Con l’Atto Unico Europeo (1986) la coesione economica e sociale viene riconosciuta come essenziale attraverso la definizione dei fondi a finalità strutturale e nel Trattato di Maastricht (1992) essa diviene uno dei pilastri dell’architettura dell’UE. Le politiche di coesione hanno dato luogo a strategie ed azioni differenti nel corso degli anni sul piano degli obiettivi, assegnando alla coesione diverse dimensioni: economica, sociale fino a quella più recente territoriale (Unione Europea, 2008). La dimensione territoriale della coesione emerge in forma esplicita negli obiettivi europei di Lisbona/Gothenbug dove si afferma l’importanza di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale per ridurre le disparità e l'arretratezza delle regioni meno favorite (Prezioso M., 2007; Espon Cadec, 2014). Nella più moderna concezione mentre la dimensione sociale ed economica fa fronte alle disparità regionali in termini di competitività e benessere, quella territoriale promuove l’importanza dell’accesso ai servizi, lo sviluppo sostenibile e l’analisi territoriale che assegna ad alcuni fattori geografici un ruolo chiave per il conseguimento della coesione (Quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, 2010). Un approccio place based suggerisce un modello di policy basato non tanto sulla partizione amministrativa delle regioni di intervento quanto su sistemi locali caratterizzati da omogeneità funzionale in cui gli attori territoriali condividono valori e obiettivi (Barca F., 2009). Tale orientamento è presente nelle politiche europee per il periodo di bilancio 2014-2020, che contribuiscono allo sviluppo regionale, ovvero lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, stabilendo disposizioni comuni per il FESR, FSE, la Coesione, FEASR e FEAMP. Gli effetti della Coesione sono misurabili in diversi campi: educazione, occupazione, ambiente, ricerca e innovazione, mercati (Commissione Europea, Europa 2020, 2010).

The Puglia Regional Operational Programm: The Potential And Limitsof Regional Programming in the 2014-2020

Grumo Rosalina
2020

Abstract

Con l’Atto Unico Europeo (1986) la coesione economica e sociale viene riconosciuta come essenziale attraverso la definizione dei fondi a finalità strutturale e nel Trattato di Maastricht (1992) essa diviene uno dei pilastri dell’architettura dell’UE. Le politiche di coesione hanno dato luogo a strategie ed azioni differenti nel corso degli anni sul piano degli obiettivi, assegnando alla coesione diverse dimensioni: economica, sociale fino a quella più recente territoriale (Unione Europea, 2008). La dimensione territoriale della coesione emerge in forma esplicita negli obiettivi europei di Lisbona/Gothenbug dove si afferma l’importanza di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale per ridurre le disparità e l'arretratezza delle regioni meno favorite (Prezioso M., 2007; Espon Cadec, 2014). Nella più moderna concezione mentre la dimensione sociale ed economica fa fronte alle disparità regionali in termini di competitività e benessere, quella territoriale promuove l’importanza dell’accesso ai servizi, lo sviluppo sostenibile e l’analisi territoriale che assegna ad alcuni fattori geografici un ruolo chiave per il conseguimento della coesione (Quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, 2010). Un approccio place based suggerisce un modello di policy basato non tanto sulla partizione amministrativa delle regioni di intervento quanto su sistemi locali caratterizzati da omogeneità funzionale in cui gli attori territoriali condividono valori e obiettivi (Barca F., 2009). Tale orientamento è presente nelle politiche europee per il periodo di bilancio 2014-2020, che contribuiscono allo sviluppo regionale, ovvero lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, stabilendo disposizioni comuni per il FESR, FSE, la Coesione, FEASR e FEAMP. Gli effetti della Coesione sono misurabili in diversi campi: educazione, occupazione, ambiente, ricerca e innovazione, mercati (Commissione Europea, Europa 2020, 2010).
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