Questo volume ricostruisce, in una chiave per molti aspetti nuova, il panorama della scena italiana sullo sfondo della complessa transizione dal fascismo al dopoguerra. Ciò avviene attraverso l’analisi di tre carteggi inediti che il regista d’avanguardia Anton Giulio Bragaglia, il commediografo fondatore del qualunquismo Guglielmo Giannini, e l’attrice Tatiana Pavlova, tramite della regìa russa nel nostro paese, hanno intrattenuto con Lucio Ridenti, dal 1926 al 1968 direttore della più longeva e diffusa rivista italiana di teatro, «Il Dramma». Su questa traccia, sono ripercorsi sia gli spettacoli, sia le polemiche, sia gli eventi storici, con i passaggi legislativi e politici di quel tormentato delicato periodo di storia nazionale, la cui comprensione appare essenziale al fine di cogliere la struttura profonda della scena italiana novecentesca e il suo latente, ma acuto conflitto di culture, fra la resistenza di una peculiare grande tradizione teatrale, con radici nel Rinascimento, e una razionale normalizzazione in una chiave europea.

Tre carteggi con Lucio Ridenti. Anton Giulio Bragaglia, Guglielmo Giannini, Tatiana Pavlova

Franco Perrelli
2018

Abstract

Questo volume ricostruisce, in una chiave per molti aspetti nuova, il panorama della scena italiana sullo sfondo della complessa transizione dal fascismo al dopoguerra. Ciò avviene attraverso l’analisi di tre carteggi inediti che il regista d’avanguardia Anton Giulio Bragaglia, il commediografo fondatore del qualunquismo Guglielmo Giannini, e l’attrice Tatiana Pavlova, tramite della regìa russa nel nostro paese, hanno intrattenuto con Lucio Ridenti, dal 1926 al 1968 direttore della più longeva e diffusa rivista italiana di teatro, «Il Dramma». Su questa traccia, sono ripercorsi sia gli spettacoli, sia le polemiche, sia gli eventi storici, con i passaggi legislativi e politici di quel tormentato delicato periodo di storia nazionale, la cui comprensione appare essenziale al fine di cogliere la struttura profonda della scena italiana novecentesca e il suo latente, ma acuto conflitto di culture, fra la resistenza di una peculiare grande tradizione teatrale, con radici nel Rinascimento, e una razionale normalizzazione in una chiave europea.
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