L'evoluzione dello scenario economico internazionale, caratterizzato da un forte squilibrio tra i Paesi industrializzati e quelli meno sviluppati, e all'interno di questi ultimi dalla persistenza di discriminazione politica, religiosa ed etnica, ha intensificato i flussi migratori verso le regioni occidentali. In questo contesto, è possibile osservare una situazione caratterizzata da un quadro complesso in considerazione della natura e delle motivazioni alla base dei flussi menzionati, dei modelli comportamentali degli immigrati e dell’impatto sugli aspetti economici, sociali e culturali dei Paesi coinvolti. Nel panorama delineato, con particolare riferimento allo scenario italiano, il binomio immigrazione-agricoltura, due realtà dinamiche e complesse, è una sfida pressante per lo sviluppo della nostra società. Da un lato, l'afflusso di immigrati rappresenta una risposta ai problemi strutturali delle zone rurali italiane, come l'invecchiamento della popolazione e lo spopolamento rurale; dall'altro lato, la mancanza di una coerente e organica politica di immigrazione, fondata sull’inclusione sociale e sulla efficace tutela dei diritti, rende gli immigrati una mera "risorsa" al servizio della persistenza di un sistema di produzione "insostenibile", tale da generare continue violazioni dei diritti umani e tensioni sociali. Al fine di porre le basi per la realizzazione di un effettivo cambiamento metodologico, un percorso verso l'innovazione sistemica è necessario e va incoraggiato; un percorso in grado di arginare la diffusione del lavoro precario e, in tal modo, di promuovere l'autonomia dei sistemi agricoli e di ridurne la vulnerabilità. Partendo da una descrizione quantitativa del fenomeno dell’impiego dei migranti nel settore agricolo italiano e dall'analisi delle caratteristiche peculiari dello stesso settore, insieme con il caso studio del Report Terraingiusta, un’approfondita riflessione viene portata avanti, in modo da elaborare e valutare metodologie innovative di "diagnosi" dei fattori di crisi sociale ed economica. L'obiettivo finale è lo sviluppo di una governance territoriale sostenibile, in grado di integrare le politiche di sviluppo rurale e quelle di inclusione sociale. La scala locale e regionale rimane decisiva, nella prospettiva di una vera innovazione che dovrebbe partire dall'analisi delle esigenze e dei problemi di ciascun territorio e dei relativi processi decisionali; è di vitale importanza favorire una effettiva dinamica "bottom-up" di partecipazione, a disposizione di tutti gli attori locali e aperta al contributo degli attori a livello nazionale ed internazionale.

Il binomio Immigrazione e Agricoltura: analisi dei fattori di crisi e delle prospettive di innovazione

Simona Giordano
2019-01-01

Abstract

L'evoluzione dello scenario economico internazionale, caratterizzato da un forte squilibrio tra i Paesi industrializzati e quelli meno sviluppati, e all'interno di questi ultimi dalla persistenza di discriminazione politica, religiosa ed etnica, ha intensificato i flussi migratori verso le regioni occidentali. In questo contesto, è possibile osservare una situazione caratterizzata da un quadro complesso in considerazione della natura e delle motivazioni alla base dei flussi menzionati, dei modelli comportamentali degli immigrati e dell’impatto sugli aspetti economici, sociali e culturali dei Paesi coinvolti. Nel panorama delineato, con particolare riferimento allo scenario italiano, il binomio immigrazione-agricoltura, due realtà dinamiche e complesse, è una sfida pressante per lo sviluppo della nostra società. Da un lato, l'afflusso di immigrati rappresenta una risposta ai problemi strutturali delle zone rurali italiane, come l'invecchiamento della popolazione e lo spopolamento rurale; dall'altro lato, la mancanza di una coerente e organica politica di immigrazione, fondata sull’inclusione sociale e sulla efficace tutela dei diritti, rende gli immigrati una mera "risorsa" al servizio della persistenza di un sistema di produzione "insostenibile", tale da generare continue violazioni dei diritti umani e tensioni sociali. Al fine di porre le basi per la realizzazione di un effettivo cambiamento metodologico, un percorso verso l'innovazione sistemica è necessario e va incoraggiato; un percorso in grado di arginare la diffusione del lavoro precario e, in tal modo, di promuovere l'autonomia dei sistemi agricoli e di ridurne la vulnerabilità. Partendo da una descrizione quantitativa del fenomeno dell’impiego dei migranti nel settore agricolo italiano e dall'analisi delle caratteristiche peculiari dello stesso settore, insieme con il caso studio del Report Terraingiusta, un’approfondita riflessione viene portata avanti, in modo da elaborare e valutare metodologie innovative di "diagnosi" dei fattori di crisi sociale ed economica. L'obiettivo finale è lo sviluppo di una governance territoriale sostenibile, in grado di integrare le politiche di sviluppo rurale e quelle di inclusione sociale. La scala locale e regionale rimane decisiva, nella prospettiva di una vera innovazione che dovrebbe partire dall'analisi delle esigenze e dei problemi di ciascun territorio e dei relativi processi decisionali; è di vitale importanza favorire una effettiva dinamica "bottom-up" di partecipazione, a disposizione di tutti gli attori locali e aperta al contributo degli attori a livello nazionale ed internazionale.
2019
978-88-8305-145-6
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