Il presente lavoro si propone di illustrare le diverse rappresentazioni del criminale sostenute dalle più importanti teorie criminologiche, evidenziandone la contiguità con il contesto sociale e culturale di fondo. In particolare, si vuole porre in evidenza l’immagine del criminale suggerita da quella che Garland ha definito come “criminologia dell’altro”, espressione delle paure e delle insicurezze della società tardomoderna. Un criminale moralmente aberrante il cui statuto ontologico di persona appare degradato, così da giustificare un controllo sociale più severo, populisticamente orientato alla sua mera neutralizzazione.

The present paper aims to illustrate the differ- ent representation of the criminal supported by the most important criminological the- ories, highlighting their contiguity with the social and cultural context. In particular, we want to highlight the image of the criminal suggested by what Garland has defined as “criminology of the other”, expression of the late-modern society fears and insecurities. A morally aberrant criminal whose person’s on- tological status is degraded, so as to justify a more severe populist social control, oriented to mere neutralization.

La criminologia dell'altro e la rappresentazione del criminale nella tarda modernità

Massaro
2019

Abstract

The present paper aims to illustrate the differ- ent representation of the criminal supported by the most important criminological the- ories, highlighting their contiguity with the social and cultural context. In particular, we want to highlight the image of the criminal suggested by what Garland has defined as “criminology of the other”, expression of the late-modern society fears and insecurities. A morally aberrant criminal whose person’s on- tological status is degraded, so as to justify a more severe populist social control, oriented to mere neutralization.
9788894281064
Il presente lavoro si propone di illustrare le diverse rappresentazioni del criminale sostenute dalle più importanti teorie criminologiche, evidenziandone la contiguità con il contesto sociale e culturale di fondo. In particolare, si vuole porre in evidenza l’immagine del criminale suggerita da quella che Garland ha definito come “criminologia dell’altro”, espressione delle paure e delle insicurezze della società tardomoderna. Un criminale moralmente aberrante il cui statuto ontologico di persona appare degradato, così da giustificare un controllo sociale più severo, populisticamente orientato alla sua mera neutralizzazione.
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