Le indagini condotte nella Apulia et Calabria (coincidente pressappoco con l’attuale Puglia) permettono di disegnare un articolato quadro storico, insediativo e socio-economico per l’età romana: tuttavia manca uno studio complessivo e contestuale sia sugli impianti produttivi, in primis ceramici, sia sui connessi processi di manifattura, commercio, consumo. Si presentano dunque i risultati preliminari della ricerca appena avviata che intende censire gli spazi deputati alle produzioni fittile e laterizia nel territorio in esame tra il III sec. a.C. e il III sec. d.C. Sono stati considerati indicatori utili sia installazioni fisse (fornaci, vasche e vani di lavorazione, spazi di stoccaggio, pozzi) sia reperti mobili (residui e scarti di lavorazione, attrezzi, utensili). La raccolta dei dati archeologici, sostenuta dalla bibliografia disponibile e integrata dalle fonti epigrafiche e letterarie note, ha consentito di individuare numerosi contesti: 36 attivi tra IV e II sec. a.C., 43 tra II e I sec. a.C. (18 dei quali funzionanti ancora nella prima età imperiale), 14 tra I e IV sec. d.C. (uno solo usato fino al VI secolo), 16 genericamente ascrivibili a età romana. Tralasciando il quadro ricostruibile per il periodo della ‘romanizzazione’, che necessita di ulteriori approfondimenti in relazione ai processi di continuità/discontinuità e nell’ottica delle modalità insediative, produttive ed economiche, in questa sede l’attenzione si concentra sul periodo compreso fra la municipalizzazione e la provincializzazione della regione apulo-calabra (inizi I sec. a.C.-fine III sec. d.C.). La schedatura considera sia specifici studi pregressi (p. es., la disamina tipologica delle fornaci e l’approccio etnografico alla produzione ceramica) sia consolidati approcci metodologici che propongono così una analisi ‘globale’ dell’artigianato di età romana in un orizzonte di respiro mediterraneo, dalla disamina della cultura materiale alle dinamiche di circolazione delle merci.

The archaeological investigations conducted in Apulia et Calabria provide a picture of the settlement and socio-economic history of the region for the Roman period: however there has been no contextual study of either the production installations, primarily for pottery, or on the related processes of manufacture, trade and consumption. So we present the preliminary results of the research just begun that aims to identify the spaces designated for pottery and tile production in the named territory between the 3rd century BC and the 3rd century AD. Useful indicators were both fixed installations (kilns, etc.) and portable artefacts (tools, waste products). The data collected allow us to identify numerous contexts: 36 active between the end of the 4th and the 2nd century BC, 43 between the 2nd and the 1st century BC (18 of which were still functioning in the early Imperial age), 14 between the 1st and the beginning of the 4th century AD (one only continuing until the 6th century), 16 generically attributable to the Roman period. This study does not include the early phase of Romanisation, with attendant issues concerning continuity and discontinuity, but spans the period from the bellum sociale to the beginning of the 4th century AD. The catalogue takes into account both specific previous studies and consolidated methodological approaches which propose a ‘global’ analysis of Roman craftsmanship in an overall Mediterranean view, from the examination of material culture to the dynamics of the circulation of goods.

Manifatture fittili nella Apulia et Calabria

Fioriello, Custode Silvio
;
Mangiatordi, Anna
2020

Abstract

The archaeological investigations conducted in Apulia et Calabria provide a picture of the settlement and socio-economic history of the region for the Roman period: however there has been no contextual study of either the production installations, primarily for pottery, or on the related processes of manufacture, trade and consumption. So we present the preliminary results of the research just begun that aims to identify the spaces designated for pottery and tile production in the named territory between the 3rd century BC and the 3rd century AD. Useful indicators were both fixed installations (kilns, etc.) and portable artefacts (tools, waste products). The data collected allow us to identify numerous contexts: 36 active between the end of the 4th and the 2nd century BC, 43 between the 2nd and the 1st century BC (18 of which were still functioning in the early Imperial age), 14 between the 1st and the beginning of the 4th century AD (one only continuing until the 6th century), 16 generically attributable to the Roman period. This study does not include the early phase of Romanisation, with attendant issues concerning continuity and discontinuity, but spans the period from the bellum sociale to the beginning of the 4th century AD. The catalogue takes into account both specific previous studies and consolidated methodological approaches which propose a ‘global’ analysis of Roman craftsmanship in an overall Mediterranean view, from the examination of material culture to the dynamics of the circulation of goods.
Le indagini condotte nella Apulia et Calabria (coincidente pressappoco con l’attuale Puglia) permettono di disegnare un articolato quadro storico, insediativo e socio-economico per l’età romana: tuttavia manca uno studio complessivo e contestuale sia sugli impianti produttivi, in primis ceramici, sia sui connessi processi di manifattura, commercio, consumo. Si presentano dunque i risultati preliminari della ricerca appena avviata che intende censire gli spazi deputati alle produzioni fittile e laterizia nel territorio in esame tra il III sec. a.C. e il III sec. d.C. Sono stati considerati indicatori utili sia installazioni fisse (fornaci, vasche e vani di lavorazione, spazi di stoccaggio, pozzi) sia reperti mobili (residui e scarti di lavorazione, attrezzi, utensili). La raccolta dei dati archeologici, sostenuta dalla bibliografia disponibile e integrata dalle fonti epigrafiche e letterarie note, ha consentito di individuare numerosi contesti: 36 attivi tra IV e II sec. a.C., 43 tra II e I sec. a.C. (18 dei quali funzionanti ancora nella prima età imperiale), 14 tra I e IV sec. d.C. (uno solo usato fino al VI secolo), 16 genericamente ascrivibili a età romana. Tralasciando il quadro ricostruibile per il periodo della ‘romanizzazione’, che necessita di ulteriori approfondimenti in relazione ai processi di continuità/discontinuità e nell’ottica delle modalità insediative, produttive ed economiche, in questa sede l’attenzione si concentra sul periodo compreso fra la municipalizzazione e la provincializzazione della regione apulo-calabra (inizi I sec. a.C.-fine III sec. d.C.). La schedatura considera sia specifici studi pregressi (p. es., la disamina tipologica delle fornaci e l’approccio etnografico alla produzione ceramica) sia consolidati approcci metodologici che propongono così una analisi ‘globale’ dell’artigianato di età romana in un orizzonte di respiro mediterraneo, dalla disamina della cultura materiale alle dinamiche di circolazione delle merci.
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