Fondata da Rosalind Krauss e Annette Michelson nel 1976, la rivista «October» si pone immediatamente sulla scena internazionale come singolare spazio di discussione sul presente dell’arte e della critica, oggetto di analisi e di dense riflessioni che muovono dall’esigenza di ripensare in maniera radicale il sistema dell’arte e le sue egemonie. Fin dal titolo, un’esplicita citazione del film dedicato da Eisenstein alla rivoluzione sovietica, la rivista statunitense afferma infatti la propria natura militante, rivendicando la possibilità per la critica, e per l’arte insieme, di essere vettore di trasformazione delle strutture sociali e di pensiero attraverso l’azione politica della produzione culturale. Un processo di cui il volume, grazie ad un continuo confronto con le diverse voci che animano il dibattito sulle due sponde dell’oceano, ricostruisce i luoghi privilegiati – l’analisi mediale, la centralità della fotografia, la rilettura dell’avanguardia europea in termini antiformalistici – dando conto degli esiti eterogenei e plurimi della condotta critica della rivista, dal periodo eroico della fondazione agli anni più recenti, in cui si nota un’istituzionalizzazione delle proposte che culmina nella pubblicazione di Art since 1900, il monumentale manuale di storia dell’arte firmato da alcuni tra i teorici più attivi sulle pagine di «October». Ad emergere con chiarezza da questo ampio lavoro di ricostruzione e di interpretazione è un quadro teorico denso ed estremamente articolato che conferma il ruolo cruciale delle riviste nell'elaborazione del contemporaneo discorso sull'arte e sulla critica.

«October». Una Rivista militante

Maria Giovanna Mancini
2014

Abstract

Fondata da Rosalind Krauss e Annette Michelson nel 1976, la rivista «October» si pone immediatamente sulla scena internazionale come singolare spazio di discussione sul presente dell’arte e della critica, oggetto di analisi e di dense riflessioni che muovono dall’esigenza di ripensare in maniera radicale il sistema dell’arte e le sue egemonie. Fin dal titolo, un’esplicita citazione del film dedicato da Eisenstein alla rivoluzione sovietica, la rivista statunitense afferma infatti la propria natura militante, rivendicando la possibilità per la critica, e per l’arte insieme, di essere vettore di trasformazione delle strutture sociali e di pensiero attraverso l’azione politica della produzione culturale. Un processo di cui il volume, grazie ad un continuo confronto con le diverse voci che animano il dibattito sulle due sponde dell’oceano, ricostruisce i luoghi privilegiati – l’analisi mediale, la centralità della fotografia, la rilettura dell’avanguardia europea in termini antiformalistici – dando conto degli esiti eterogenei e plurimi della condotta critica della rivista, dal periodo eroico della fondazione agli anni più recenti, in cui si nota un’istituzionalizzazione delle proposte che culmina nella pubblicazione di Art since 1900, il monumentale manuale di storia dell’arte firmato da alcuni tra i teorici più attivi sulle pagine di «October». Ad emergere con chiarezza da questo ampio lavoro di ricostruzione e di interpretazione è un quadro teorico denso ed estremamente articolato che conferma il ruolo cruciale delle riviste nell'elaborazione del contemporaneo discorso sull'arte e sulla critica.
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