Oggetto di esame è l’applicabilità dell’art. 13 del regolamento Dublino III ai migranti irregolari salvati in mare. A tal fine, esaminata la disposizione anche alla luce dell’interpretazione offertane dalla Corte di giustizia nei casi Jafari e A.S., si individuano le condizioni per la sua applicazione e cioè il carattere illegale dell’ingresso e la sua riconducibilità ad una iniziativa o ad una responsabilità individuale dello Stato territoriale che deve quindi farsene carico. Per verificare se tali presupposti sussistono rispetto ai migranti irregolari salvati in mare, vengono approfondite la disciplina internazionale dei salvataggi e l’applicazione extraterritoriale del refoulement, alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. Si perviene così ad accertare che, nei casi di salvataggi da parte di navi private in alto mare, ai migranti irregolari non si applica l’art. 13 mancandone entrambi i presupposti di applicazione, sia perché lo sbarco avviene in attuazione del solo obbligo internazionale di salvataggio posto dalle convenzioni SOLAS e SAR, sia perché quest’ultimo si configura come un obbligo collettivo e solidale. Sono svolte infine alcune considerazioni sulla conformità della conclusione raggiunta all’impianto generale del regolamento Dublino III e ai suoi obiettivi.

The paper is aimed at examining Art. 13 of the Dublin III Regulation applicability to irregular migrants rescued at sea. After having examined the provision and taking into due account the Court of Justice interpretation in the Jafari and A.S. cases, we come to identify the illegality of the entry and its traceability to an individual initiative or responsibility of a State as conditions for the applicability at hand. To check whether these conditions are met with respect to irregular migrants rescued at sea or not, the international regime of search-and-rescue and the extraterritorial applicability of refoulement, according to the jurisprudence of the European Court of Human Rights, are examined carefully. The outcome is that, in cases of rescues by private ships on the high seas, Art. 13 shall not be applied to irregular migrants exactly because it is lacking on application conditions. In fact, it has been stressed, on one hand, that the landing under examination takes place in implementation of international rescue obligations, and, on the other, that the landing State acts functionally for the fulfillment of a collective and solidarity obligation.

Inapplicabilità del regolamento Dublino III a talune fattispecie di migrazioni irregolari nel Mediterraneo

Gabriella Carella
2020

Abstract

The paper is aimed at examining Art. 13 of the Dublin III Regulation applicability to irregular migrants rescued at sea. After having examined the provision and taking into due account the Court of Justice interpretation in the Jafari and A.S. cases, we come to identify the illegality of the entry and its traceability to an individual initiative or responsibility of a State as conditions for the applicability at hand. To check whether these conditions are met with respect to irregular migrants rescued at sea or not, the international regime of search-and-rescue and the extraterritorial applicability of refoulement, according to the jurisprudence of the European Court of Human Rights, are examined carefully. The outcome is that, in cases of rescues by private ships on the high seas, Art. 13 shall not be applied to irregular migrants exactly because it is lacking on application conditions. In fact, it has been stressed, on one hand, that the landing under examination takes place in implementation of international rescue obligations, and, on the other, that the landing State acts functionally for the fulfillment of a collective and solidarity obligation.
Oggetto di esame è l’applicabilità dell’art. 13 del regolamento Dublino III ai migranti irregolari salvati in mare. A tal fine, esaminata la disposizione anche alla luce dell’interpretazione offertane dalla Corte di giustizia nei casi Jafari e A.S., si individuano le condizioni per la sua applicazione e cioè il carattere illegale dell’ingresso e la sua riconducibilità ad una iniziativa o ad una responsabilità individuale dello Stato territoriale che deve quindi farsene carico. Per verificare se tali presupposti sussistono rispetto ai migranti irregolari salvati in mare, vengono approfondite la disciplina internazionale dei salvataggi e l’applicazione extraterritoriale del refoulement, alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. Si perviene così ad accertare che, nei casi di salvataggi da parte di navi private in alto mare, ai migranti irregolari non si applica l’art. 13 mancandone entrambi i presupposti di applicazione, sia perché lo sbarco avviene in attuazione del solo obbligo internazionale di salvataggio posto dalle convenzioni SOLAS e SAR, sia perché quest’ultimo si configura come un obbligo collettivo e solidale. Sono svolte infine alcune considerazioni sulla conformità della conclusione raggiunta all’impianto generale del regolamento Dublino III e ai suoi obiettivi.
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