Il saggio introduce sinteticamente il profilo di Gio Carlo Gavotti, collezionista portato all’attenzione della critica da Patrick Michel per i suoi rapporti con il cardinale Mazarino, esponente di una famiglia originaria di Savona che, percorrendo la via aperta dai principali nuclei della nobiltà ligure, stabilì solide relazioni con l’ambiente romano sviluppando fiorenti attività bancarie, partecipando ai riti della confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi e tessendo una fitta rete di corrispondenze con i Borghese, i Falconieri e i Barberini. In questa occasione espositiva, il personaggio, amico del cardinale Giulio Sacchetti e del patriarca d’Antiochia Jacopo Altoviti (mecenate di Guido Reni), è presentato non solo attraverso l’inventario della sua dimora di Savona (1682), redatto a pochi anni dalla scomparsa, ma anche dalla Fortuna di Guido proveniente dal lascito Castellano ai Musei Vaticani. Fra gli oltre centotrenta pezzi della collezione figurano i nomi di artisti bolognesi e romani del secondo Cinquecento e del primo Seicento, in piena coerenza con gli orientamenti di gusto del Gavotti evidenziati da Malvasia (1678) e da Baldinucci (1681-1688).

GIO CARLO GAVOTTI

Leonardi, Andrea
2004

Abstract

Il saggio introduce sinteticamente il profilo di Gio Carlo Gavotti, collezionista portato all’attenzione della critica da Patrick Michel per i suoi rapporti con il cardinale Mazarino, esponente di una famiglia originaria di Savona che, percorrendo la via aperta dai principali nuclei della nobiltà ligure, stabilì solide relazioni con l’ambiente romano sviluppando fiorenti attività bancarie, partecipando ai riti della confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi e tessendo una fitta rete di corrispondenze con i Borghese, i Falconieri e i Barberini. In questa occasione espositiva, il personaggio, amico del cardinale Giulio Sacchetti e del patriarca d’Antiochia Jacopo Altoviti (mecenate di Guido Reni), è presentato non solo attraverso l’inventario della sua dimora di Savona (1682), redatto a pochi anni dalla scomparsa, ma anche dalla Fortuna di Guido proveniente dal lascito Castellano ai Musei Vaticani. Fra gli oltre centotrenta pezzi della collezione figurano i nomi di artisti bolognesi e romani del secondo Cinquecento e del primo Seicento, in piena coerenza con gli orientamenti di gusto del Gavotti evidenziati da Malvasia (1678) e da Baldinucci (1681-1688).
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