Introduzione: La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia infiammatoria autoimmune demielinizzante del Sistema Nervoso Centrale, che determina deficit primariamente motori, ma col tempo anche cognitivo-comportamcntali. Ha un picco di incidenza intorno ai 30 anni, interessando quindi prevalentemente soggetti in piena età lavorativa, con un rapporto femmine(F)/maschi(M) = 2-3/1. La forma clinica più frequente ha decorso relapsing-remitting (SM-RR) e prognosi relativamente favorevole a lungo termine. Nonostante questo, i pazienti tendono ad abbandonare precocemente il lavoro con ricadute negative sulle loro condizioni psico-fisiche e sulla loro possibilità di carriera e di guadagno. Obiettivo: Valutare le relazioni fra SM e attività lavorativa in pazienti dei due generi. Materiali e metodi: A partire dal maggio 2018 sono stati arruolati i pazienti ambulatoriali, di entrambi i generi, con SM-RR afferenti al Centro SM dell’Unità Operativa di Neurofìsiopatologia del Policlinico di Bari. Sono state raccolte informazioni relative all’anamnesi lavorativa, clinica e farmacologica, alla disabilità neurologica, valutata tramite la scala Expanded Disability Status Scale (EDSS), proporzionale alla disabilità, alle condizioni cognitive, misurate con i test Symbol Digit Modalities Test (SDMT) per l’attenzione, California Verbal Leaming Test II (CVLT-II) per la memoria verbale e Brief Visuospatial Memory Test - Revised (BVMT-R) per la memoria visuo-spaziale. Sono stati inoltre somministrati questionari per valutare la presenza di fatica tipica della SM Modified Fatigue Impact Scale (MFIS) e di sintomi depressivi Beck Depression Inventory i| (BDI-II). Il confronto tra gruppi è stato effettuato con il test Chi¬quadro per le variabili categoriche e con il test Mann-Whitney per quelle continue. L’associazione tra status di lavoratore e parametri demografici, clinici e cognitivi è stata studiata con modelli di regressione logistica univariati. Solo le variabili risultate significativamente associate con lo status di lavoratore in univariato, sono state poi incluse in un modello di regressione logistica multivariato. Risultati: Sono stati arruolati, previo consenso informato, 135 pazienti con SM-RR, 99 F (73%) e 36 M (27%) (media dell età attuale in anni F 41,1±10,3, M 44,5±11,0, z = -1,5, n.s.). Le medie di età d’esordio della malattia, durata della stessa e tempo dall’inizio della terapia sono risultate simili nei due generi. Attualmente le 56 lavoratrici (FL) hanno presentato rispetto alle 43 non lavoratrici (FNL) medie più elevate di anni di scolarità (FL 13,5±3,5, FNL 11,1 ±3,2, p<0,0001) e dei punteggi di CVLT II (FL 49,6±11,2, FNL 44,6±10,5, p<0,05) e di SDMT (FL 46,9±9,1, FNL 39,8±14,5, p<0,01) e una media più bassa di EDSS (FL 2,2±1,2, FNL 2,9±1,4, p<0,01). Attualmente i 25 lavoratori (ML) hanno presentato rispetto agli 11 non lavoratori (MNL) una media più elevata di anni di scolarità (ML 13,4 ±3,2, MNL 10,5±2,6, p<0,05) e nettamente più bassa di EDSS (ML 2,5±1,3, MNL 4,6±1,2, p<0,001). Tra i pazienti che hanno abbandonato precocemente il lavoro (8/49 F e 8/27 M, chi- quadro—0,2, n.s.). L’EDSS medio dei maschi è superiore a 4, valore corrispondente alla perdita della deambulazione autonoma, mentre quello delle femmine è 2,2. Inoltre, dall’analisi univariata è emerso che solo nei maschi, minore è il punteggio della MFIS, maggiore è la probabilità di continuare a lavorare dopo la prima diagnosi e che svolgere una mansione manuale o a scarsa specializzazione predispone all’abbandono precoce del lavoro (dati non presentati in dettaglio). Per entrambi i generi turnismo, pendolarismo e sedentarismo sembrano non influenzare l’abbandono del lavoro. L’analisi multivariata ha evidenziato che, su tutti i 135 soggetti insieme considerati, gli anni di scolarità favoriscono l’attuale probabilità di lavorare (OR 1,193; 95% IC 1,043-1,365). Lo stesso risultato è stato ottenuto per i due gruppi di genere (dati non presentati nel dettaglio). Discussione: I due gruppi esaminati sono risultati piuttosto omogenei per caratteristiche anagrafiche e cliniche. Queste sono in linea con quelle descritte nella letteratura internazionale. Pertanto, nonostante la relativamente bassa numerosità campionaria, questi risultati iniziali meritano qualche commento. Si conferma che la prognosi della SM è più sfavorevole nei maschi. Nonostante ciò, essi abbandonano il lavoro solo quando la malattia determina difficoltà di deambulazione. Le femmine invece lasciano il lavoro a uno stadio non invalidante della malattia a prescindere dal tipo di mansione svolta, non solo e non tanto per la gravità della patologia, ma piuttosto per altre valutazioni anche di tipo socio-economico. A tal proposito, i neurologi e i medici del lavoro devono supportare anche psicologicamente le lavoratrici con SM al fine di evitare loro ulteriori discriminazioni occupazionali, anche apparentemente autodeterminate, non motivate da effettive esigenze di salute e sicurezza. L’EDSS si conferma un utile strumento, oggettivo e standardizzato, di valutazione delle condizioni neuromotorie dei lavoratori con SM, che i medici del lavoro devono considerare nell’emissione del giudizio di idoneità alla mansione specifica. L’elevata scolarità favorisce una più lunga permanenza al lavoro di questi soggetti. Pur considerando che la cultura di livello più elevato riduce il rischio di sviluppare precocemente deficit cognitivi e permette di svolgere mansioni meno impegnative fisicamente e con maggiore flessibilità, solo il prosieguo dello studio su una casistica più numerosa permetterà di valutare accuratamente l’eventuale effetto lavoratore sano.

Sclerosi Multipla e Lavoro: dati preliminari

Di Lorenzo L.
;
Iaffaldano P.
;
Pipoli A.
;
Viterbo R. G.
;
Orlando B.
;
Trojano M
2019

Abstract

Introduzione: La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia infiammatoria autoimmune demielinizzante del Sistema Nervoso Centrale, che determina deficit primariamente motori, ma col tempo anche cognitivo-comportamcntali. Ha un picco di incidenza intorno ai 30 anni, interessando quindi prevalentemente soggetti in piena età lavorativa, con un rapporto femmine(F)/maschi(M) = 2-3/1. La forma clinica più frequente ha decorso relapsing-remitting (SM-RR) e prognosi relativamente favorevole a lungo termine. Nonostante questo, i pazienti tendono ad abbandonare precocemente il lavoro con ricadute negative sulle loro condizioni psico-fisiche e sulla loro possibilità di carriera e di guadagno. Obiettivo: Valutare le relazioni fra SM e attività lavorativa in pazienti dei due generi. Materiali e metodi: A partire dal maggio 2018 sono stati arruolati i pazienti ambulatoriali, di entrambi i generi, con SM-RR afferenti al Centro SM dell’Unità Operativa di Neurofìsiopatologia del Policlinico di Bari. Sono state raccolte informazioni relative all’anamnesi lavorativa, clinica e farmacologica, alla disabilità neurologica, valutata tramite la scala Expanded Disability Status Scale (EDSS), proporzionale alla disabilità, alle condizioni cognitive, misurate con i test Symbol Digit Modalities Test (SDMT) per l’attenzione, California Verbal Leaming Test II (CVLT-II) per la memoria verbale e Brief Visuospatial Memory Test - Revised (BVMT-R) per la memoria visuo-spaziale. Sono stati inoltre somministrati questionari per valutare la presenza di fatica tipica della SM Modified Fatigue Impact Scale (MFIS) e di sintomi depressivi Beck Depression Inventory i| (BDI-II). Il confronto tra gruppi è stato effettuato con il test Chi¬quadro per le variabili categoriche e con il test Mann-Whitney per quelle continue. L’associazione tra status di lavoratore e parametri demografici, clinici e cognitivi è stata studiata con modelli di regressione logistica univariati. Solo le variabili risultate significativamente associate con lo status di lavoratore in univariato, sono state poi incluse in un modello di regressione logistica multivariato. Risultati: Sono stati arruolati, previo consenso informato, 135 pazienti con SM-RR, 99 F (73%) e 36 M (27%) (media dell età attuale in anni F 41,1±10,3, M 44,5±11,0, z = -1,5, n.s.). Le medie di età d’esordio della malattia, durata della stessa e tempo dall’inizio della terapia sono risultate simili nei due generi. Attualmente le 56 lavoratrici (FL) hanno presentato rispetto alle 43 non lavoratrici (FNL) medie più elevate di anni di scolarità (FL 13,5±3,5, FNL 11,1 ±3,2, p<0,0001) e dei punteggi di CVLT II (FL 49,6±11,2, FNL 44,6±10,5, p<0,05) e di SDMT (FL 46,9±9,1, FNL 39,8±14,5, p<0,01) e una media più bassa di EDSS (FL 2,2±1,2, FNL 2,9±1,4, p<0,01). Attualmente i 25 lavoratori (ML) hanno presentato rispetto agli 11 non lavoratori (MNL) una media più elevata di anni di scolarità (ML 13,4 ±3,2, MNL 10,5±2,6, p<0,05) e nettamente più bassa di EDSS (ML 2,5±1,3, MNL 4,6±1,2, p<0,001). Tra i pazienti che hanno abbandonato precocemente il lavoro (8/49 F e 8/27 M, chi- quadro—0,2, n.s.). L’EDSS medio dei maschi è superiore a 4, valore corrispondente alla perdita della deambulazione autonoma, mentre quello delle femmine è 2,2. Inoltre, dall’analisi univariata è emerso che solo nei maschi, minore è il punteggio della MFIS, maggiore è la probabilità di continuare a lavorare dopo la prima diagnosi e che svolgere una mansione manuale o a scarsa specializzazione predispone all’abbandono precoce del lavoro (dati non presentati in dettaglio). Per entrambi i generi turnismo, pendolarismo e sedentarismo sembrano non influenzare l’abbandono del lavoro. L’analisi multivariata ha evidenziato che, su tutti i 135 soggetti insieme considerati, gli anni di scolarità favoriscono l’attuale probabilità di lavorare (OR 1,193; 95% IC 1,043-1,365). Lo stesso risultato è stato ottenuto per i due gruppi di genere (dati non presentati nel dettaglio). Discussione: I due gruppi esaminati sono risultati piuttosto omogenei per caratteristiche anagrafiche e cliniche. Queste sono in linea con quelle descritte nella letteratura internazionale. Pertanto, nonostante la relativamente bassa numerosità campionaria, questi risultati iniziali meritano qualche commento. Si conferma che la prognosi della SM è più sfavorevole nei maschi. Nonostante ciò, essi abbandonano il lavoro solo quando la malattia determina difficoltà di deambulazione. Le femmine invece lasciano il lavoro a uno stadio non invalidante della malattia a prescindere dal tipo di mansione svolta, non solo e non tanto per la gravità della patologia, ma piuttosto per altre valutazioni anche di tipo socio-economico. A tal proposito, i neurologi e i medici del lavoro devono supportare anche psicologicamente le lavoratrici con SM al fine di evitare loro ulteriori discriminazioni occupazionali, anche apparentemente autodeterminate, non motivate da effettive esigenze di salute e sicurezza. L’EDSS si conferma un utile strumento, oggettivo e standardizzato, di valutazione delle condizioni neuromotorie dei lavoratori con SM, che i medici del lavoro devono considerare nell’emissione del giudizio di idoneità alla mansione specifica. L’elevata scolarità favorisce una più lunga permanenza al lavoro di questi soggetti. Pur considerando che la cultura di livello più elevato riduce il rischio di sviluppare precocemente deficit cognitivi e permette di svolgere mansioni meno impegnative fisicamente e con maggiore flessibilità, solo il prosieguo dello studio su una casistica più numerosa permetterà di valutare accuratamente l’eventuale effetto lavoratore sano.
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