Analizzare la città del Mediterraneo porta a indagare le diverse realtà sotto l’aspetto formale ed estetico, ma anche a comprendere la complessità dei luoghi. La città del Mediterraneo, da un punto di vista estetico e architettonico, è ricca di storia, memoria e simboli sebbene, negli ultimi decenni, il processo di urbanizzazione e l’organizzazione disordinata ne abbiano cambiato forma e profilo. I centri storici, da Genova a Palermo, da Tangeri a Istanbul, rappresentano un patrimonio mondiale, ma anche un valore tangibile, intangibile e sensibile, sottoposto all’urbanizzazione crescente e alla pressione del turismo di massa. Difendere i centri storici significa quindi rafforzare l'identità delle città configurandosi e adattandosi, facendo proprie le diverse culture e le popolazioni che vi hanno vissuto per secoli e preservare nel contempo l'eterogeneità delle attività e delle funzioni. Il processo di riconversione dei centri urbani porta a ripensare il significato degli spazi pubblici, con un’attenzione particolare al rapporto fra aggregazione e relazione. Negli ultimi decenni del XX secolo è divenuto imperativo dare priorità allo spazio pubblico, attraverso interventi volti a migliorare la forma fisica, estetica, ma soprattutto funzionale della città. E questo alla luce della consapevolezza che migliorare la qualità dello spazio urbano produce due esiti fondanti: ottenere il consenso dei cittadini e creare le condizioni per attrarre nuove attività economiche. Su questo scenario, nelle pagine che seguono si introdurranno alcune questioni relative alla possibilità di ripristinare e garantire un equilibrio per i sistemi urbani in crisi. E ci si chiederà se, alla luce dei cambiamenti in corso a livello mondiale, sia possibile recuperare l'identità della città mediterranea, per concepirla e viverla in uno scenario sostenibile e inclusivo. Tutto questo appare infatti essenziale per ipotizzare equilibri, cooperazione e strumenti coerenti con un nuovo modello urbano che, per quanto utopistico possa apparire, vuole bilanciare i bisogni di identità, competitività, accettazione e inclusione dell'altro.

Ripensare e costruire la città mediterranea

Grumo Rosalina
2021

Abstract

Analizzare la città del Mediterraneo porta a indagare le diverse realtà sotto l’aspetto formale ed estetico, ma anche a comprendere la complessità dei luoghi. La città del Mediterraneo, da un punto di vista estetico e architettonico, è ricca di storia, memoria e simboli sebbene, negli ultimi decenni, il processo di urbanizzazione e l’organizzazione disordinata ne abbiano cambiato forma e profilo. I centri storici, da Genova a Palermo, da Tangeri a Istanbul, rappresentano un patrimonio mondiale, ma anche un valore tangibile, intangibile e sensibile, sottoposto all’urbanizzazione crescente e alla pressione del turismo di massa. Difendere i centri storici significa quindi rafforzare l'identità delle città configurandosi e adattandosi, facendo proprie le diverse culture e le popolazioni che vi hanno vissuto per secoli e preservare nel contempo l'eterogeneità delle attività e delle funzioni. Il processo di riconversione dei centri urbani porta a ripensare il significato degli spazi pubblici, con un’attenzione particolare al rapporto fra aggregazione e relazione. Negli ultimi decenni del XX secolo è divenuto imperativo dare priorità allo spazio pubblico, attraverso interventi volti a migliorare la forma fisica, estetica, ma soprattutto funzionale della città. E questo alla luce della consapevolezza che migliorare la qualità dello spazio urbano produce due esiti fondanti: ottenere il consenso dei cittadini e creare le condizioni per attrarre nuove attività economiche. Su questo scenario, nelle pagine che seguono si introdurranno alcune questioni relative alla possibilità di ripristinare e garantire un equilibrio per i sistemi urbani in crisi. E ci si chiederà se, alla luce dei cambiamenti in corso a livello mondiale, sia possibile recuperare l'identità della città mediterranea, per concepirla e viverla in uno scenario sostenibile e inclusivo. Tutto questo appare infatti essenziale per ipotizzare equilibri, cooperazione e strumenti coerenti con un nuovo modello urbano che, per quanto utopistico possa apparire, vuole bilanciare i bisogni di identità, competitività, accettazione e inclusione dell'altro.
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