Prendendo come riferimento il lavoro pittorico di ri-mappature dell’artista nativa americana Jaune Quick-to-see Smith e della scrittrice caraibica africana canadese Dionne Brand (A Map to the Door of no Return. Notes on belonging, 2001), il saggio articola questioni circa la destrutturazione, immaginazione e dis-grafia di mappe non delimitatorie ad opera di artisti e autori non propriamente bianchi non propriamente di origine europea. Se l’istituto della colonizzazione sceglieva come testo del viaggio e appropriazione la grafia del mappare, incidendo la traccia del percorso, corografando, ovvero disegnando contorni e confini dei territori, e quindi sottolineando appartenenze ed esclusioni, proprietari e sottoposti, quale segnatura potrà incidere l’autore e l’artista alterNativa, post-coloniale, post-moderno, critico dei nazionalismi delineati dalla colonizzazione, consapevole delle inevitabili traduzioni, intermediazioni e transculturazioni incidere, per rimettere in circolazione tracce delle origini e al contempo rinnovare, spostare, dissipare la cappa della mappatura come appropriazione? Si analizzano scritture che pongono questioni circa la memoria: non solo le modalità di narrazione mnestica intessute di storia, miti e immaginazione (Ricoeur 2006 ingl., Le Goff 1992 ingl.; Eckstein 2006; Misztal 2003) fondano tecnologie mediali e pongono interrogazioni riguardanti l’intermedial criticism, ma proprio l’assenza di ricordo e memoria può a sua volta richiedere un viaggio verso l’impercettibile che si fa visibile. Si cerca pertanto di capire/sentire se e come gli icono-testi liquidi di Quick-to-see Smith e le mappe deterritorializzate dipinte attraverso il linguaggio ekfrastico fondato sui nuclei della mappa, del mare, dello spostamento, dell’abitare il movimento di Brand producano crepe negli steccati imposti dalle differenti tecnologie dei generi e codici ( letterario e plastico; verbale e visuale; storico-politica e arte; etc.) e di/tra i generi sessuali.

Mappe dipinte, mappe narrate:esercizi di deterritorializzazione dell'immaginario

ZACCARIA, Paola
2014

Abstract

Prendendo come riferimento il lavoro pittorico di ri-mappature dell’artista nativa americana Jaune Quick-to-see Smith e della scrittrice caraibica africana canadese Dionne Brand (A Map to the Door of no Return. Notes on belonging, 2001), il saggio articola questioni circa la destrutturazione, immaginazione e dis-grafia di mappe non delimitatorie ad opera di artisti e autori non propriamente bianchi non propriamente di origine europea. Se l’istituto della colonizzazione sceglieva come testo del viaggio e appropriazione la grafia del mappare, incidendo la traccia del percorso, corografando, ovvero disegnando contorni e confini dei territori, e quindi sottolineando appartenenze ed esclusioni, proprietari e sottoposti, quale segnatura potrà incidere l’autore e l’artista alterNativa, post-coloniale, post-moderno, critico dei nazionalismi delineati dalla colonizzazione, consapevole delle inevitabili traduzioni, intermediazioni e transculturazioni incidere, per rimettere in circolazione tracce delle origini e al contempo rinnovare, spostare, dissipare la cappa della mappatura come appropriazione? Si analizzano scritture che pongono questioni circa la memoria: non solo le modalità di narrazione mnestica intessute di storia, miti e immaginazione (Ricoeur 2006 ingl., Le Goff 1992 ingl.; Eckstein 2006; Misztal 2003) fondano tecnologie mediali e pongono interrogazioni riguardanti l’intermedial criticism, ma proprio l’assenza di ricordo e memoria può a sua volta richiedere un viaggio verso l’impercettibile che si fa visibile. Si cerca pertanto di capire/sentire se e come gli icono-testi liquidi di Quick-to-see Smith e le mappe deterritorializzate dipinte attraverso il linguaggio ekfrastico fondato sui nuclei della mappa, del mare, dello spostamento, dell’abitare il movimento di Brand producano crepe negli steccati imposti dalle differenti tecnologie dei generi e codici ( letterario e plastico; verbale e visuale; storico-politica e arte; etc.) e di/tra i generi sessuali.
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