ceppo of the Conventuals that would attempt to establish themselves in society. Thus were created (and/or confirmed) the Capuchins, the Reformed, the Discalced Franciscans (later called Alcantarines) and the Barbanti, without completely abandoning the important experience of the Observants, who only in 1517 had seen themselves legally recognized as fully independent from the Conventuals, constituting to all intents and purposes – for the first time since the founding of the Franciscan family – a ‘new’ First Order. The echo of these new developments is also reflected in the Seraphic Provinces of Puglia, giving voice to a rethinking and reorganization. The case of Bari, specifically, evidences a territorial fabric shared by four Franciscan branches. This circumstance has required a careful investigation (in chapter II) of the inception of these settlements, passing from the two oldest attestations within the walls (the Conventuals of S. Francesco della Scarpa and the Observants of S. Pietro delle Fosse) to the construction, between 1556 and 1617, of two convents outside the perimeter of the old city center – by then saturated with convents, churches and lay residential structures –, that is, the loca of the Capuchins and the Reformed (respectively S. Croce and S. Bernardino). Returning to a focus on the circumstances of the archives, our study gave its attention to the sources that convey information about the arrival of these families in Bari, opening in a virtual manner the doors of those archives that conserved various materials useful to the Apulian Franciscan chroniclers of the modern age. Here we refer to the historical works of the Franciscan Observant Bonaventura da Fasano (Memorabilia minoritica, Bari 1656) and of the Reformed Bonaventura da Lama (Cronica de’ minori osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, Lecce 1723-1724), and the 18th-century Cronaca of the Capuchin Emanuele da Francavilla, which was published however only in the first half of the 20th century (Cronaca dei frati minori Cappuccini di Puglia, edited by Antonio da Stigliano, Bari 1941). In addition to the printed sources (or at least those conceived for printing), inevitably the result of a construction and selection of memory and documents, there are also archival sources in manuscript form (17th-19th centuries), unpublished or cited (and studied) by a number of 19th-century Franciscan writers, or mentioned only in passing, and therefore not examined in depth. The overall analysis has led to a better understanding of the relationship with the memoirs of the city of Bari, represented by the work of Antonio Beatillo (Historia di Bari, Napoli 1637) and more than two centuries later, by the literary efforts of Michele Garruba (Serie critica de’ sacri pastori baresi, Bari 1844) and Giulio Petroni (Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856 libri tre, Napoli 1857-1858). Continuing with the exposition of the thesis, Chapter II also dedicates ample space to the convents themselves, furnishing a historical-documentary reconstruction of the histories of the four Franciscan sites in Bari, retracing the contexts and historical circumstances, and comparatively examining the available sources. Regarding the arrival of the Conventuals in today’s regional capital of Puglia, our study could not but start by recalling two exceptional auctoritates: Thomas of Celano and Bonaventura of Bagnoregio, who both left testimonies of a visit by Francis of Assisi to the area near Bari. This information was used by Beatillo and Garruba to transfer sic et simpliciter the presence of Francis directly into the city, and make him the founder of the locum of the Conventuals of S. Francesco della Scarpa (during a historical phase of the Order when no masonry convents had yet been built!), with the consequent collocation of his brothers among the communities of the Clerics regular of Bari. Construction of the Observant convent of S. Pietro delle Fosse was owed instead to the munificence of an emerging social group in the city, that of the merchants. It was in fact Baldovino Carrattone who sustained the costs for building the religious house (completed 1463) for this family that had been approved circa a century earlier, and which constituted a renewed and powerful lever within the religious and political configuration of the Order of Franconia. Garruba explains the title of S. Peter delle Fosse by alluding to another foundation myth that can be critically read in these coordinates: if the Conventuals had called upon the name of Francis of Assisi, celebrated as alter Christus, for the Observants their arrival was foreshadowed by the passage through Bari of the princeps apostolorum who, having celebrated Mass in a grotto (the ‘Fosse’) near the site where centuries later the Observant church would stand, is considered to have ideally prepared and ennobled the settlement there of the new religious family. Tensions among the Seraphic families serve as the implicit context for the historiographic interpretation of the inception of the Capuchin convent of S. Croce; Capuchin sources attribute a leading role to Giacomo da Molfetta, the most distinguished (and holiest) friar after the abandonment of the Observants and incardination in the Capuchin ranks. Spiritually edified by Giacomo’s cycle of sermons preached in the city, representatives of the Universitas are said to have arranged for the arrival of the confreres in 1556, giving rise to a convent and demonstrating the (presumed) growing superiority of this most recent Franciscan family, officially recognized in 1528. On the other hand, the historians of Bari in the modern age have situated the beginnings of the Capuchin settlement in conjunction with the intervention of Bishop Antonio Puteo, giving greater prominence to the date 1573, year of the rebuilding of the church. The arrival of the Reformed Franciscans in the city in 1617 complicated relationships with the secular clergy, other religious orders and with the other families of Franciscans themselves. The subject of burials seems to have been a node of discord about which the city’s chroniclers are silent. The issue emerges instead in the historical sources of the Reform community, which identify the power exercised by the Diocese in this regard as a barely tolerable condition, though its acceptance was indispensable for reasons of coexistence. For Chapter III, the main focus is once again the Franciscan archives in Bari during the period of the Ancien Régime. Here a reconstruction of the process of documentary output is undertaken, from the production of the acts in the secretariats (i.e., the Curias) of the four provincial ministers who resided in the Seraphic convents of the current regional capital of Puglia, to the modalities of the management, conservation and selection of documents. Underscoring the residency of ministers in the city enables a clarification regarding the reasons that Bari was chosen as the topic for this case study. Indeed, the choice was dictated by the a priori ascertainment of the presence of four archival nuclei – namely the Provincial Archives – on this site during the modern age, which appear homogeneous by nature. For the Franciscans (and not only them), in fact, the documentary hierarchy produces complexes structured as pyramids, each with three levels: at the top the General Archives, at the base the archives of the individual convents, while the forma mediatatis is occupied by the Provincial Archives, that is, the relations – in terms of acts produced and received – created by the Seraphic circoscrizioni territoriali (i.e., the Provinces) through an institutional dialogue between the convents and the General Curia, not forgetting, as is obvious, ad extra relations. These considerations permit a distinction to be made between the four Provincial Archives established in Bari in Ancien Régime – that is, the centralized thesaurus memoriae of the Province of the Conventuals, Observants, Cappuchins and the Reform community, which are the ‘objects of study’ of the present thesis – and the four other archives found in the city, that is, those proper to the religious communities inhabiting the convents of S. Francesco della Scarpa, S. Pietro delle Fosse, S. Croce and S. Bernardino. The study, therefore, has given particular attention to the secretariats of the provincial ministers, examining, as far as the sources allow, the professional figures who worked there, that is, the secretary and the pro-secretary. Documents reveal that these friars received an exceptional cultural training and were able to perform tasks not substantially different from those of the secretariats of the bishops, following all documentary procedures, and writing ex officio testimonials such as the regestum Provinciae, the liber typical of the Franciscan Curias. An in-depth analysis has been dedicated to the regestum Provinciae (or ‘libro magno’), since it has been possible to trace (and describe) three of them, evidence formerly kept in the Provincial Archives of the Observants and Reform community of Bari, and found today in the Provincial Historical Archives of the Friars Minor of Puglia and Molise (S. Marco in Lamis, Foggia). Another aspect of the study concerned the theme of document conservation, since the ministers’ secretariats also had the responsibility – articulated by both the dictates of the Franciscan constitution and by the concrete reasons for the practice – to see to the orderly filing of the documents and provide for their storage in rooms elsewhere than the office of the secretariat. Such care was required in primis for practical-administrative purposes, and would only later be motivated by historical considerations linked to the conservation of records, also in compliance with the well-known document of Benedict XIII issued on June 14, 1727, or the Maxima vigilantia (and the attached Instructio Italica). Observation of the strategies of documentary conservation utilized by the individual Seraphic convents (and not in the Provincial Archives) of the city of Bari has enabled the author – following historians tracks, though here focused on Franciscan libraries – to propose the concepts of the ‘formal archive’ and ‘informal archive’, that is, the presence in modern times in religious houses not only of a room used as an ‘official’ site for the conventual historical memory, but also of at least two other spaces, the sacristy and the refectory, which provided for the protection and conservation, respectively, of the necrological entries – in order to ensure the celebration of masses for the deceased brethren (in a thin line between historical memory and liturgical memorial) – and of the obituaries and circulars of the provincials. The latter were read aloud by a friar during the consumption of meals, after which the De profundis was recited corally pro anima fratrum defunctorum, and then the dispositions of the ministers for the government of the religious province were heard in silence. Returning to the Provincial Archives and the practices of documentary conservation, the study has also investigated a lesser known aspect in the modus operandi of Franciscan families in Ancien Régime. Connected with the conservation of the writings was the selection of those sheets that were not meant to remain in the Provincial Archives but which had to be sent to the General Archives of the order in Rome, so as to preserve in loco the reputations of confreres involved in special situations, especially canonical processes. Thus the General Curias could exercise a policy of ‘records control’ over the individual circumscriptions. These documents ‘in exile’ in Rome have been traced in the course of the research, and amply explain the choice (and the reasons) not to remember, circumstances that it has been possible to reconstruct by identifying four sheaves of correspondence – one for each Seraphic family of Bari – for the years 1763-1814. A reading of the contents has enabled us to grasp the production and preservation of documents in another interpretative key, as well as to associate certain elements concerning the social and economic constitution of the city of Bari in the late 18th and early 19th centuries, activating points for consideration regarding issues of a historiographical nature. The ‘silent record’ provides evidence of archival units in Bari with different consistencies, united by the attempt to remove the memory of inconvenient or difficult events, which suggests that in modern times the saeculum did not stop at the threshold of Franciscan convents. From the torture suffered by a friar in his cell among the Conventuals to the swindle carried out by an Observant religious to «defraud the Church and the sacred canonical establishments», the documentary evidence unravels to the point of exposing dynamics such as the smuggling of distillate (aquavit) or the illicit sale of Galenic preparations – and even money-lending – among the Capuchins, as well as the ‘dangerous relationships’ of a Reformed friar, who was «continuously involved in secular affairs» with two unmarried women. The final part of the thesis (Chapter IV) presents a detailed examination of the surviving evidence in the Franciscan archives in Bari in Ancien Régime. After having worked with originals and copies of original documents, and also having had recourse to no-longer extant documents (surviving as ‘recorded or remembered sources’), the investigation turned its attention to the Institutes of conservation – above all archives, but also libraries – that currently preserve the physical evidence which survived the two suppressions of the 19th century, and/or other events. Thus, the work inevitably remains, as the general coordinates suggest, a study in progress, susceptible to the appearance of further useful contributions that can broaden the overall picture, and of new documentary discoveries – not least by chance – in institutions not covered by the investigation. On the other hand, with regard to the archives (and libraries) adequately investigated and whose ‘natural links’ with the documentary production of the Franciscans of Bari are well known, the study has been structured by subdividing the institutions by geographical location, giving priority to the city of Bari and to Puglia, and then continuing the process of investigation outside the region. In turn, Bari’s seven institutions have been divided into two groups, in dependence on their appurtenance to peripheral offices of the State or to organizations within the ecclesiastical sphere. In these terms, the research was able to highlight the relations between the Bari Seraphic archives in the modern age and the documentary patrimony of the State Archives of Bari, tracing information on collections of documents such as those of the Corporazioni religiose soppresse or the Intendenza di Terra di Bari (in the two series Culto e dipendenze and Ramo finanze). The latter reveal, among other things, an abundance of Franciscan-related materials, but do not contain a large number of documents directly from the convents, or more detailed information on the archives (unlike, for instance, the libraries). Similar situations were found in the Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” and the Biblioteca Metropolitana “S. Teresa dei Maschi - De Gemmis” respectively for the D’Addosio and the De Gemmis archives, both of which testify to the research and interest in collecting of two local scholars who lived between the end of the 18th and early 20th centuries. Among their sheets with notes, simple copies, extracts from notarial protocols and acquisitions of antiques, however, were instances of more significant materials that have merited a detailed investigation. As may easily be imagined, the two main Bari archives of the secular clergy (that is, the Archives of the Metropolitan Chapter and the Historical Archives of the Diocese) play a privileged role in preserving documentation from the archives of the Bari Franciscan convents, mainly due to the dialogue established (and therefore the production of the relative correspondence) between the secular clergy and the Seraphic Curias. This also furnishes evidence of a fairly close activity of checks and controls with regard to the religious, which was quite far-reaching in the first decades after the Council of Trent and then gradually less and less stringent. The search for Franciscan documentation from the four Bari convents concluded in loco with the Provincial Archive of the Conventual Friars Minor of Puglia and the Historical Archive of the Capuchin Province of Puglia, that is, the two documentary complexes still extant in the regional capital of Puglia. If it has been demonstrated for the Conventuals that the currently available documentation does not constitute the thesaurus memoriae of the ancient Provincia Apuliae dedicated to San Nicola, for the Capuchins the opposite is the case: indeed, the collection of documents reveals itself as the most substantial in Bari in the modern age among all the Seraphic Provincial Archives, despite considerable losses attributable in particular (but not uniquely) to the two Suppressions. Before leaving Puglia, the investigation reserved a space for the aforementioned Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise, in order to reexamine the three ‘libri magni’ and stoeek the reasons for their conservation here. Indeed, the motivation is traceable to the fact that the Archivio Storico Provinciale is the institutional heir to the documentary legacy of the two original Provinces of the Observants and the Reform community in Bari, familiae reunited in 1897 by Leo XIII with bull Felicitate quadam as the ‘new’ Ordo Fratrum Minorum. Beyond the borders of the Puglia region, research was concentrated mainly in Rome, due to the presence there of the General Archives of the three current Franciscan Orders (Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori, and the Archivio Generale dei Cappuccini), but also of the important Archive of the Collegio di Sant’Isidoro. The cities of Milan, Florence and Naples also contributed, if marginally, to making the study more incisive in terms of the documentary evidence. In the final part of Chapter IV the study, nearing its conclusion, examined the typologies and quantities of the documents found in the Franciscan archives in Bari, reconstructing the ideal albero logico of the four archives on the basis of the surviving materials but also utilizing the evidence of those documents which are no-longer extant and known only through other records, as discussed in the previous chapters. This meant, in short, an analysis that was conducted by moving in several investigative directions, departing from the few explicit ‘archival references’ found in Franciscan legislation of both the modern and medieval periods, underlining differences and similarities between the four Seraphic families. The proposal for a reconstruction kept in mind the administrative activity (and not only) of the secretariats of the provincial ministers and the functions carried out by the individual communities, reconsidering the relationships ad intra and ad extra and therefore the relative documentary production. On this basis, the possible series (and sub-series) in which the archives – both the centralized ones of the four Provinces and those of the convents – were structured are individuated. This type of study has also obviously availed itself of the archival evidence still available (discussed in the previous paragraph), in an attempt to deduce, on the basis of the types of documents, the physical organization of the ab antiquo sheets, including an analysis of the very few surviving call numbers and/or the secretarial annotations. It was not considered inappropriate to the procedure adopted, to introduce the study by means of a history of the four Franciscan archives of Bari, a profile that was delineated thanks also to a careful reading of the sources, citing all the testimonies and other references – at least those found to date during the course of this study – that furnish information regarding the development of the documentary complexes of the Conventuals, Observants, Capuchins and Reform community in Bari in the modern age. The thesis concludes with the conventional corpus of acronyms and abbreviations, sources, bibliography and sitography, preceded by an appendix of visual materials: a series of color plates reproducing some of the most significant documents examined during the course of the study. These illustrations also demonstrate the particular attention that the producing organizations at times dedicated to the writing and decorative apparatus of specific acts.

Gli archivi dei conventi francescani a Bari nei secoli XVIII-XIX / Nocco, Francesco. - (2020 Mar 30).

Gli archivi dei conventi francescani a Bari nei secoli XVIII-XIX

NOCCO, FRANCESCO
2020-03-30

Abstract

The thesis summarized here evolved from an interest in fieri – related to a relatively recent line of research on the modern age – about historic archives, understood here in the sense of documentary complexes considered no longer only as ‘containers’ of information useful for constructing histories, but viewed as objects of study in themselves, that is, as expressions of the powerful organizations that have produced, conserved and selected their written materials in order to manage (and thus pass down) the memory of the ‘group’. Specifically, as laid out in the Foreword, the present study takes its cue from an orientation in research inaugurated quite recently, one which complements the more traditional approach to the history of archives with methods adopted from disciplines aimed more directly at the study of archival strategies and practices captured from the perspective of a history of administration, scrutinizing the evolution of those bureaucratic entities known as the chanceries (and/or secretariats) of the power-wielding organizations, with the goal of contributing to the desired development of a ‘documentary history of institutions’ as affirmed in the recent literature. Having framed the problem in these terms, it is necessary to explain the context underlying the research (examined in Chapter I), namely the historiographic theme of the religious orders and their archives in the Ancien Régime. Also a focus of special attention in recent years, this phenomenon involves a multiplicity of elements, all aimed at clarifying the role played by archives in the construction of the image and in the reinterpretation of the identities of the various religious families, especially in the aftermath of the Council of Trent. The latter was of course a watershed of no little importance for the survival into the modern epoch of that large array of religious orders – that is, the earliest monastic foundations as well as the Mendicants – which needed new impetus and reforms, as well as a new and more effective contextualization. Moreover it was precisely the Council that gave the impetus to renewed forms of religious life, such as in primis the Clerics regular. For the Franciscans, the protagonists of this thesis, the so-called Counter-Reform served as a basis (although there had been premonitory signs in previous decades) upon which to once again reconsider their origins. Thus new branches emerged from the medieval ceppo of the Conventuals that would attempt to establish themselves in society. Thus were created (and/or confirmed) the Capuchins, the Reformed, the Discalced Franciscans (later called Alcantarines) and the Barbanti, without completely abandoning the important experience of the Observants, who only in 1517 had seen themselves legally recognized as fully independent from the Conventuals, constituting to all intents and purposes – for the first time since the founding of the Franciscan family – a ‘new’ First Order. The echo of these new developments is also reflected in the Seraphic Provinces of Puglia, giving voice to a rethinking and reorganization. The case of Bari, specifically, evidences a territorial fabric shared by four Franciscan branches. This circumstance has required a careful investigation (in chapter II) of the inception of these settlements, passing from the two oldest attestations within the walls (the Conventuals of S. Francesco della Scarpa and the Observants of S. Pietro delle Fosse) to the construction, between 1556 and 1617, of two convents outside the perimeter of the old city center – by then saturated with convents, churches and lay residential structures –, that is, the loca of the Capuchins and the Reformed (respectively S. Croce and S. Bernardino). Returning to a focus on the circumstances of the archives, our study gave its attention to the sources that convey information about the arrival of these families in Bari, opening in a virtual manner the doors of those archives that conserved various materials useful to the Apulian Franciscan chroniclers of the modern age. Here we refer to the historical works of the Franciscan Observant Bonaventura da Fasano (Memorabilia minoritica, Bari 1656) and of the Reformed Bonaventura da Lama (Cronica de’ minori osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, Lecce 1723-1724), and the 18th-century Cronaca of the Capuchin Emanuele da Francavilla, which was published however only in the first half of the 20th century (Cronaca dei frati minori Cappuccini di Puglia, edited by Antonio da Stigliano, Bari 1941). In addition to the printed sources (or at least those conceived for printing), inevitably the result of a construction and selection of memory and documents, there are also archival sources in manuscript form (17th-19th centuries), unpublished or cited (and studied) by a number of 19th-century Franciscan writers, or mentioned only in passing, and therefore not examined in depth. The overall analysis has led to a better understanding of the relationship with the memoirs of the city of Bari, represented by the work of Antonio Beatillo (Historia di Bari, Napoli 1637) and more than two centuries later, by the literary efforts of Michele Garruba (Serie critica de’ sacri pastori baresi, Bari 1844) and Giulio Petroni (Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856 libri tre, Napoli 1857-1858). Continuing with the exposition of the thesis, Chapter II also dedicates ample space to the convents themselves, furnishing a historical-documentary reconstruction of the histories of the four Franciscan sites in Bari, retracing the contexts and historical circumstances, and comparatively examining the available sources. Regarding the arrival of the Conventuals in today’s regional capital of Puglia, our study could not but start by recalling two exceptional auctoritates: Thomas of Celano and Bonaventura of Bagnoregio, who both left testimonies of a visit by Francis of Assisi to the area near Bari. This information was used by Beatillo and Garruba to transfer sic et simpliciter the presence of Francis directly into the city, and make him the founder of the locum of the Conventuals of S. Francesco della Scarpa (during a historical phase of the Order when no masonry convents had yet been built!), with the consequent collocation of his brothers among the communities of the Clerics regular of Bari. Construction of the Observant convent of S. Pietro delle Fosse was owed instead to the munificence of an emerging social group in the city, that of the merchants. It was in fact Baldovino Carrattone who sustained the costs for building the religious house (completed 1463) for this family that had been approved circa a century earlier, and which constituted a renewed and powerful lever within the religious and political configuration of the Order of Franconia. Garruba explains the title of S. Peter delle Fosse by alluding to another foundation myth that can be critically read in these coordinates: if the Conventuals had called upon the name of Francis of Assisi, celebrated as alter Christus, for the Observants their arrival was foreshadowed by the passage through Bari of the princeps apostolorum who, having celebrated Mass in a grotto (the ‘Fosse’) near the site where centuries later the Observant church would stand, is considered to have ideally prepared and ennobled the settlement there of the new religious family. Tensions among the Seraphic families serve as the implicit context for the historiographic interpretation of the inception of the Capuchin convent of S. Croce; Capuchin sources attribute a leading role to Giacomo da Molfetta, the most distinguished (and holiest) friar after the abandonment of the Observants and incardination in the Capuchin ranks. Spiritually edified by Giacomo’s cycle of sermons preached in the city, representatives of the Universitas are said to have arranged for the arrival of the confreres in 1556, giving rise to a convent and demonstrating the (presumed) growing superiority of this most recent Franciscan family, officially recognized in 1528. On the other hand, the historians of Bari in the modern age have situated the beginnings of the Capuchin settlement in conjunction with the intervention of Bishop Antonio Puteo, giving greater prominence to the date 1573, year of the rebuilding of the church. The arrival of the Reformed Franciscans in the city in 1617 complicated relationships with the secular clergy, other religious orders and with the other families of Franciscans themselves. The subject of burials seems to have been a node of discord about which the city’s chroniclers are silent. The issue emerges instead in the historical sources of the Reform community, which identify the power exercised by the Diocese in this regard as a barely tolerable condition, though its acceptance was indispensable for reasons of coexistence. For Chapter III, the main focus is once again the Franciscan archives in Bari during the period of the Ancien Régime. Here a reconstruction of the process of documentary output is undertaken, from the production of the acts in the secretariats (i.e., the Curias) of the four provincial ministers who resided in the Seraphic convents of the current regional capital of Puglia, to the modalities of the management, conservation and selection of documents. Underscoring the residency of ministers in the city enables a clarification regarding the reasons that Bari was chosen as the topic for this case study. Indeed, the choice was dictated by the a priori ascertainment of the presence of four archival nuclei – namely the Provincial Archives – on this site during the modern age, which appear homogeneous by nature. For the Franciscans (and not only them), in fact, the documentary hierarchy produces complexes structured as pyramids, each with three levels: at the top the General Archives, at the base the archives of the individual convents, while the forma mediatatis is occupied by the Provincial Archives, that is, the relations – in terms of acts produced and received – created by the Seraphic circoscrizioni territoriali (i.e., the Provinces) through an institutional dialogue between the convents and the General Curia, not forgetting, as is obvious, ad extra relations. These considerations permit a distinction to be made between the four Provincial Archives established in Bari in Ancien Régime – that is, the centralized thesaurus memoriae of the Province of the Conventuals, Observants, Cappuchins and the Reform community, which are the ‘objects of study’ of the present thesis – and the four other archives found in the city, that is, those proper to the religious communities inhabiting the convents of S. Francesco della Scarpa, S. Pietro delle Fosse, S. Croce and S. Bernardino. The study, therefore, has given particular attention to the secretariats of the provincial ministers, examining, as far as the sources allow, the professional figures who worked there, that is, the secretary and the pro-secretary. Documents reveal that these friars received an exceptional cultural training and were able to perform tasks not substantially different from those of the secretariats of the bishops, following all documentary procedures, and writing ex officio testimonials such as the regestum Provinciae, the liber typical of the Franciscan Curias. An in-depth analysis has been dedicated to the regestum Provinciae (or ‘libro magno’), since it has been possible to trace (and describe) three of them, evidence formerly kept in the Provincial Archives of the Observants and Reform community of Bari, and found today in the Provincial Historical Archives of the Friars Minor of Puglia and Molise (S. Marco in Lamis, Foggia). Another aspect of the study concerned the theme of document conservation, since the ministers’ secretariats also had the responsibility – articulated by both the dictates of the Franciscan constitution and by the concrete reasons for the practice – to see to the orderly filing of the documents and provide for their storage in rooms elsewhere than the office of the secretariat. Such care was required in primis for practical-administrative purposes, and would only later be motivated by historical considerations linked to the conservation of records, also in compliance with the well-known document of Benedict XIII issued on June 14, 1727, or the Maxima vigilantia (and the attached Instructio Italica). Observation of the strategies of documentary conservation utilized by the individual Seraphic convents (and not in the Provincial Archives) of the city of Bari has enabled the author – following historians tracks, though here focused on Franciscan libraries – to propose the concepts of the ‘formal archive’ and ‘informal archive’, that is, the presence in modern times in religious houses not only of a room used as an ‘official’ site for the conventual historical memory, but also of at least two other spaces, the sacristy and the refectory, which provided for the protection and conservation, respectively, of the necrological entries – in order to ensure the celebration of masses for the deceased brethren (in a thin line between historical memory and liturgical memorial) – and of the obituaries and circulars of the provincials. The latter were read aloud by a friar during the consumption of meals, after which the De profundis was recited corally pro anima fratrum defunctorum, and then the dispositions of the ministers for the government of the religious province were heard in silence. Returning to the Provincial Archives and the practices of documentary conservation, the study has also investigated a lesser known aspect in the modus operandi of Franciscan families in Ancien Régime. Connected with the conservation of the writings was the selection of those sheets that were not meant to remain in the Provincial Archives but which had to be sent to the General Archives of the order in Rome, so as to preserve in loco the reputations of confreres involved in special situations, especially canonical processes. Thus the General Curias could exercise a policy of ‘records control’ over the individual circumscriptions. These documents ‘in exile’ in Rome have been traced in the course of the research, and amply explain the choice (and the reasons) not to remember, circumstances that it has been possible to reconstruct by identifying four sheaves of correspondence – one for each Seraphic family of Bari – for the years 1763-1814. A reading of the contents has enabled us to grasp the production and preservation of documents in another interpretative key, as well as to associate certain elements concerning the social and economic constitution of the city of Bari in the late 18th and early 19th centuries, activating points for consideration regarding issues of a historiographical nature. The ‘silent record’ provides evidence of archival units in Bari with different consistencies, united by the attempt to remove the memory of inconvenient or difficult events, which suggests that in modern times the saeculum did not stop at the threshold of Franciscan convents. From the torture suffered by a friar in his cell among the Conventuals to the swindle carried out by an Observant religious to «defraud the Church and the sacred canonical establishments», the documentary evidence unravels to the point of exposing dynamics such as the smuggling of distillate (aquavit) or the illicit sale of Galenic preparations – and even money-lending – among the Capuchins, as well as the ‘dangerous relationships’ of a Reformed friar, who was «continuously involved in secular affairs» with two unmarried women. The final part of the thesis (Chapter IV) presents a detailed examination of the surviving evidence in the Franciscan archives in Bari in Ancien Régime. After having worked with originals and copies of original documents, and also having had recourse to no-longer extant documents (surviving as ‘recorded or remembered sources’), the investigation turned its attention to the Institutes of conservation – above all archives, but also libraries – that currently preserve the physical evidence which survived the two suppressions of the 19th century, and/or other events. Thus, the work inevitably remains, as the general coordinates suggest, a study in progress, susceptible to the appearance of further useful contributions that can broaden the overall picture, and of new documentary discoveries – not least by chance – in institutions not covered by the investigation. On the other hand, with regard to the archives (and libraries) adequately investigated and whose ‘natural links’ with the documentary production of the Franciscans of Bari are well known, the study has been structured by subdividing the institutions by geographical location, giving priority to the city of Bari and to Puglia, and then continuing the process of investigation outside the region. In turn, Bari’s seven institutions have been divided into two groups, in dependence on their appurtenance to peripheral offices of the State or to organizations within the ecclesiastical sphere. In these terms, the research was able to highlight the relations between the Bari Seraphic archives in the modern age and the documentary patrimony of the State Archives of Bari, tracing information on collections of documents such as those of the Corporazioni religiose soppresse or the Intendenza di Terra di Bari (in the two series Culto e dipendenze and Ramo finanze). The latter reveal, among other things, an abundance of Franciscan-related materials, but do not contain a large number of documents directly from the convents, or more detailed information on the archives (unlike, for instance, the libraries). Similar situations were found in the Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” and the Biblioteca Metropolitana “S. Teresa dei Maschi - De Gemmis” respectively for the D’Addosio and the De Gemmis archives, both of which testify to the research and interest in collecting of two local scholars who lived between the end of the 18th and early 20th centuries. Among their sheets with notes, simple copies, extracts from notarial protocols and acquisitions of antiques, however, were instances of more significant materials that have merited a detailed investigation. As may easily be imagined, the two main Bari archives of the secular clergy (that is, the Archives of the Metropolitan Chapter and the Historical Archives of the Diocese) play a privileged role in preserving documentation from the archives of the Bari Franciscan convents, mainly due to the dialogue established (and therefore the production of the relative correspondence) between the secular clergy and the Seraphic Curias. This also furnishes evidence of a fairly close activity of checks and controls with regard to the religious, which was quite far-reaching in the first decades after the Council of Trent and then gradually less and less stringent. The search for Franciscan documentation from the four Bari convents concluded in loco with the Provincial Archive of the Conventual Friars Minor of Puglia and the Historical Archive of the Capuchin Province of Puglia, that is, the two documentary complexes still extant in the regional capital of Puglia. If it has been demonstrated for the Conventuals that the currently available documentation does not constitute the thesaurus memoriae of the ancient Provincia Apuliae dedicated to San Nicola, for the Capuchins the opposite is the case: indeed, the collection of documents reveals itself as the most substantial in Bari in the modern age among all the Seraphic Provincial Archives, despite considerable losses attributable in particular (but not uniquely) to the two Suppressions. Before leaving Puglia, the investigation reserved a space for the aforementioned Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise, in order to reexamine the three ‘libri magni’ and stoeek the reasons for their conservation here. Indeed, the motivation is traceable to the fact that the Archivio Storico Provinciale is the institutional heir to the documentary legacy of the two original Provinces of the Observants and the Reform community in Bari, familiae reunited in 1897 by Leo XIII with bull Felicitate quadam as the ‘new’ Ordo Fratrum Minorum. Beyond the borders of the Puglia region, research was concentrated mainly in Rome, due to the presence there of the General Archives of the three current Franciscan Orders (Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori, and the Archivio Generale dei Cappuccini), but also of the important Archive of the Collegio di Sant’Isidoro. The cities of Milan, Florence and Naples also contributed, if marginally, to making the study more incisive in terms of the documentary evidence. In the final part of Chapter IV the study, nearing its conclusion, examined the typologies and quantities of the documents found in the Franciscan archives in Bari, reconstructing the ideal albero logico of the four archives on the basis of the surviving materials but also utilizing the evidence of those documents which are no-longer extant and known only through other records, as discussed in the previous chapters. This meant, in short, an analysis that was conducted by moving in several investigative directions, departing from the few explicit ‘archival references’ found in Franciscan legislation of both the modern and medieval periods, underlining differences and similarities between the four Seraphic families. The proposal for a reconstruction kept in mind the administrative activity (and not only) of the secretariats of the provincial ministers and the functions carried out by the individual communities, reconsidering the relationships ad intra and ad extra and therefore the relative documentary production. On this basis, the possible series (and sub-series) in which the archives – both the centralized ones of the four Provinces and those of the convents – were structured are individuated. This type of study has also obviously availed itself of the archival evidence still available (discussed in the previous paragraph), in an attempt to deduce, on the basis of the types of documents, the physical organization of the ab antiquo sheets, including an analysis of the very few surviving call numbers and/or the secretarial annotations. It was not considered inappropriate to the procedure adopted, to introduce the study by means of a history of the four Franciscan archives of Bari, a profile that was delineated thanks also to a careful reading of the sources, citing all the testimonies and other references – at least those found to date during the course of this study – that furnish information regarding the development of the documentary complexes of the Conventuals, Observants, Capuchins and Reform community in Bari in the modern age. The thesis concludes with the conventional corpus of acronyms and abbreviations, sources, bibliography and sitography, preceded by an appendix of visual materials: a series of color plates reproducing some of the most significant documents examined during the course of the study. These illustrations also demonstrate the particular attention that the producing organizations at times dedicated to the writing and decorative apparatus of specific acts.
La presente ricerca ha mosso le fila da un interesse in fieri – da parte di un filone d’indagine sull’età moderna sviluppatosi abbastanza recentemente – maturato nei confronti degli archivi, da intendersi nell’accezione di complessi documentari presi in considerazione non più soltanto quali ‘contenitori’ di notizie utili a costruire la Storia, ma nella prospettiva di ‘oggetti di studio’ di per sé, ovvero espressioni di corpi di potere che hanno prodotto, conservato e selezionato le scritture per gestire (e dunque tramandare) la memoria del ‘gruppo’. Nello specifico, come esposto nella Premessa, la ricerca si inserisce idealmente in un nuovo orientamento inaugurato negli ultimi anni, che affianca alla più tradizionale storia degli archivi alcune discipline più mirate a comprendere le strategie e le prassi archivistiche, colte nell’ottica di una storia dell’amministrazione, vagliando il divenire di quegli organi burocratici che sono le cancellerie dei corpi di potere (e/o le segreterie), in vista dell’auspicata elaborazione di una ‘storia documentaria delle istituzioni’, come affermato da recentissimi studi. Inquadrato il problema in questi termini, è necessario esplicitare il contesto sotteso alla ricerca (preso in esame nella trattazione del cap. I), ovvero il tema storiografico degli ordini religiosi e gli archivi in Ancien Régime, altro caposaldo di peculiari attenzioni in particolar modo negli ultimi anni. Il fenomeno chiama in causa una molteplicità di elementi, tutti volti a tentare di chiarire il ruolo che gli archivi hanno giocato nella costruzione dell’immagine e nella rilettura dell’identità delle varie familiae religiose, principalmente all’indomani del Concilio di Trento, come è noto uno spartiacque di non poco conto per far approdare in età moderna soprattutto quella nutrita schiera di ordini religiosi – ovvero le realtà monastiche di antichissima fondazione, ma anche i Mendicanti – che necessitava di nuovi slanci e riforme, nonché di più efficaci ricontestualizzazioni. D’altronde sarà proprio il Concilio a dare l’impulso a rinnovate forme di vita religiosa, quali in primis i chierici regolari: per i Francescani, protagonisti del lavoro di tesi, la cosiddetta Controriforma funge da base (ma vi erano state avvisaglie già nei decenni precedenti) per riconsiderare ancora una volta le origini, proponendo dal ceppo medievale dei Conventuali nuovi virgulti che cercheranno di imporsi nella società, facendo nascere (e/o confermando) i Cappuccini, i Riformati, gli Scalzi (poi detti Alcantarini) e i Barbanti, senza lasciare completamente alle spalle l’importante esperienza degli Osservanti, che solo nel 1517 si erano vista riconosciuta la piena autonomia giuridica dai Conventuali, costituendo a tutti gli effetti – per la prima volta dalla fondazione della famiglia francescana – un ‘nuovo’ primo Ordine. L’eco di queste istanze viene riflesso anche nelle Province serafiche pugliesi, dando voce a ripensamenti e riorganizzazioni: nello specifico il caso di Bari testimonia un tessuto territoriale condiviso da quattro presenze francescane; la circostanza ha richiesto un’attenta indagine (nel cap. II) sulla nascita di questi insediamenti, passando dalle due più antiche attestazioni entro le mura (i Conventuali a S. Francesco della Scarpa e gli Osservanti a S. Pietro delle Fosse) alla costruzione, negli anni compresi tra il 1556 e il 1617, di due conventi fuori dal perimetro della Città Vecchia – ormai satura di case religiose, chiese e residenze a uso civile –, ovvero i loca dei Cappuccini e dei Riformati (rispettivamente S. Croce e S. Bernardino). Tornando a puntare la lente sulle vicende degli archivi, la ricerca ha concentrato lo sguardo sulle fonti che trasmettono notizia dell’arrivo di queste famiglie a Bari, aprendo virtualmente le porte di quegli archivi che conservavano materiali vari utili ai cronisti francescani pugliesi di età moderna. Il riferimento va alle opere storiche del francescano osservante Bonaventura da Fasano (Memorabilia minoritica, Bari 1656) e del riformato Bonaventura da Lama (Cronica de’ minori osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò, Lecce 1723-1724), ai quali si aggiunge la settecentesca Cronaca del cappuccino Emanuele da Francavilla, pubblicata tuttavia solo nella prima metà del XX secolo (Cronaca dei frati minori Cappuccini di Puglia, a cura di ANTONIO DA STIGLIANO, Bari 1941). Alle fonti a stampa (o almeno concepite per la stampa), frutto inevitabilmente di una costruzione e selezione della memoria e dei documenti, si affianca il rinvenimento di fonti archivistiche rimaste manoscritte (secc. XVII-XIX), inedite o già segnalate (e studiate) da alcuni francescanisti del Novecento oppure solo menzionate en passant e dunque non approfondite: l’analisi complessiva ha condotto a leggere meglio i rapporti anche con la memorialistica della città di Bari, rappresentata dall’opera di Antonio Beatillo (Historia di Bari, Napoli 1637) e, a distanza di più di due secoli, dall’impegno letterario di Michele Garruba (Serie critica de’ sacri pastori baresi, Bari 1844) e di Giulio Petroni (Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856 libri tre, Napoli 1857-1858). Continuando a illustrare l’itinerario della ricerca, è ancora il cap. II a dedicare ampio spazio ai conventi, soffermandosi sulla ricostruzione storico-documentaria delle vicende relative ai quattro loca francescani baresi, ripercorrendo i contesti e le circostanze storiche, discutendo in modo comparato le fonti disponibili. Per l’arrivo dei Conventuali nell’odierno capoluogo regionale pugliese la riflessione non poteva non avviarsi senza richiamare due auctoritates d’eccezione, ovvero Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio, i quali hanno lasciato testimonianza di una visita di Francesco d’Assisi nelle vicinanze di Bari: la notizia viene utilizzata dal Beatillo e dal Garruba per trasferire sic et simpliciter la presenza dell’Assisiate direttamente in città e renderlo artefice della posa della prima pietra del locum dei Conventuali di S. Francesco della Scarpa (in una fase storica dell’Ordine nel quale non venivano ancora edificati conventi in muratura!), con il conseguente stanziarsi dei suoi fratres tra le comunità del clero regolare barese. Alla munificenza di un gruppo sociale emergente in città, ovvero quello dei mercanti, si deve la costruzione del convento osservante di S. Pietro delle Fosse, nella persona di Baldovino Carrattone, il quale nel 1463 fece completare la casa religiosa per questa famiglia, approvata circa un secolo prima e che costituiva una rinnovata e potente leva nell’assetto religioso e politico dell’Ordine francescano. Il Garruba spiega il titolo di S. Pietro delle Fosse ricorrendo a un altro mito di fondazione, che può criticamente essere letto in queste coordinate: se per i Conventuali si era chiamato in causa il nome di Francesco d’Assisi, celebrato come alter Christus, per gli Osservanti si prefigurava la loro venuta con il passaggio a Bari del princeps apostolorum, il quale – celebrando la messa in uno speco (le ‘Fosse’) accanto al luogo antesignano della costruzione della chiesa osservante – avrebbe idealmente predisposto e nobilitato l’insediamento della nuova famiglia religiosa. Le tensioni interne alle familiae serafiche fanno da contesto non dichiarato per l’interpretazione storiografica della nascita del convento cappuccino di S. Croce; le fonti dei Cappuccini attribuiscono un ruolo di primo piano a Giacomo da Molfetta, frate più insigne (e più santo) dopo l’abbandono dell’Osservanza e l’incardinazione nelle fila cappuccine: edificati spiritualmente per il ciclo di prediche tenuto in città dal religioso, gli esponenti dell’Universitas avrebbero predisposto la venuta in loco dei confratelli nel 1556, facendo sorgere un convento e dimostrando la (presunta) superiorità in crescendo della recentissima famiglia francescana, riconosciuta ufficialmente nel 1528. Di contro, gli storici baresi d’età moderna riconducono all’intervento vescovile di Antonio Puteo l’insediamento dei Cappuccini, dando maggiore risalto alla data del 1573, anno della ricostruzione della chiesa. L’arrivo dei Riformati in città nel 1617 complica gli equilibri con il clero secolare, gli altri ordini religiosi e con gli stessi francescani delle altre famiglie: il tema delle sepolture appare uno snodo nevralgico taciuto dalla memorialistica cittadina, ma fatto emergere dalle fonti dei Riformati, che individuano nel potere esercitato dalla Diocesi in merito alla questione un difetto poco tollerabile, seppur ineludibile per le ragioni della convivenza. Con il cap. III lo sguardo principale è tornato nuovamente a focalizzarsi sugli archivi francescani a Bari in Ancien Régime, intraprendendo un percorso finalizzato a ricostruire l’iter del flusso documentario, dalla produzione degli atti nelle segreterie (ovvero le Curie) dei quattro ministri provinciali che abitavano i conventi serafici dell’attuale capoluogo regionale pugliese sino alle modalità di gestione, conservazione e selezione dei documenti. Sottolineare la residenzialità dei ministri in città consente di chiarire che la scelta di studiare il caso barese è stata dettata anche da una constatazione previa: la presenza durante l’età moderna in loco di quattro nuclei archivistici che appaiono per natura omogenei, cioè gli Archivi Provinciali. Per i Francescani (e non solo), infatti, la gerarchia documentaria produce complessi scanditi su tre livelli ‘a piramide’, il cui vertice è da identificare nell’Archivio Generale e la base negli archivi dei singoli conventi; ne consegue che in forma medietatis si distinguono gli Archivi Provinciali, cioè le relazioni – in termini di atti prodotti e ricevuti – che le ‘circoscrizioni territoriali’ serafiche (appunto le Province) hanno intessuto in un dialogo istituzionale principalmente tra i conventi e la Curia Generale, non dimenticando, come è ovvio, i rapporti ad extra. Queste considerazioni permettono di operare una distinzione tra i quattro Archivi Provinciali attestati a Bari in Ancien Régime – ovvero il thesaurus memoriae centralizzato di Provincia dei Conventuali, Osservanti, Cappuccini e Riformati, nonché ‘oggetti di studio’ privilegiati della presente ricerca – e altre quattro realtà riscontrate, ovvero gli archivi propri delle fraternità che avevano dimora nei conventi di S. Francesco della Scarpa, S. Pietro delle Fosse, S. Croce e S. Bernardino. L’indagine, dunque, ha posto particolare attenzione sulle segreterie dei ministri provinciali, studiando, per quello che le fonti consentono, le figure professionali che vi lavoravano, ovvero il segretario e il pro-segretario, frati che dal riscontro sui documenti danno prova di una non ordinaria formazione culturale, in grado di svolgere mansioni sostanzialmente non molto diverse da quelle delle segreterie vescovili, seguendo tutte le procedure documentarie e redigendo ex officio testimonianze quali ad esempio il regestum Provinciae, tipico liber delle Curie francescane. Proprio al regestum Provinciae (o ‘libro magno’) è stato dedicato un approfondimento, in quanto la ricerca ha potuto rintracciarne (e descriverne) tre, attestazioni un tempo custodite dagli Archivi Provinciali degli Osservanti e dei Riformati di Bari, oggi presso l’Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise (S. Marco in Lamis, Foggia). Il tema della conservazione documentaria ha riguardato un altro aspetto della ricerca, poiché alle segreterie dei ministri spettava anche il compito – scandito tra i dettami delle Costituzioni francescane e le ragioni concrete della prassi – di seguire la sedimentazione dei documenti e provvedere a riporli in ambienti diversi rispetto a quelli della cella della segreteria, tutelando in primis le finalità pratico-amministrative, che solo in un secondo momento diverranno motivazioni di ordine storico legate alla custodia della memoria, anche in osservanza del notissimo documento di Benedetto XIII emanato il 14 giugno 1727, ovvero la Maxima vigilantia (e l’annessa Instructio Italica). Uno sguardo sulle strategie di conservazione documentaria nei singoli conventi serafici (e non negli Archivi Provinciali) della città di Bari ha permesso alla ricerca – ponendosi nell’alveo di indagini condotte dagli storici in merito però alle biblioteche francescane – di proporre i concetti di ‘archivio formale’ e ‘archivio non formale’, ovvero la presenza in età moderna nelle case religiose non solo di una cella adibita a luogo ‘ufficiale’ per la memoria, ma anche di almeno altri due spazi, la sacrestia e il refettorio, che prevedevano la tutela e la conservazione, rispettivamente, delle tabelle necrologiche – al fine di garantire la celebrazione dei suffragi per i confratelli defunti (in una sottile linea di confine tra memoria e memoriale liturgico) – e dei necrologi e delle circolari dei provinciali, da far leggere a un frate a turno durante la consumazione dei pasti per, nell’ordine, recitare il De profundis coralmente pro anima fratrum defunctorum e ascoltare in silenzio quanto disposto dai ministri per il governo della Provincia religiosa. Ritornando sugli Archivi Provinciali e alle pratiche della conservazione documentaria, l’indagine ha studiato un aspetto che appare meno conosciuto nel modus operandi delle famiglie francescane in Ancien Régime: connessa alla custodia delle scritture vi è la selezione delle carte, con l’invio agli Archivi Generali romani di atti che non dovevano rimanere negli Archivi Provinciali, al fine di preservare in loco il buon nome di confratelli che erano incorsi in situazioni particolari, soprattutto processi canonici, e così esercitare da parte delle Curie Generali una politica del ‘controllo della memoria’ sulle singole circoscrizioni territoriali. Questi documenti ‘in esilio’ a Roma sono stati rintracciati e danno ampiamente conto della scelta (e delle motivazioni) di non ricordare, circostanza che si è potuta ricostruire individuando quattro carteggi – uno per ogni famiglia serafica barese – compresi negli anni 1763-1814: la lettura dei contenuti ha consentito di cogliere in un’altra chiave interpretativa la produzione e conservazione documentaria, nonché di restituire alcuni elementi riguardanti il tessuto sociale ed economico della città di Bari tra XVIII e XIX secolo, avviando spunti di riflessione su problemi di natura storiografica. La ‘memoria taciuta’ dà prova di unità archivistiche dalla consistenza diversa, accomunate dal tentativo di allontanare da Bari il ricordo di vicende dalle tematiche forti, che lasciano comprendere come il saeculum non si sia arrestato in età moderna dietro la soglia dei conventi francescani: dalle sevizie subite da un frate nella sua cella tra i Conventuali al raggiro di un religioso dell’Osservanza compiuto per «frodare la Chiesa ed i sacri canonici stabilimenti», le evidenze documentarie si snodano fino a chiamare in causa dinamiche quali il contrabbando di acquavite e la vendita illecita di preparazioni galeniche – ma anche il prestito di denaro – tra i Cappuccini, oppure le relazioni pericolose di un frate della Riforma, «sempre mescolato negl’affari secolareschi», con due donne nubili. L’ultimo tratto del percorso di ricerca (cap. IV) ha riguardato un puntuale approfondimento sulle attestazioni superstiti degli archivi dei francescani a Bari in Ancien Régime; dopo aver infatti lavorato con testimonianze in originale e in copia e aver fatto ricorso anche a documenti non più esistenti (ma pervenuti come ‘memoria della fonte’), l’indagine ha richiesto di inquadrare gli Istituti di conservazione – soprattutto archivi, ma anche biblioteche – che attualmente custodiscono le effettive evidenze sopravvissute alle due Soppressioni del XIX secolo e/o ad altri eventi. Si tratta, come le coordinate generali lasciano intendere, di una ricognizione che resta inevitabilmente in fieri, suscettibile di ulteriori apporti utili ad ampliare lo sguardo d’insieme, con auspicabili rinvenimenti documentari – non ultimi fortuiti – in Istituti non noti alla ricerca. In merito invece agli archivi (e alle biblioteche) adeguatamente investigati e di cui si conoscono bene i ‘vincoli naturali’ con la produzione francescana barese, lo studio è stato articolato suddividendo gli Istituti per luoghi geografici, dando la priorità alla città di Bari e alla Puglia, per poi proseguire l’iter d’indagine fuori Regione; a sua volta i sette Istituti baresi sono stati separati in due gruppi, a seconda dell’appartenenza a Uffici periferici dello Stato o a realtà afferenti alla sfera ecclesiastica. In questi termini la ricerca ha potuto mettere in evidenza i rapporti tra gli archivi serafici baresi in età moderna e il patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Bari, rintracciando notizie su fondi quali Corporazioni religiose soppresse o l’Intendenza di Terra di Bari (nelle due serie Culto e dipendenze e Ramo finanze) che danno prova, tra gli altri aspetti, di cospicui carteggi di interesse francescano, senza tuttavia restituire un numero considerevole di attestazioni documentarie provenienti per via diretta dai conventi o informazioni più dettagliate sugli archivi (diversamente ad esempio dalle biblioteche). Sorti analoghe hanno riservato la Biblioteca Nazionale “Sagarriga Visconti Volpi” e la Biblioteca Metropolitana “S. Teresa dei Maschi - De Gemmis”, con – rispettivamente – il fondo D’Addosio e il fondo De Gemmis, testimonianze delle ricerche e del gusto per il collezionismo di due studiosi locali vissuti fra la fine del XVIII e il XX secolo: tra i loro appunti, copie semplici, estratti da protocolli notarili e acquisti in antiquariato, tuttavia, qualche evidenza più significativa ha meritato indagini particolareggiate. Come facilmente intuibile i due maggiori archivi baresi del clero secolare (ovvero l’Archivio del Capitolo Metropolitano e l’Archivio Storico della Diocesi) rivestono un ruolo privilegiato nel custodire documentazione degli archivi dei conventi francescani baresi, principalmente per il ‘dialogo’ instaurato (e dunque la produzione dei relativi carteggi) tra i sacerdoti secolari e le Curie serafiche, testimonianza inoltre di un’azione di controllo sufficientemente attenta nei confronti dei religiosi, piuttosto capillare nei primi decenni successivi al Concilio di Trento e poi via via meno serrata. Le ricerche di documentazione francescana proveniente dai quattro conventi baresi si chiudono in loco con l’Archivio Provinciale dei Frati Minori Conventuali di Puglia e l’Archivio Storico della Provincia dei Cappuccini di Puglia, ovvero i due complessi documentari ancora oggi esistenti nel capoluogo regionale pugliese. Se per i Conventuali si è dimostrato che le scritture attualmente disponibili non costituiscono il thesaurus memoriae dell’antica Provincia Apuliae dedicata a san Nicola, per i Cappuccini si rileva la più nutrita consistenza documentaria a Bari in età moderna tra gli Archivi Provinciali serafici, nonostante le notevoli perdite attribuibili in particolar modo (ma non solo) alle due Soppressioni. Prima di lasciare i confini della Puglia l’indagine ha riservato uno spazio al già citato Archivio Storico Provinciale dei Frati Minori di Puglia e Molise, in modo da tornare sui tre ‘libri magni’ e chiarire i motivi della loro conservazione in quella sede, dettati dall’essere l’Istituto erede del patrimonio documentario delle due antiche Province in Terra di Bari degli Osservanti e dei Riformati, familiae nel 1897 riunite da Leone XIII con la bolla Felicitate quadam nel ‘nuovo’ Ordo Fratrum Minorum. Fuori dalla Puglia le ricerche si sono concentrate soprattutto a Roma, per la presenza degli Archivi Generali dei tre odierni Ordini francescani (Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Archivio Storico Generale dell’Ordine dei Frati Minori, Archivio Generale dei Cappuccini), giovandosi tuttavia anche delle ricognizioni sui fondi dell’importante Archivio del Collegio di Sant’Isidoro, mentre le città di Milano, Firenze e Napoli hanno contribuito marginalmente a offrire allo studio un apporto documentario più incisivo. Nella parte finale del cap. IV la ricerca, avviandosi alla conclusione, ha preso in esame le tipologie e le consistenze dei documenti degli archivi francescani baresi, ricostruendo con le testimonianze superstiti (ma anche con quelle non più materialmente attestate – di cui si è rintracciata la sola memoria –, discusse nei capitoli precedenti) l’ideale albero logico dei quattro archivi. Si è trattato, in definitiva, di vagliare più campi d’indagine, a partire dai non numerosi ‘riferimenti archivistici’ espliciti rinvenuti nella legislazione francescana di età moderna (ma anche medievale), sottolineando differenze e analogie tra le quattro famiglie serafiche. La proposta di ricostruzione ha tenuto ben presente la vita amministrativa (e non solo) delle segreterie dei ministri provinciali e le funzioni svolte dalle singole comunità, riconsiderando i rapporti ad intra e ad extra e dunque la relativa produzione documentaria, individuando di conseguenza le possibili serie (e sottoserie) in cui apparivano strutturati gli archivi, sia quelli centralizzati delle quattro Province sia quelli delle fraternità. Questo tipo di lavoro si è avvalso, come è ovvio, anche delle evidenze archivistiche ancora disponibili (e su cui ci si è soffermati nel paragrafo precedente), tentando di dedurre dalla tipologia dei documenti l’organizzazione fisica delle carte ab antiquo, includendo l’analisi delle pochissime segnature superstiti e/o delle annotazioni di segreteria. L’iter assunto dall’indagine non ha ritenuto inopportuno far introdurre lo studio da una storia dei quattro archivi francescani baresi, profilo che è stato delineato anche grazie a una puntuale spigolatura delle fonti, richiamando tutte le testimonianze e le occorrenze – almeno quelle a oggi reperite dalla presente ricerca – che danno notizia del divenire dei complessi documentari dei Conventuali, Osservanti, Cappuccini e Riformati a Bari in età moderna. Chiude la tesi il consueto corpus finale di sigle e abbreviazioni, fonti, bibliografia e sitografia, preceduto da un’appendice iconografica: la raccolta di un gruppo di tavole, con riproduzioni a colori, vuole restituire visivamente alcuni dei documenti più significativi esaminati nel corso dello studio, dando anche prova delle particolari attenzioni che gli enti produttori hanno talvolta riservato, ad esempio, alla scrittura e all’apparato decorativo di specifici atti.
Storia degli archivi ; francescanesimo pugliese ; Bari
Gli archivi dei conventi francescani a Bari nei secoli XVIII-XIX / Nocco, Francesco. - (2020 Mar 30).
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