Introduzione. Si presenta il caso di un operaio cernitore manuale all’aperto di rottami di diversi metalli, di 54 anni, con esposizione a rischio di movimentazione manuale di carichi, rumore, polveri minerali e clima avverso. Già forte fumatore, obeso e iperteso, nel 2008 fu colpito da infarto acuto del miocardio (IMA) trattato con Angioplastica Coronarica Percutanea Transluminale (PTCA) e terapia farmacologica. Da allora è dimagrito e ha smesso di fumare. Alla ripresa del lavoro, il lavoratore fu sottoposto a visita medica (1) da parte del medico competente (MC), che emise un giudizio di idoneità (GI) con limitazione alla movimentazione manuale dei carichi (LMMC) < 10 kg. Nel Giugno 2018 il lavoratore ha subito un nuovo IMA anteriore a evoluzione aneurismatica trattato con rivascolarizzazione coronarica. Alla ripresa del lavoro l’emissione del GI è risultata complessa. Obiettivo. Si vuole pertanto descrivere come è stato possibile emettere il nuovo GI per questo lavoratore. Metodi. Il MC ha effettuato un sopralluogo, insieme ai soggetti previsti dalla Legge, per controllare le condizioni in cui si svolgeva la mansione specifica del lavoratore, ha verificato la documentazione cardiologica recente e raccolto le anamnesi personale, patologica e lavorativa recenti (1). Risultati. La mansione si svolgeva prevalentemente all’aperto con qualunque condizione atmosferica e prevedeva impegno fisico moderato, considerata la LMMC < 10 kg precedentemente prescritta. Il lavoratore aveva solo la licenza elementare e non fumava da circa 10 anni. Dalla documentazione cardiologica è emerso l’ultima Frazione di Eiezione Ventricolare (FEv) (2) disponibile che era del 35%, la frequenza cardiaca a riposo (FCr) era di 88 bpm.Il lavoratore accusava dispnea già dopo la salita di due rampe di scale nonostante la terapia farmacologica e non aveva effettuato la riabilitazione cardio-respiratoria prescritta alla dimissione. Il MC lo informava sulla necessità di seguire tutte le prescrizioni degli specialisti cardiologi, compresa la riabilitazione fisica, ed emetteva giudizio di non idoneità per 3 mesi. Dopo tale periodo, durante il quale il lavoratore aveva effettuato riabilitazione cardiopolmonare, la dispnea da sforzo lieve-medio era sparita, la FEv aumentata al 45% e la FCr era scesa a 74 bpm. È stato quindi emesso un GI con limitazione alla MMC < 10kg e all’esposizione a condizioni climatiche estreme, con pause di ristoro di 5 minuti/ora, e prescrizione di periodicità trimestrale per la sorveglianza sanitaria, che prevedeva anche controlli cardiologici specialistici. Conclusioni. La cardiopatia pluri-infartuale determina evidenti difficoltà per l’emissione di un GI a mansioni di manovalanza. Questo caso ha inoltre confermato la ridotta percezione che alcuni lavoratori hanno delle loro reali condizioni di salute (3), tanto da ignorare talvolta alcune prescrizioni specialistiche, ritenute “inutili” e “fastidiose”. Il MC tutelando la salute e la sicurezza del lavoratore, anche con giudizi apparentemente troppo restrittivi e con una chiara informazione sulla necessità di seguire tutte le terapie previste dai colleghi cardiologi, tutela anche il suo posto di lavoro, cosa non trascurabile in un soggetto di 54 anni con bassa scolarità e quindi difficilmente ricollocabile. Le limitazioni e le prescrizioni del GI sono state confermate dal servizio pubblico di Medicina del Lavoro cui il datore di lavoro ha successivamente inviato il lavoratore (ex art.5 del D.L 300/1970).

IL GIUDIZIO DI IDONEITÀ DI UN LAVORATORE AD ALTO RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Antonella Basso
;
Antonella Pipoli
;
Nicola Mariano Manghisi
;
Luigi Di Lorenzo
2019

Abstract

Introduzione. Si presenta il caso di un operaio cernitore manuale all’aperto di rottami di diversi metalli, di 54 anni, con esposizione a rischio di movimentazione manuale di carichi, rumore, polveri minerali e clima avverso. Già forte fumatore, obeso e iperteso, nel 2008 fu colpito da infarto acuto del miocardio (IMA) trattato con Angioplastica Coronarica Percutanea Transluminale (PTCA) e terapia farmacologica. Da allora è dimagrito e ha smesso di fumare. Alla ripresa del lavoro, il lavoratore fu sottoposto a visita medica (1) da parte del medico competente (MC), che emise un giudizio di idoneità (GI) con limitazione alla movimentazione manuale dei carichi (LMMC) < 10 kg. Nel Giugno 2018 il lavoratore ha subito un nuovo IMA anteriore a evoluzione aneurismatica trattato con rivascolarizzazione coronarica. Alla ripresa del lavoro l’emissione del GI è risultata complessa. Obiettivo. Si vuole pertanto descrivere come è stato possibile emettere il nuovo GI per questo lavoratore. Metodi. Il MC ha effettuato un sopralluogo, insieme ai soggetti previsti dalla Legge, per controllare le condizioni in cui si svolgeva la mansione specifica del lavoratore, ha verificato la documentazione cardiologica recente e raccolto le anamnesi personale, patologica e lavorativa recenti (1). Risultati. La mansione si svolgeva prevalentemente all’aperto con qualunque condizione atmosferica e prevedeva impegno fisico moderato, considerata la LMMC < 10 kg precedentemente prescritta. Il lavoratore aveva solo la licenza elementare e non fumava da circa 10 anni. Dalla documentazione cardiologica è emerso l’ultima Frazione di Eiezione Ventricolare (FEv) (2) disponibile che era del 35%, la frequenza cardiaca a riposo (FCr) era di 88 bpm.Il lavoratore accusava dispnea già dopo la salita di due rampe di scale nonostante la terapia farmacologica e non aveva effettuato la riabilitazione cardio-respiratoria prescritta alla dimissione. Il MC lo informava sulla necessità di seguire tutte le prescrizioni degli specialisti cardiologi, compresa la riabilitazione fisica, ed emetteva giudizio di non idoneità per 3 mesi. Dopo tale periodo, durante il quale il lavoratore aveva effettuato riabilitazione cardiopolmonare, la dispnea da sforzo lieve-medio era sparita, la FEv aumentata al 45% e la FCr era scesa a 74 bpm. È stato quindi emesso un GI con limitazione alla MMC < 10kg e all’esposizione a condizioni climatiche estreme, con pause di ristoro di 5 minuti/ora, e prescrizione di periodicità trimestrale per la sorveglianza sanitaria, che prevedeva anche controlli cardiologici specialistici. Conclusioni. La cardiopatia pluri-infartuale determina evidenti difficoltà per l’emissione di un GI a mansioni di manovalanza. Questo caso ha inoltre confermato la ridotta percezione che alcuni lavoratori hanno delle loro reali condizioni di salute (3), tanto da ignorare talvolta alcune prescrizioni specialistiche, ritenute “inutili” e “fastidiose”. Il MC tutelando la salute e la sicurezza del lavoratore, anche con giudizi apparentemente troppo restrittivi e con una chiara informazione sulla necessità di seguire tutte le terapie previste dai colleghi cardiologi, tutela anche il suo posto di lavoro, cosa non trascurabile in un soggetto di 54 anni con bassa scolarità e quindi difficilmente ricollocabile. Le limitazioni e le prescrizioni del GI sono state confermate dal servizio pubblico di Medicina del Lavoro cui il datore di lavoro ha successivamente inviato il lavoratore (ex art.5 del D.L 300/1970).
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